Nuovi mari interni per contrastare l’innalzamento del mare: intervista a Amir AghaKouchak.

Riflettendo sulle Sfide del Rimaneggiamento del Livello del Mare

Un nuovo progetto di ricerca sta valutando la possibilità di rifloudare la depressione del Qattara, un’estesa area desertica in Egitto, per contrastare l’innalzamento del livello del mare. Gli scienziati prevedono un aumento globale del livello dei mari di almeno 30 centimetri entro la fine del secolo, cifra che potrebbe rivelarsi ottimistica. Durante un’intervista con Amir AghaKouchak, responsabile del progetto, è emerso che rifloudare la depressione potrebbe portare benefici tangibili per l’Egitto, come l’acquacoltura, l’energia rinnovabile e il turismo. Siccome l’idea è ancora in fase embrionale, necessita del supporto ufficiale del governo egiziano, oltre a ulteriori approfondimenti.

L’innalzamento dei mari rappresenta una minaccia crescente per le aree costiere di tutto il mondo. Dal 1880, a causa dei cambiamenti climatici, il livello globale degli oceani è aumentato di circa 21-24 centimetri, e il ritmo di crescita sta accelerando, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti. Un’idea innovativa mira a rallentare questa crescita portando acqua di mare a rifloudare le depressioni interne.


I Motivi Dietro l’Innalzamento del Livello del Mare

Le principali cause dell’innalzamento del livello del mare includono lo scioglimento delle calotte ghiacciate e l’espansione del volume d’acqua negli oceani a causa dell’aumento della temperatura terrestre dovuto a cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Le previsioni riguardo all’aumento del livello del mare variano notevolmente a seconda di quanto si riducono le emissioni di gas serra. Secondo la NOAA, se si riuscisse a mantenere l’aumento della temperatura globale limitato a 1,5° Celsius rispetto ai livelli preindustriali, il livello del mare potrebbe aumentare di 30 cm entro il 2100. Se le emissioni continuassero ai massimi storici, l’innalzamento potrebbe arrivare a 200 cm, inondando numerose coste e colpendo decine di milioni di persone. Altri scenari peggiori prevedono l’eventuale perdita di parte della calotta di ghiaccio della Groenlandia e del ghiacciaio Thwaites in Antartide, noto come “Glaciar del Giudizio Universale”, che potrebbe influenzare miliardi di persone.

Un nuovo finanziamento per la ricerca ha avviato lo studio della possibilità di rifloudare le depressioni interne per alleviare i problemi costieri, partendo proprio dalla depressione del Qattara. Amir AghaKouchak, professore di ingegneria ambientale e civile all’Università della California, Irvine, sta approfondendo la questione grazie a un finanziamento dall’ARC Initiative, un fondo per il cambiamento climatico gestito da un’organizzazione no profit statunitense. Questo lavoro potrebbe essere innovativo e ambizioso, ma anche controverso.


Secondo AghaKouchak, il rifloudamento del mare interno rappresenta la riconnessione di vaste bacini sotterranei al di sotto del livello del mare con l’oceano, creando mari interni stabili. L’allagamento iniziale della depressione in Egitto, che si trova a 133 metri sotto il livello del mare, potrebbe contribuire a ridurre il livello del mare globale di alcuni millimetri. Inoltre, l’evaporazione dal nuovo mare interno continuerà a mitigare l’innalzamento del livello del mare nel tempo.

Il nuovo mare potrebbe portare vantaggi addizionali, come l’energia rinnovabile e l’acquacoltura. Sebbene l’idea possa sembrare inusuale, non è affatto nuova; la concezione di allagare la depressione del Qattara risale alla fine dell’Ottocento e ha perfino ispirato l’ultimo romanzo di Jules Verne, “Invasione del Mare”. Negli anni ’50, la CIA esplorò l’idea non solo per abbassare i livelli marini, ma anche per produrre energia idroelettrica, con possibili benefici collaterali come la desalinizzazione e lo sviluppo di nuove coste.

Per perseguire questa idea sarà necessario un governo adeguato, compensazione e giustizia per le popolazioni sparse attualmente residenti nel deserto, studi ambientali e accordi all’interno dell’Egitto e della comunità internazionale.


Ci sono anche altre depressioni che potrebbero essere ristrutturate, come il Mar Morto e la depressione del Danakil in Etiopia. Nonostante queste possibili alternative, ognuna presenta complessità particolari.

Mongabay ha intervistato Amir AghaKouchak sulla radicalità di questo geoengineering, che non deve sostituire la riduzione delle emissioni di gas serra. La seguente intervista è stata condotta via email e rielaborata per chiarezza.

Amir AghaKouchak ha sottolineato che la rifloudamento dei mari interni deve accompagnarsi a misure di decarbonizzazione e adattamento costiero. Le difficoltà includono interventi su larga scala in un ambiente desertico sensibile, la gestione della salinità e la perdita di habitat. Le potenzialità includono la creazione di un serbatoio di acqua che moderatamente contrasta l’innalzamento del livello del mare e opportunità per l’economia blu.

La governance necessaria per attuare quest’idea richiede il consenso egiziano e la consultazione internazionale. Sebbene la depressione del Qattara sia scarsamente abitata, esistono comunità e utenti nomadi nelle vicinanze che necessitano di una valutazione attenta riguardo all’impatto ambientale.

Fonti ufficiali come la NOAA forniscono informazioni preziose sull’argomento dell’innalzamento del livello del mare e sui suoi effetti. La questione rimane cruciale nella definizione delle politiche climatiche future.


La proposta di rifloudamento presenta vantaggi e sfide che devono essere attentamente valutati. L’idea di ristrutturare la depressione del Qattara potrebbe rivelarsi un passo fondamentale nella lotta contro il cambiamento climatico e le sue conseguenze, sempre mantenendo il focus su una governance responsabile e un coinvolgimento delle comunità locali.

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Luigi Salemi: