Dagli ospedali alle scuole, la relazione con gli animali viene utilizzata in diversi percorsi assistenziali ed educativi, ma non va confusa con una semplice compagnia
La presenza di un cane, di un gatto o di un altro animale può avere effetti positivi sul benessere delle persone, ma la pet therapy, più correttamente indicata come interventi assistiti con gli animali, è qualcosa di più strutturato. In Italia comprende attività con finalità terapeutiche, educative o assistenziali e prevede la presenza di figure professionali specificamente formate.
Il rapporto con l’animale può favorire interazione, comunicazione e partecipazione, soprattutto in contesti nei quali la persona tende a isolarsi o presenta difficoltà relazionali. Per questo gli interventi vengono utilizzati, con modalità differenti, anche con bambini, anziani e persone con disabilità.
Non significa però che un animale possa sostituire un medico, uno psicologo o un altro professionista sanitario. L’animale è parte dell’intervento, mentre gli obiettivi vengono stabiliti e monitorati dagli operatori.
Cosa dicono gli studi
La ricerca scientifica ha osservato possibili benefici in diversi ambiti. Una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Psychology ha esaminato gli effetti degli interventi assistiti con gli animali sulla salute mentale e ha rilevato risultati favorevoli in alcuni contesti, pur sottolineando la presenza di studi molto diversi tra loro e la necessità di ricerche più rigorose.
Un’altra revisione ha analizzato gli interventi assistiti con gli animali nelle persone anziane, rilevando possibili effetti positivi su alcuni aspetti del benessere psicologico e sociale. Anche in questo caso, però, gli autori evidenziano differenze importanti tra i programmi e nei metodi utilizzati per misurarne gli effetti.
Particolare attenzione viene dedicata anche agli animali coinvolti. Non basta che un cane sia docile o abituato alle persone: deve essere valutato per il tipo di attività, rispettando il suo benessere e la sua possibilità di interrompere l’interazione. La pet therapy, quindi, non dovrebbe mai trasformarsi in una situazione nella quale l’animale viene obbligato a sopportare manipolazioni, rumori o comportamenti che gli provocano stress.
È proprio questo uno degli aspetti più importanti: il beneficio deve riguardare entrambi i protagonisti della relazione. Una corretta attività assistita con gli animali tutela la persona, ma anche il cane, il gatto o l’altro animale coinvolto.
Per questo la pet therapy non è semplicemente “portare un cane a fare compagnia”: è un intervento organizzato, con obiettivi precisi, personale qualificato e attenzione sia alle necessità della persona sia a quelle dell’animale.