Minacce marittime nell’Oceano Indiano Occidentale
Secondo un nuovo rapporto della Commissione Economica per l’Africa delle Nazioni Unite, le minacce marittime nell’Oceano Indiano Occidentale costano alla regione circa 1,14 miliardi di dollari all’anno. Queste perdite rappresentano il 5,7% del prodotto marino lordo della regione, un danno economico significativo per le attività legate agli oceani, ai mari e alle zone costiere, comunemente note come economia blu. Questi ambiti sono fondamentali per l’economia della regione.
Il rapporto, pubblicato il 9 dicembre, identifica cinque principali fattori di queste perdite. Il primo è la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), che da sola genera perdite annuali di 246,3 milioni di dollari a causa della diminuzione degli stock, dei ricavi non dichiarati e del degrado degli habitat.
Pirateria e traffico illecito: un problema persistente
Un secondo fattore è la pirateria e la rapina armata, che oggi sono meno comuni rispetto ai primi anni 2010, ma richiedono comunque misure di protezione stimate in 164 milioni di dollari nel 2021. A ciò si aggiunge il traffico illecito di droga, armi e fauna selvatica, che causa ulteriori 330 milioni di dollari di perdite economiche e costi sociali.
La migrazione marittima di persone verso altri paesi implica costi di circa 300 milioni di dollari per operazioni di soccorso, interventi umanitari e perdite di vite umane. Infine, le fuoriuscite di petrolio e l’inquinamento chimico, altro pericolo identificato nel rapporto, comportano annualmente ulteriori 100 milioni di dollari di spese.
Il rapporto menziona il caso della MV Wakashio, una nave mercantile che nel 2020 si è incagliata al largo delle coste della Mauritius, causando la fuoriuscita di circa 1.000 tonnellate di carburante nell’oceano. Il costo immediato della bonifica è stato di 50 milioni di dollari, a cui si sono aggiunti costi a lungo termine molto superiori.
Un insieme così complesso di minacce economiche, ambientali e di sicurezza rappresenta una pressione notevole per le “risorse oceaniche” della regione, il cui valore totale ammonta a 333,8 miliardi di dollari. Le attività marittime, tra cui pesca e navigazione, generano almeno 20 miliardi di dollari di entrate annuali. Queste industrie sono vitali per la sussistenza e la sicurezza alimentare delle comunità costiere: la pesca da sola impiega milioni di persone e, come osservato nel rapporto, per molte economie dell’Africa orientale, oltre la metà del valore commerciale transita attraverso le rotte dell’Oceano Indiano Occidentale.
Misure per affrontare le sfide marittime
Per affrontare queste problematiche, il rapporto raccomanda una serie di azioni concrete. In primo luogo, è fondamentale integrare la sicurezza marittima in tutte le politiche relative all’economia blu. In secondo luogo, è necessario stabilire un meccanismo di finanziamento sostenibile che combini i contributi governativi con le entrate derivanti dalle risorse marine.
In aggiunta, è essenziale migliorare la sorveglianza marittima regionale attraverso un potenziamento della condivisione dei dati. Il rapporto chiede anche coordinamento nelle pattuglie marittime e istituzioni regionali più forti, come il Centro di Fusione delle Informazioni Marittime Regionali (RMIFC) situato in Madagascar e il Centro Operativo di Coordinazione Regionale (RCOC) nelle Seychelles.
In ultima analisi, il rapporto sottolinea la necessità di inasprire le misure contro la pesca illegale attraverso leggi più severe, una registrazione più trasparente delle navi e la creazione di un gruppo di lavoro regionale permanente per combattere le attività illecite. È cruciale che la regione sviluppi una capacità collettiva più forte per rispondere a crisi ambientali e violazioni delle acque territoriali.
Le raccomandazioni riflettono un impegno verso un futuro più sicuro e sostenibile per l’Oceano Indiano Occidentale, non solo per preservare le risorse marine, ma anche per garantire il benessere delle comunità costiere e promuovere uno sviluppo economico equo.
Per ulteriori informazioni, puoi consultare il rapporto ufficiale della Commissione Economica per l’Africa delle Nazioni Unite.
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