Petrolio giù ma gasolio caro: la Sicilia tra caro carburante e timori geopolitici

Il prezzo del petrolio è sceso a 92 dollari al barile dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, ma i cittadini siciliani non ne hanno percepito i benefici: il gasolio resta alto, attorno ai 2,20 euro al litro, con pesanti ripercussioni per famiglie e autotrasportatori.

La crisi energetica e le richieste dei sindacati

Il segretario siciliano della Cgil, Alfio Mannino, ha scritto al presidente della Regione, Renato Schifani, chiedendo un confronto sulle misure per alleviare il caro carburante per lavoratori e famiglie, e suggerendo un ampliamento dello smart working nel pubblico impiego.

«Il nostro Paese rischia una crisi profonda e la recessione», ha dichiarato Mannino, sottolineando come la Sicilia, già fragile economicamente, potrebbe pagare il prezzo più alto della crisi energetica in arrivo.

Anche le imprese chiedono interventi


Anche Sicindustria ha sollecitato il governo regionale a utilizzare parte dell’avanzo di gestione da 1,8 miliardi di euro per contenere il prezzo del gasolio, ridurre alcune aliquote e prevedere compensazioni per le imprese più esposte, in particolare nel settore della logistica e in quelli energivori. Gli industriali hanno inoltre proposto incentivi allo smart working per le attività amministrative.

I problemi strutturali dell’energia in Sicilia

Nonostante le richieste di intervento, la Sicilia deve fare i conti con problemi strutturali: dalla mancanza di interconnessione con la rete europea, che sarà risolta solo con il cavo Thyrrenian Link di Terna, alla complessa gestione delle rinnovabili.

Ad oggi, l’unico ritorno economico locale resta quello delle royalties per i giacimenti di petrolio e gas, con oltre 20 milioni di euro distribuiti ai Comuni lo scorso anno e altri 1,8 milioni previsti per Gela, Licata e Butera nel 2026.

Bandi regionali per imprese e famiglie

Il presidente Schifani ha annunciato il calendario dei bandi di sostegno contenuti nell’ultima finanziaria per un totale di 239 milioni di euro, destinati a:

Incentivi per assunzioni a tempo indeterminato (150 milioni)
Nuovi investimenti (50 milioni)
South working (18 milioni, bando dal 13 aprile)
Efficientamento energetico e solidarietà (12 milioni, bando dal 17 aprile)

Questi strumenti mirano a rafforzare il tessuto produttivo locale e sostenere le famiglie in un periodo di tariffe alle stelle.

Mobilitazioni per la pace e contro la guerra


Non solo caro carburante: la Sicilia si prepara anche a manifestazioni pacifiste. Venerdì 10 aprile a Milazzo la Fiom locale terrà un’assemblea cittadina, mentre sabato sarà organizzata una manifestazione davanti alla base di Sigonella con la partecipazione di oltre 30 associazioni e partiti politici, tra cui Acli, Anpi, Libera, Cgil, Amnesty International, Emergency, Pd e Cinque Stelle.

Il segretario siciliano del Pd, Anthony Barbagallo, sottolinea: «Per la prima volta in 75 anni siamo di fronte a una sistematica e palese violazione del diritto internazionale. La Sicilia è terra di pace: diciamo no alla guerra contro l’Iran».

La Sicilia affronta una doppia emergenza: da una parte il caro carburante e la possibile recessione economica, dall’altra il timore di un coinvolgimento diretto nelle tensioni internazionali. Sindacati, imprese e cittadini chiedono interventi concreti e soluzioni strutturali, mentre le mobilitazioni sociali puntano a mantenere l’Isola come terra di pace e resilienza economica.

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