Emergenza idrica in Sicilia, Sinalp: “Dighe piene di fango e fiumi abbandonati”

Il sindacato denuncia decenni di mancata manutenzione: «L’isola perde acqua perché non riesce più ad accumularla»

La Sicilia continua a fare i conti con l’emergenza idrica e secondo il Sinalp la causa non sarebbe soltanto legata ai cambiamenti climatici, ma soprattutto a decenni di mancata programmazione, manutenzione insufficiente e mancata valorizzazione del patrimonio ambientale.

La Segreteria regionale del sindacato lancia un nuovo allarme sullo stato delle infrastrutture idriche siciliane, evidenziando il paradosso di un territorio che, dopo un inverno caratterizzato da precipitazioni abbondanti, si ritrova ancora una volta in difficoltà durante la stagione estiva.

Secondo il Sinalp, il problema principale riguarda la progressiva riduzione della capacità di accumulo degli invasi regionali a causa dell’interrimento delle dighe. «Abbiamo dighe sempre più piene di fango e sempre meno d’acqua», afferma il segretario regionale Andrea Monteleone, sottolineando come ogni anno sedimenti, sabbia e detriti si depositino sui fondali senza interventi adeguati di sfangamento.

Invasi ridotti e acqua dispersa verso il mare


La conseguenza, secondo il sindacato, è una perdita significativa della capacità di trattenere la risorsa idrica. Durante le piogge, una parte dell’acqua non può essere immagazzinata negli invasi e viene dispersa, mentre nei mesi più caldi cittadini, agricoltori, allevatori e imprese devono affrontare carenze e razionamenti.

«È inaccettabile – sostiene il Sinalp – che infrastrutture realizzate con ingenti investimenti pubblici vengano lasciate degradare fino a perdere la loro funzione strategica».

Un altro elemento critico riguarda la gestione dei corsi d’acqua. Il responsabile regionale del comparto Agricoltura Andrea Tomarchio denuncia la mancata pulizia degli alvei fluviali, che ostacola il corretto deflusso delle acque meteoriche, favorisce l’accumulo di detriti e aumenta il rischio idrogeologico.

«La manutenzione ordinaria dei fiumi non rappresenta un costo – afferma Tomarchio – ma un investimento essenziale per la sicurezza del territorio e per la tutela delle risorse idriche».

Reti colabrodo e assenza di riforestazione

Secondo il sindacato, alla situazione degli invasi e dei fiumi si aggiunge il problema delle reti di distribuzione idrica, con perdite che in molte aree della Sicilia supererebbero il 50% dell’acqua immessa nelle condotte prima di arrivare alle utenze.

Il Sinalp punta inoltre il dito contro la mancanza di un vero piano di riforestazione regionale, considerato uno strumento fondamentale per contrastare la desertificazione, migliorare la capacità dei terreni di trattenere l’acqua piovana e ridurre erosione e dissesto idrogeologico.

«Il patrimonio boschivo – sottolinea il sindacato – rappresenta uno degli strumenti naturali più efficaci per regolare il ciclo dell’acqua e proteggere l’agricoltura e la biodiversità siciliana».

La richiesta alla Regione: recuperare le dighe inutilizzate


Tra le richieste avanzate dal Sinalp c’è l’avvio di un piano pluriennale per il completo sfangamento delle dighe siciliane e il recupero della loro capacità originaria, oltre alla riattivazione degli invasi mai entrati pienamente in funzione per problemi burocratici.

Il sindacato cita, tra gli altri, la diga Pietrarossa nell’Ennese, Blufi nel Palermitano, oltre agli invasi Trinità, Disueri, Cimia e Gibbesi, strutture nate per garantire l’approvvigionamento idrico dell’isola ma che, secondo il Sinalp, rappresentano oggi «simboli di sprechi, abbandono e promesse mancate».

«Siamo stanchi di assistere ogni anno allo stesso copione – dichiara Tomarchio –: d’inverno l’acqua viene dispersa perché le infrastrutture non riescono a trattenerla, d’estate cittadini e agricoltori vengono invitati a razionarla».

Per il sindacato la crisi idrica richiede quindi una strategia di lungo periodo fatta di investimenti, manutenzione costante e programmazione. «La Sicilia possiede tutte le risorse naturali necessarie – conclude il Sinalp –. Ciò che è mancato finora è una politica attenta, preparata e una gestione efficiente e lungimirante».

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