Plastica negli oceani: quali animali sono maggiormente colpiti?

Plastica negli oceani: quali animali sono maggiormente colpiti?

Anche i grandi cetacei possono essere coinvolti. Balene e delfini possono ingerire accidentalmente rifiuti mentre catturano le loro prede. In alcuni casi sono stati trovati nei loro apparati digerenti grandi quantità di materiali plastici.

Un’altra minaccia è rappresentata dalle reti fantasma, cioè reti e altre attrezzature da pesca perse o abbandonate in mare. Continuando a galleggiare o a rimanere sul fondale, possono intrappolare pesci, tartarughe, foche, delfini e altri animali, continuando a “pescare” anche quando non sono più utilizzate.

Il problema non riguarda però soltanto gli animali di grandi dimensioni. La plastica si frammenta progressivamente trasformandosi in microplastiche, particelle minuscole che possono essere ingerite da pesci, molluschi e altri organismi marini. Questi frammenti possono poi entrare nella catena alimentare, passando da una specie all’altra.

Tra gli animali maggiormente esposti ci sono anche foche, leoni marini e altri mammiferi marini, che possono rimanere impigliati in corde, reti e altri materiali galleggianti.

La plastica negli oceani, dunque, non rappresenta un problema limitato a poche specie. È una minaccia che coinvolge l’intera rete degli ecosistemi marini. Ridurre l’utilizzo della plastica monouso, smaltire correttamente i rifiuti e impedire che attrezzature da pesca e altri materiali finiscano in mare sono alcune delle azioni fondamentali per ridurre il rischio.

Proteggere gli animali marini significa infatti proteggere anche gli oceani da cui dipende l’equilibrio di un intero ecosistema.

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