Nuove scoperte sul DNA rivelano quando i gatti sono stati addomesticati
Le tracce di gatti antichi nella documentazione archeologica sono relativamente rare. A differenza dei cani, che presentano numerosi tratti fisici distintivi rispetto ai loro antenati lupo, risulta difficile differenziare i resti dei gatti domestici dai loro parenti selvatici. Questo rende complessa l’interpretazione dei reperti archeologici e della loro importanza nel contesto della domesticazione.
Il ritrovamento più antico che sembra riferirsi a un gatto domestico avvenne nel 2004 in Cipri. Gli archeologi scoprirono lo scheletro di un gatto accoccolato accanto ai resti di un uomo in una tomba risalente al Neolitico, intorno al 7.500 a.C. Questo evidenzierebbe che i gatti domestici abbiano fatto la loro apparizione poco dopo l’inizio dell’agricoltura nell’area dell’est del Mediterraneo. Inoltre, l’arte egizia, risalente a circa 2.000 a.C., mostra gatti adornati con collari e diverse divinità con tratti felini, confermando che anche gli antichi egizi avevano domestico i gatti.
Genetica antica e diffusione dei gatti
Le genetiche antiche sembravano inizialmente supportare questa cronologia. Claudio Ottoni, paleogenetista ed esploratore di National Geographic, ha collaborato alla redazione di un importante studio nel 2017. L’analisi del DNA mitocondriale di vari campioni di gatti antichi ha portato a concludere che i gatti domestici iniziarono a diffondersi dal Medio Oriente circa 6.500 anni fa. Questa scoperta rappresenta un passo fondamentale per comprendere l’evoluzione e la domesticazione dei felini.
Grazie a queste ricerche, gli scienziati hanno cominciato a ottenere un quadro più completo di come i gatti siano diventati parte integrante della vita domestica. L’evoluzione della domesticazione comportava relazioni complicate e affascinanti tra gli esseri umani e i felini, con impatti sociali e culturali significativi nel corso dei millenni.
