Nuove Scoperte per il Trattamento della Dipendenza
Un nuovo metodo di raccolta consente a una pianta sconosciuta dell’Amazonia di produrre ibogaina, un composto psichedelico noto per le sue proprietà poco regolate e poco studiate nell’aiutare a combattere le dipendenze chimiche. Riconosciuta come sacra in Gabon, la pianta iboga, principale fonte di ibogaina, è soggetta a bracconaggio e contrabbando, comportando il declino delle sue riserve naturali. Ciò ha spinto i ricercatori a cercare alternative.
Per generazioni, la religione Bwiti in Gabon ha venerato l’ibogaina, un potente alcaloide psichedelico estratto dall’arbusto di iboga (Tabernanthe iboga). Mentre le antiche culture africane hanno sempre considerato la pianta sacra, la scienza moderna ha iniziato a esplorare solo di recente il suo potenziale come strumento clinico per trattare le dipendenze. Prove recenti e resoconti storici suggeriscono che l’ibogaina può ridurre i sintomi di astinenza e il desiderio di sostanze come eroina e metadone, offrendo un “reset” neurobiologico.
La Scarcity dell’Ibogaine e le Nuove Alternative
Nonostante l’uso medicinale dell’ibogaina sia ancora in gran parte non regolamentato, la domanda globale per questo agente anti-dipendenza ha spinto la pianta iboga africana verso il pericolo. Il cespuglio impiega fino a 30 anni per maturare e produce solo un grammo di ibogaina; l’estrazione tradizionale di solito richiede l’estirpazione della pianta, causando la sua distruzione. Questa scarsità ha alimentato il bracconaggio e il contrabbando, portando il governo gabonese a vietare la sua esportazione.
Recentemente, un progresso è emerso dalla Foresta Amazzonica, focalizzandosi su una specie non divulgata. L’identità di questa pianta è tenuta segreta dal ricercatore brasiliano Ricardo Marques, il quale ha trascorso quasi due anni a trovarla e studiarne l’ecologia. Questa specie contiene un precursore chimico che può essere trasformato in ibogaina utilizzando un nuovo metodo di raccolta, potenzialmente sostenibile, che permette alla pianta di rigenerarsi dopo l’estrazione. Marques spera di creare una fornitura permanente ed etica di ibogaina senza ripetere il danno ecologico osservato in Africa.
Finora, l’unica alternativa per ottenere ibogaina, oltre alla raccolta dell’iboga, è stata la sintesi della voacangina, un composto presente in alte concentrazioni nella pianta voacanga (Voacanga africana), con una struttura chimica simile a quella dell’ibogaina.
Un Progetto Sostenibile in Amazzonia
La scarsità di ibogaina ha suscitato l’interesse di ricercatori come Marques, un dottore di ricerca in chimica dei prodotti naturali e ricercatore post-dottorato in biotecnologia e sintesi organica presso l’Università Federale di Ceará. Durante le sue indagini, ha trovato uno studio brasiliano di decenni fa che menzionava una specie amazzonica contenente voacangina.
Marques non rivela il nome della specie per motivi commerciali, avvertendo che la sua divulgazione potrebbe innescare una nuova corsa farmaceutica nella foresta pluviale. Secondo il ricercatore, la pianta è comune nei pascoli, trattata dai rancher come una pianta infestante. Ha sviluppato un metodo di raccolta che consente alla pianta di rigenerarsi, contrariamente a quanto avviene con l’iboga, il cui estirpamento porta spesso alla sua distruzione. In Amazzonia, l’estrazione della materia prima è ancora nelle fasi iniziali, quindi Marques ha iniziato a formare due famiglie per coltivare la pianta misteriosa nella Riserva Estrattiva Chico Mendes.
Marques ha ottenuto l’autorizzazione da ICMBio per raccogliere i primi campioni, e afferma che tutte le famiglie nella riserva sono entusiaste di partecipare al progetto. “Vogliamo offrire a queste famiglie un’alternativa economica”, spiega.
Opportunità per la Ricerca e lo Sviluppo
ICMBio ha confermato che ha autorizzato Marques a raccogliere la specie per scopi di ricerca. La scelta della Riserva Estrattiva Chico Mendes, nota per i suoi conflitti agrari e l’alta deforestazione, è dunque strategica. Marques ha fondato una società, chiamata Hylaea, per sviluppare input farmaceutici utilizzando materie prime dell’Amazzonia. Attraverso collaborazioni con l’Istituto di Chimica dell’Università di San Paolo, sta lavorando per ottimizzare la produzione di ibogaina su scala industriale.
Le vendite di voacangina sono iniziate nel 2025, con una piccola produzione per un’azienda statunitense. Anche Israele ha effettuato un ordine per l’ibogaina. Anche se i trattamenti con ibogaina non sono regolamentati in Brasile, la sostanza può essere esportata commercialmente in paesi dove è legale.
Le ricerche recenti hanno mostrato promettenti risultati nell’utilizzo dell’ibogaina per trattare vari problemi di salute, da dipendenze a disturbi neurologici. Questo crescente interesse scientifico sta alimentando un movimento che chiede la regolamentazione della sostanza.
Riferimenti Ufficiali
- Ona, G., & Marie, S. (2026). The long roots of ibogaine: A journey from plant to pharmaceutical. Journal of Psychedelic Studies.
- Luz, M., & Mash, D. C. (2021). Evaluating the toxicity and therapeutic potential of ibogaine in the treatment of chronic opioid abuse. Expert Opinion on Drug Metabolism & Toxicology.
- Cherian, K. N. et al. (2024). Magnesium–ibogaine therapy in veterans with traumatic brain injuries. Nature Medicine.
Per ulteriori informazioni su questo affascinante argomento, visita il sito di Mongabay.
Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it