Perché gli animali stanno diventando protagonisti della ricerca contro l’invecchiamento

Ci sono animali capaci di vivere molto più a lungo di quanto ci si aspetterebbe osservando le loro dimensioni. Alcuni raggiungono età sorprendenti senza sviluppare, almeno con la stessa frequenza osservata nell’uomo e in altre specie, alcune delle malattie associate all’invecchiamento. Per questo la loro biologia è diventata un campo di studio sempre più interessante per la ricerca scientifica.

Elefanti, balene, pipistrelli, tartarughe e altri animali longevi stanno offrendo agli studiosi una sorta di laboratorio naturale per comprendere meglio cosa accade alle cellule con il passare degli anni. L’obiettivo non è semplicemente trovare il modo di vivere più a lungo, ma capire quali meccanismi permettono a determinati organismi di mantenere efficienti i propri tessuti per decenni.

Elefanti, balene e pipistrelli: i “segreti” della longevità


Uno degli animali più studiati è l’elefante. Nonostante le sue grandi dimensioni e una vita che può superare i 60 anni, sviluppa tumori con una frequenza sorprendentemente bassa rispetto a quanto ci si potrebbe attendere. È il cosiddetto “paradosso di Peto”: in teoria, più cellule e più anni di vita dovrebbero significare maggiori possibilità di sviluppare un tumore, ma nella realtà non sempre accade.

Gli scienziati hanno quindi studiato i meccanismi che consentono agli elefanti di individuare e bloccare le cellule danneggiate. Particolare attenzione è stata rivolta ai geni coinvolti nella risposta al danno del Dna e nei processi che portano all’eliminazione delle cellule potenzialmente pericolose.

Anche le balene rappresentano un caso straordinario. Alcune specie possono vivere per oltre un secolo pur raggiungendo dimensioni enormi. La loro longevità interessa i ricercatori perché questi animali devono mantenere in funzione un organismo composto da un numero enorme di cellule per tempi molto lunghi.

I pipistrelli offrono invece un’altra prospettiva. Alcune specie di piccole dimensioni possono vivere diversi decenni, un risultato eccezionale se confrontato con quello di altri mammiferi di peso simile. La ricerca sta analizzando il loro particolare sistema immunitario, la capacità di controllare l’infiammazione e i meccanismi di riparazione cellulare.

Dalla natura nuove domande per la medicina


Tra gli animali più longevi ci sono anche alcune tartarughe e testuggini, capaci in determinati casi di superare abbondantemente il secolo di vita. In questi animali gli studiosi stanno analizzando la capacità di mantenere efficienti i tessuti, il metabolismo e i sistemi di protezione delle cellule.

Quello che interessa alla ricerca non è però cercare una singola “molecola della longevità”. L’invecchiamento è un processo complesso, determinato dall’interazione di numerosi fattori: danni al Dna, alterazioni del metabolismo, infiammazione, deterioramento delle cellule e progressiva perdita della capacità di riparare i tessuti.

Studiare specie longeve permette quindi di osservare strategie biologiche sviluppate dall’evoluzione nel corso di milioni di anni. Alcune potrebbero, in futuro, aiutare a comprendere meglio le malattie legate all’età e a sviluppare nuovi approcci terapeutici.

Questo non significa, però, che gli animali possano offrire una formula per fermare l’invecchiamento umano. Tra una scoperta effettuata su una specie e una possibile applicazione medica esiste una distanza enorme e molti meccanismi devono ancora essere compresi.

La vera lezione degli animali longevi potrebbe dunque essere un’altra: l’invecchiamento non è necessariamente uguale per tutti gli organismi. La natura ha prodotto numerose strategie per rallentare il deterioramento biologico e studiarle significa cercare di capire, forse più che come vivere per sempre, come mantenere più a lungo la salute e la funzionalità dell’organismo.

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