Ordigno bellico a un metro dalla riva a Ognina: “La sicurezza non può andare in ferie”

La segnalazione di un apneista ha fatto intervenire Guardia Costiera e Carabinieri. La Federazione Armatori Siciliani chiede una mappatura dei fondali

Allarme nel mare di Ognina, a Catania, dopo la segnalazione della presenza di un presunto ordigno bellico a pochissima distanza dalla costa. A individuare l’oggetto è stato un cittadino impegnato in un’immersione in apnea nella zona dell’ex Pace, a poche centinaia di metri dall’ingresso del porto.

Secondo quanto riferito dalla Federazione Armatori Siciliani, l’oggetto sarebbe stato trovato sul fondale a circa un metro di profondità e a meno di un metro dagli scogli, in un tratto di mare dove, nonostante il divieto di balneazione, erano presenti numerose persone in acqua e lungo la costa.

La segnalazione è arrivata nell’ambito del progetto di educazione ambientale e monitoraggio del mare portato avanti dalla Federazione sul territorio. Il presidente Alfio Fabio Micalizzi ha immediatamente attivato le procedure di emergenza, contattando Guardia Costiera, Carabinieri, Digos e Polizia Municipale.

Localizzato il punto, ma resta la preoccupazione sulla sicurezza

Circa trenta minuti dopo l’allarme sono arrivati sul posto i militari dell’Arma e della Guardia Costiera. Con l’aiuto della persona che aveva individuato l’oggetto, è stato possibile individuare il punto preciso del fondale e posizionare una boa galleggiante per segnalarne la presenza.

La Federazione Armatori Siciliani, tuttavia, denuncia la mancata adozione immediata di ulteriori misure di sicurezza, come l’interdizione dell’area o l’allontanamento dei bagnanti presenti nelle vicinanze.

Secondo informazioni raccolte dalla stessa Federazione, e che dovranno essere eventualmente confermate dalle autorità competenti, la gestione dell’intervento sarebbe stata resa complessa dalla necessità di reperire personale specializzato per il recupero o la messa in sicurezza di eventuali ordigni esplosivi, anche in considerazione del periodo estivo e della disponibilità limitata di personale.

La richiesta di una bonifica dei fondali

La Federazione sottolinea inoltre che si tratterebbe del secondo episodio segnalato nel mese di luglio nelle acque di Ognina. Un precedente presunto ordigno era stato infatti individuato in uno specchio acqueo più profondo, a circa cinquanta metri.

Alla luce di questi episodi, l’associazione chiede una verifica approfondita dell’intera area marina attraverso una ricognizione dei fondali con strumenti e personale specializzato.

«Non è accettabile che un presunto ordigno bellico possa rimanere per ore a pochi metri da decine di bagnanti senza l’immediata interdizione dell’area – afferma la Federazione Armatori Siciliani –. La tutela della vita umana deve rappresentare la priorità assoluta di ogni amministrazione e di ogni autorità competente».

La Federazione annuncia inoltre che valuterà la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica di Catania e di una relazione alla Prefettura, per chiedere accertamenti sulle procedure adottate e una pianificazione degli interventi necessari.

La vicenda riapre così il tema della sicurezza dei fondali del borgo marinaro catanese, molto frequentato da residenti, pescatori, diportisti e turisti. La richiesta è quella di una mappatura completa del tratto di mare per individuare eventuali altri residuati bellici e procedere alla loro definitiva bonifica.

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