Lavori da oltre 26 milioni di euro e almeno tre anni di stop, con il rischio di lasciare senza un presidio sanitario di riferimento un bacino di circa 100 mila cittadini. È il nodo che riguarda l’ospedale Ingrassia di Palermo, interessato da un importante intervento di ristrutturazione previsto a partire dal 2027. Per garantire la continuità dell’assistenza, compresi il Pronto soccorso e i reparti più delicati, prende corpo l’ipotesi di allestire un ospedale da campo, ma il costo stimato dell’operazione, pari a 15 milioni di euro per l’intero triennio, solleva interrogativi sulla sostenibilità della soluzione.
La questione è al centro delle preoccupazioni dell’Asp di Palermo, dei sindacati, dei sindaci e degli amministratori locali, che chiedono alla Regione una risposta concreta prima dell’avvio del cantiere. L’assessorato regionale alla Salute sta valutando diverse possibilità, tra cui il trasferimento di reparti, servizi e personale in altri ospedali cittadini oppure il mantenimento in attività di una parte dell’Ingrassia durante i lavori. Ipotesi che, tuttavia, presentano criticità organizzative e assistenziali.
A preoccupare è soprattutto la tenuta della rete sanitaria territoriale. L’Ingrassia serve infatti non soltanto una parte consistente di Palermo, ma anche Monreale e altri Comuni dell’area circostante. Un eventuale trasferimento delle attività potrebbe ripercuotersi sui tempi di attesa, sull’accesso alle cure e sulla disponibilità di posti letto.
Sindacati e amministratori chiedono garanzie
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro urgente all’assessore regionale alla Salute per ottenere informazioni ufficiali sul cronoprogramma dei lavori, sulla riorganizzazione dei servizi e sulla ricollocazione del personale sanitario, amministrativo e dei lavoratori delle ditte esterne. Tra le priorità indicate figurano la continuità del Pronto soccorso, di Anestesia e rianimazione e dell’Unità di terapia intensiva coronarica.
Anche i sindaci del comprensorio hanno manifestato contrarietà all’ipotesi di distribuire semplicemente le attività negli altri ospedali della città, chiedendo al presidente della Regione Renato Schifani di individuare una soluzione che tuteli i cittadini. L’Udc ha annunciato un sopralluogo e un confronto con la direzione sanitaria e amministrativa dell’Ingrassia, mentre la deputata regionale Serafina Marchetta ha preannunciato un’interrogazione urgente all’assessore competente.
La Regione valuta le alternative
Sul tavolo restano dunque tre scenari: un ospedale da campo, il trasferimento dei servizi in altre strutture oppure la prosecuzione parziale dell’attività durante il cantiere. La prima opzione consentirebbe, almeno nelle intenzioni, di preservare l’assistenza sul territorio, ma richiederebbe un investimento significativo. Le altre due impongono invece una complessa riorganizzazione della rete ospedaliera.
Al momento, secondo quanto riferito dai sindacati, non sono stati ancora comunicati nel dettaglio i piani operativi. La richiesta condivisa è quella di avviare un confronto con istituzioni, rappresentanze dei lavoratori e amministratori locali, chiarendo dove saranno curati i pazienti, quali reparti resteranno attivi e quali garanzie saranno assicurate al personale. La sfida è far partire la riqualificazione di una struttura strategica senza compromettere, per tre anni, il diritto alla salute di un intero comprensorio.