Omicidio Piersanti Mattarella, nessuna svolta dal Dna: l’impronta non basta

Omicidio Piersanti Mattarella, nessuna svolta dal Dna: l’impronta non basta

Secondo quanto riferito dagli esperti incaricati dal tribunale, il “residuo” presente sull’impronta non è risultato idoneo a consentire l’estrazione di un Dna utilizzabile. La perizia, depositata nei giorni scorsi e realizzata grazie alle più moderne tecnologie di genetica forense, non ha quindi permesso di identificare gli autori materiali dell’omicidio.

L’impronta era stata trovata su uno sportello della vettura usata dai killer per fuggire dopo l’agguato. Già all’epoca delle prime indagini il reperto era stato isolato, ma considerato inutilizzabile per gli standard tecnici disponibili allora.

La riapertura delle indagini e il tentativo di confrontare il reperto con gli indagati

Con la riapertura dell’inchiesta sul delitto Mattarella, la Procura di Palermo ha deciso di verificare se le nuove metodologie scientifiche potessero recuperare tracce biologiche dal vetrino che conservava l’impronta. L’obiettivo era confrontare un eventuale profilo genetico con quello dei due indagati per l’omicidio, i boss mafiosi Antonio Madonia e Giuseppe Lucchese, ritenuti dagli inquirenti i possibili esecutori materiali dell’assassinio.

L’incarico ai periti era stato conferito nel giugno dello scorso anno nell’ambito di un incidente probatorio disposto dal giudice.

Il team di esperti coinvolto nell’analisi

Gli accertamenti sono stati eseguiti dagli specialisti della Forensic Genetic Unit dell’ospedale Careggi di Firenze. Del gruppo hanno fatto parte il responsabile Ugo Ricci, Elena Carra, docente di Scienze e tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo, e Carlo Previderè, professore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università di Pavia, già coinvolto in importanti indagini giudiziarie nazionali.

Un delitto con mandanti condannati ma senza esecutori identificati

Per l’omicidio di Piersanti Mattarella sono stati condannati come mandanti i vertici di Cosa Nostra dell’epoca: Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci.

A distanza di 46 anni dall’agguato che costò la vita a Piersanti Mattarella, gli esecutori materiali del delitto non sono stati ancora individuati con certezza. L’esito negativo della perizia genetica rappresenta dunque un’occasione mancata per fare luce su uno dei più importanti omicidi politico-mafiosi della storia italiana.

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