La crisi del comparto ittico torna al centro del dibattito in Sicilia e nel resto d’Italia. La Federazione Armatori Siciliani denuncia una situazione ormai “insostenibile” per centinaia di imprese di pesca, schiacciate dall’aumento del costo del carburante e da una congiuntura economica definita sempre più critica.
Secondo la Federazione, senza misure urgenti e strutturali il rischio è quello di un progressivo fermo delle attività, con conseguenze pesanti sia sul piano occupazionale che su quello economico delle marinerie.
La protesta e il blocco dello Stretto sospeso
Nei giorni scorsi era stata annunciata una clamorosa iniziativa di protesta che prevedeva il blocco dello Stretto di Messina, previsto inizialmente per il 1° maggio. L’azione è stata poi sospesa dopo un confronto istituzionale, ma resta alta la tensione tra gli operatori del settore.
La mobilitazione nasce dalla richiesta di interventi immediati sul prezzo del gasolio per i pescherecci, ritenuto ormai incompatibile con la sopravvivenza economica delle imprese.
Le richieste degli armatori
La Federazione Armatori Siciliani chiede da tempo un intervento sul costo del carburante, con l’introduzione di un prezzo calmierato del diesel destinato alla pesca. Le richieste puntano a riportare il costo del gasolio su livelli sostenibili, considerati fondamentali per garantire la continuità delle attività in mare.
Secondo gli armatori, in molti casi uscire per la pesca significa oggi lavorare in perdita, con imbarcazioni costrette a rimanere ferme nei porti per l’impossibilità di coprire i costi operativi.
Il ruolo delle istituzioni e il tavolo a Palermo
Dopo la sospensione della protesta, è stato programmato un incontro istituzionale a Palermo con la partecipazione di rappresentanti regionali e della Federazione. L’obiettivo è aprire un confronto diretto sulla crisi del settore e accelerare l’attuazione delle misure di sostegno già previste a livello europeo.
Al centro del tavolo ci sarà anche la richiesta di rendere operative le risorse comunitarie destinate al comparto pesca, che includono contributi per le imprese e rimborsi parziali delle spese di carburante.
Un settore strategico sotto pressione
La Federazione ricorda come la pesca non rappresenti soltanto un’attività economica, ma anche un presidio sociale e territoriale fondamentale per molte aree costiere, soprattutto in Sicilia.
Il rischio, secondo gli operatori, è quello di un progressivo impoverimento delle marinerie e della perdita di un settore storico che contribuisce all’identità e all’economia locale.
L’appello finale
L’appello degli armatori è chiaro: senza interventi rapidi e concreti, il comparto ittico potrebbe affrontare una crisi irreversibile. La richiesta è quella di trasformare gli impegni istituzionali in misure operative immediate, per evitare la chiusura di molte imprese e il collasso di un intero settore produttivo.