Processo Nebrodi 2, 325 anni di carcere: 45 condanne per le truffe sui fondi agricoli

Processo Nebrodi 2, 325 anni di carcere: 45 condanne per le truffe sui fondi agricoli

Sono complessivamente 325 gli anni di carcere inflitti a 45 dei 54 imputati nel processo “Nebrodi 2”, celebrato davanti al Tribunale di Patti. Una sentenza che riporta al centro dell’attenzione il sistema delle truffe sui fondi europei destinati all’agricoltura e il ruolo della criminalità organizzata nel controllo delle attività e dei terreni dei Nebrodi.

Il procedimento nasce dall’operazione del 6 febbraio 2024, quando centinaia di uomini di Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Carabinieri furono impegnati in una vasta attività di contrasto sul territorio. Al centro delle indagini un sistema che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe consentito di appropriarsi illecitamente di ingenti risorse pubbliche destinate al comparto agricolo, attraverso un meccanismo che avrebbe danneggiato soprattutto gli imprenditori onesti.

La vicenda si inserisce nel solco tracciato dalla prima inchiesta “Nebrodi”, che aveva fatto emergere un sistema di frodi legato ai fondi europei e portato alla celebrazione del primo Maxiprocesso Nebrodi, conclusosi con la condanna definitiva in Cassazione di 50 imputati.

Il Protocollo Antoci e la stretta sui fondi agricoli

Al centro della vicenda c’è anche il Protocollo sui fondi agricoli promosso da Giuseppe Antoci durante la sua presidenza del Parco dei Nebrodi, insieme alla Prefettura di Messina. Il sistema introdusse controlli più stringenti nell’assegnazione dei terreni e nell’accesso ai finanziamenti pubblici, con l’obiettivo di impedire infiltrazioni della criminalità organizzata.

Le misure adottate sui Nebrodi hanno successivamente contribuito alla definizione di una normativa nazionale, recepita nel Codice antimafia. Proprio per la sua attività Antoci era finito nel mirino della mafia: nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2016 fu vittima di un attentato dal quale riuscì a salvarsi grazie all’auto blindata e all’intervento degli uomini della scorta della Polizia di Stato, che ingaggiarono un conflitto a fuoco con gli attentatori.

Nell’ordinanza relativa all’operazione “Nebrodi”, il giudice aveva collegato l’attentato agli interessi economici che sarebbero stati messi in discussione dall’azione di contrasto alle frodi sui fondi agricoli, sottolineando come Antoci si fosse posto in contrasto con interessi milionari riconducibili alla mafia.

Antoci: “Ha vinto lo Stato”

Dopo la sentenza di Nebrodi 2, Antoci ha espresso soddisfazione per l’esito del processo, ringraziando magistratura e forze dell’ordine per il lavoro svolto.

“Siamo tutti riconoscenti alla DDA di Messina, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alla Polizia di Stato”, ha dichiarato. Secondo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, la sentenza del Tribunale di Patti avrebbe confermato il quadro emerso negli anni di indagini e processi.

Antoci ha ricordato anche il prezzo personale pagato dopo l’attentato: “Hanno costretto me e la mia famiglia a vivere una vita blindata con una casa presidiata dall’Esercito. Sono stati anni di dolore, paure e preoccupazioni”.

Il messaggio conclusivo è rivolto allo Stato e agli agricoltori che, secondo Antoci, hanno subito per anni le conseguenze del sistema criminale: “Abbiamo resistito con la schiena dritta anche quando volevano spezzarcela. Abbiamo fatto tanta strada con dignità ed è grazie a quest’ultima che continuiamo a vincere. Tutti, ma per primo ha vinto lo Stato. Lo Stato vince sempre”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *