Premio Dusmet 2026, Nikestea 5.0 vince la seconda edizione. L’innovazione sociale mette al centro la persona

A Expomedicina la cerimonia conclusiva del Premio promosso dalla Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet. Menzioni speciali per le sei traiettorie dell’innovazione sociale, riconoscimenti fuori concorso e un tributo alle comunità di pratica. Dom Vittorio Rizzone: «Le tecnologie devono rimanere strumenti al servizio dell’uomo, senza mai sostituirne il giudizio e la responsabilità».

È Nikestea 5.0, il progetto dei founder Diego Bonvicini e Antonella Nieddu, provenienti da Lucca, il vincitore assoluto della seconda edizione del Premio Dusmet, promosso dalla Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet e celebrato oggi nell’ambito della giornata conclusiva di Expomedicina, nella Sala Ulisse.

Il riconoscimento conclude un’edizione che conferma il successo dell’iniziativa, testimoniato soprattutto dalla provenienza geografica e dalla varietà delle esperienze rappresentate nelle candidature ammesse alla valutazione. Progetti imprenditoriali, iniziative di ricerca, soluzioni tecnologiche, esperienze sanitarie e modelli di innovazione sociale hanno dato vita a un confronto tra competenze, territori e approcci differenti, accomunati dall’obiettivo di migliorare concretamente la vita delle persone.

Il Premio consolida così la propria identità: non una semplice competizione tra progetti innovativi, ma uno strumento per riconoscere e mettere in relazione esperienze nelle quali la ricerca, la tecnologia e l’organizzazione dei servizi diventano leve di inclusione, partecipazione e sviluppo delle comunità.

«Il Premio Dusmet conferma che l’innovazione ha valore quando migliora la vita delle persone, soprattutto delle più fragili. Le tecnologie, anche le più avanzate, devono rimanere strumenti al servizio dell’uomo, senza mai sostituirne il giudizio e la responsabilità. È questo il senso dell’algoretica e dell’impegno della nostra Fondazione: promuovere un progresso che non lasci indietro nessuno», afferma Dom Vittorio Rizzone.

Nikestea 5.0 è il vincitore assoluto

Il riconoscimento principale è stato assegnato a Nikestea 5.0, progetto presentato da Diego Bonvicini e Antonella Nieddu, founder provenienti da Lucca.

La scelta di un progetto proveniente da fuori Sicilia testimonia anche la capacità del Premio Dusmet di attrarre candidature da territori diversi e di proporsi come luogo di confronto nazionale sui temi dell’innovazione sociale e delle scienze della vita.

Accanto al vincitore assoluto, la Fondazione ha voluto valorizzare progetti che si sono distinti nelle singole traiettorie previste dal bando, riconoscendo le diverse dimensioni attraverso le quali l’innovazione può produrre valore per le persone e per la collettività.

Le menzioni speciali nelle traiettorie dell’innovazione sociale

Per la traiettoria Impatto sociale sulla vita delle persone e dei territori, la menzione speciale è stata assegnata a Taiù – Agenda inclusiva digitale, progetto di Doris Di Nicola.

Nella traiettoria Innovazione nel metodo, il riconoscimento è stato attribuito ex aequo a ALMA – Single Point of Access, presentato da Mihaela Pistimia Vieriu, e a Selfmotion, del founder Davide La Guardia.

Per la traiettoria Uso etico e responsabile dell’intelligenza artificiale, la menzione speciale è andata a MedicinApp, progetto di Hunan Srl, presentato dal founder Arnaldo Salerno.

La traiettoria Sostenibilità nel tempo e replicabilità ha premiato PAMO – Portable Assistant for Medication Organization, progetto di Salvatore Maniscalco, Gianmarco Cangemi, Settimo Cipolla e Andrea Castronovo.

Infine, per la traiettoria Partecipazione e inclusività nel modello organizzativo, il riconoscimento è stato assegnato a Reid Life Community, progetto di Aicologic Srls, presentato da Marzotto e Lupoli.

Le menzioni speciali restituiscono la pluralità degli ambiti affrontati dal Premio: dall’accessibilità all’organizzazione dei servizi, dall’utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale alla sostenibilità dei modelli, fino al coinvolgimento diretto delle persone e delle comunità.

I riconoscimenti fuori concorso: il valore etico dell’innovazione

La Fondazione Dusmet ha scelto di riservare un’attenzione particolare anche ad alcune esperienze che, pur non rientrando nella valutazione ordinaria, esprimono valori coerenti con la missione del Premio.

Un riconoscimento fuori concorso per l’alto valore etico e la coerenza con i principi della Fondazione è stato attribuito al CNR-IRIS di Catania, per il progetto dedicato al tema dei maltrattamenti e degli abusi sui minori, presentato da Enrico Parano.

Un ulteriore riconoscimento fuori concorso è stato assegnato all’ASP di Siracusa, rappresentata da Santo Michele Pettignano, che ha presentato due progetti, A.I.D.A. e A.L.I.C.E.

La scelta di esaminare e valorizzare anche candidature pervenute oltre la scadenza del bando interpreta uno dei principi che ispirano l’azione della Fondazione: non lasciare indietro nessuno. Il rispetto delle regole della competizione si accompagna così alla volontà di non disperdere esperienze e proposte che meritano ascolto e attenzione.

La promessa dell’innovazione sociale

Un riconoscimento speciale, denominato “Promessa dell’innovazione sociale”, è stato attribuito a Luogo Di Stefano, per il progetto “Simulare per formare”.

Il riconoscimento intende valorizzare il potenziale di un’esperienza progettuale e incoraggiarne il percorso di crescita, nella convinzione che sostenere l’innovazione significhi anche accompagnare le idee e le persone che possono contribuire a generare un impatto positivo nel futuro.

Le comunità di pratica: l’innovazione che nasce dalla collaborazione

Un momento specifico della cerimonia è stato dedicato alle comunità di pratica, esperienze nelle quali la condivisione delle conoscenze, la collaborazione tra professionisti e la partecipazione delle persone diventano strumenti concreti di cambiamento.

Il riconoscimento è stato attribuito alla Fondazione Marea, rappresentata da Antonio Perdichizzi, per aver dato vita a un modello di filantropia comunitaria e partecipazione, capace di valorizzare il coinvolgimento diretto delle persone e delle realtà del territorio.

Un ulteriore riconoscimento è andato all’ASP di Messina, per un’esperienza organizzativa e professionale orientata al miglioramento della qualità della vita e della salute dei cittadini.

La scelta di dedicare un riconoscimento alle comunità di pratica amplia il significato stesso dell’innovazione sociale: il progresso non nasce soltanto da nuove tecnologie o da singole intuizioni, ma anche dalla capacità di costruire relazioni stabili, condividere competenze e trasformare le esperienze professionali in patrimonio collettivo.

Prima delle premiazioni, il confronto sull’etica delle scienze della vita

La cerimonia è stata preceduta da un convegno dedicato al rapporto tra innovazione, scienze della vita, responsabilità etica e centralità della persona.

Tra i temi al centro del confronto, il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nei processi di ricerca, prevenzione, diagnosi, cura e organizzazione dei servizi sanitari. Tecnologie che offrono opportunità straordinarie, ma che pongono anche interrogativi sulla responsabilità delle decisioni, sulla tutela delle persone e sui limiti dell’automazione.

Il principio al centro della riflessione è che le tecnologie possono sostenere e migliorare il giudizio umano, ma non devono sostituirlo, soprattutto in un ambito delicato come quello delle scienze della vita, nel quale ogni decisione può incidere sulla salute, sulla dignità e sui diritti delle persone.

La disponibilità di strumenti sempre più sofisticati non riduce, dunque, la responsabilità di medici, ricercatori, professionisti e organizzazioni. Al contrario, rende ancora più importante garantire trasparenza, capacità critica, supervisione umana e attenzione alle conseguenze delle scelte.

In questa prospettiva si colloca anche il tema dell’algoretica, intesa come esigenza di integrare principi etici nella progettazione, nello sviluppo e nell’impiego degli algoritmi e dei sistemi di intelligenza artificiale.

L’obiettivo non è contrapporre progresso tecnologico e responsabilità umana, ma fare in modo che procedano insieme. Un algoritmo può contribuire a elaborare informazioni, individuare correlazioni e supportare decisioni complesse; non può però assumere il ruolo della coscienza, della responsabilità professionale o della relazione umana che caratterizza i percorsi di cura e assistenza.

È proprio in questo equilibrio tra capacità tecnologica e centralità della persona che si riconosce la visione della Fondazione Dusmet: un’innovazione autentica è quella che amplia le opportunità, riduce le disuguaglianze e mette il progresso al servizio dell’essere umano.

Un Premio che costruisce una comunità dell’innovazione sociale

Con la seconda edizione, il Premio Dusmet rafforza la propria funzione di punto d’incontro tra ricerca scientifica, imprese, professionisti della salute, istituzioni, Terzo Settore e comunità territoriali.

La varietà delle candidature, la presenza di progetti provenienti da diverse aree del Paese e la scelta di valorizzare anche esperienze fuori concorso rappresentano altrettanti segnali della volontà di costruire una comunità aperta e inclusiva.

Un percorso che si richiama all’eredità di Giuseppe Benedetto Dusmet, alla sua attenzione verso le fragilità e alla convinzione che il valore di una comunità si misuri anche nella capacità di prendersi cura di chi rischia di rimanere indietro.

Il Premio si conferma così un’occasione per riconoscere il merito, ma anche per creare nuove connessioni e incoraggiare la collaborazione tra soggetti che, attraverso strumenti e competenze differenti, condividono una stessa responsabilità sociale.

Su DusmetNews.it il racconto completo della giornata

La giornata del Premio Dusmet 2026 proseguirà idealmente anche attraverso DusmetNews.it, la testata che curerà il follow-up dell’evento con un’ampia diffusione dei contenuti emersi dal convegno e dalla cerimonia di premiazione.

Sul sito saranno valorizzati gli interventi, i temi affrontati e le presentazioni svolte nel corso della giornata, per rendere disponibili le esperienze condivise e favorire la circolazione delle conoscenze anche oltre l’appuntamento di Expomedicina.

Un impegno coerente con l’obiettivo della Fondazione: fare del Premio non soltanto un momento celebrativo, ma un’occasione permanente di confronto e diffusione delle buone pratiche di innovazione sociale.

Perché il futuro delle scienze della vita non dipende soltanto da ciò che le tecnologie saranno capaci di fare, ma soprattutto dalle scelte che le persone sapranno compiere attraverso di esse.

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