Non tutti i coralli sono destinati a scomparire a causa del cambiamento climatico.

Un Futuro Sostenibile per i Coralli: I Risultati di uno Studio Recenti

Un terzo delle barriere coralline del mondo potrebbe resistere agli effetti dei cambiamenti climatici entro il 2050. Questo è quanto emerso da un’analisi condotta dalla Wildlife Conservation Society e dai ricercatori dell’Università di Macquarie, in Australia. I risultati, ancora in attesa di revisione paritaria, sono stati presentati il 16 giugno durante la conferenza Our Ocean svoltasi a Mombasa, in Kenya.

“Questo studio dimostra che c’è speranza,” ha affermato Joseph Maina, professore associato all’Università di Macquarie e partecipante alla ricerca, in un’intervista telefonica con Mongabay.


Metodologia e Risultati dello Studio

Per condurre questa analisi, Maina e il suo team hanno combinato oltre 45.000 osservazioni sul campo delle barriere coralline raccolte dal 1960 al 2025, insieme a 42 diversi fattori ambientali e pressioni umane, come temperatura, stress termico, cicloni, pressione della pesca e connettività. Questi dati sono stati utilizzati per addestrare un modello di intelligenza artificiale in grado di prevedere il futuro delle barriere coralline entro il 2050, in uno scenario caratterizzato da alti livelli di emissioni di gas serra.

I risultati sono stati sorprendenti. Il programma ha mappato 552.969 chilometri quadrati di estensione delle barriere coralline. Di questa superficie, un terzo, corrispondente a circa 165.922 km², potrebbe rivelarsi resistente ai cambiamenti climatici, riuscendo a mantenere comunità coralline sane nonostante l’impatto delle variazioni climatiche. Queste barriere coralline sono distribuite su 71 paesi, ma più della metà si trova in cinque nazioni: Bahamas, Cuba, Australia, Indonesia e Filippine.

Secondo Maina, anche alcuni paesi africani come Kenya, Mozambico e Tanzania ospitano una proporzione significativa di barriere coralline che sembrano essere resilienti al cambiamento climatico.

Una delle limitazioni dello studio evidenziata da Maina è la mancanza di dati preliminari per alcune regioni, che ha impedito al modello di fornire previsioni accurate. “Non avevamo dati sufficienti da parte dell’Africa Occidentale, quindi purtroppo l’IA non ha potuto effettuare previsioni per quella regione,” ha spiegato.


Importanza delle Barriere Coralline per la Biodiversità e le Comunità Umane

Le barriere coralline rappresentano un ecosistema di cruciale importanza. Forniscono habitat e cibo per circa il 25% di tutte le specie marine. La loro scomparsa avrebbe conseguenze drammatiche non solo per la biodiversità marina, ma anche per le comunità umane che dipendono da questi ambienti.

“Le comunità in Africa, in particolare quelle costiere, sono fortemente dipendenti dalle aree marine e costiere, in particolare dalle barriere coralline, perché escono a pescare per mettere il cibo in tavola. Dipendono da esse per la sicurezza alimentare,” ha sottolineato Maina. “Per questa ragione, i paesi devono riflettere su come possono utilizzare il nostro studio, non solo per rispettare gli impegni, ma anche per mantenere i servizi ecosistemici che supportano le loro comunità.”

Le barriere coralline fronteggiano numerose minacce, come i cambiamenti climatici, la pesca eccessiva, l’inquinamento e la distruzione dell’habitat. Le ondate di calore marino registrate nel 2023 e nel 2024 hanno scatenato quello che gli scienziati descrivono come uno degli eventi di sbiancamento corallino più estesi e intensi mai documentati. Le barriere coralline dei paesi africani bagnati dall’Oceano Indiano, come Mauritius e Kenya, stanno ancora recuperando dagli impatti di tali eventi.

Questi dati non sono solo preoccupanti, ma richiedono anche un’azione immediata. La conservazione delle barriere coralline è essenziale per la salute degli ecosistemi marini e per la sostenibilità delle comunità che vi si appoggiano. È fondamentale che i governi e le organizzazioni internazionali collaborino per proteggere questi ambienti vitali e per adattare le loro politiche alla luce dei risultati di ricerche così importanti.

Per saperne di più, si può consultare il sito della Wildlife Conservation Society e il rapporto dell’Università di Macquarie.

Fonti: Wildlife Conservation Society, Macquarie University.

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Luigi Salemi: