Respinta l’istanza di scarcerazione del presunto narcos vicino a Cosa nostra. In attesa di estradizione l’ex moglie e il figlio arrestati in Spagna
Resta in carcere Giacomo Tamburello, il narcotrafficante considerato dagli inquirenti uno dei principali protagonisti del traffico internazionale di droga e ritenuto in affari con Matteo Messina Denaro. Il Tribunale del Riesame ha infatti respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai suoi difensori, confermando la misura cautelare disposta nei suoi confronti.
Tamburello era stato arrestato lo scorso maggio nell’ambito di una vasta inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio. L’operazione aveva portato al sequestro di un patrimonio stimato in circa 200 milioni di euro, ritenuto il frutto di decenni di attività illecite.
Al momento dell’arresto, il presunto narcotrafficante si trovava agli arresti domiciliari nell’abitazione della madre a Campobello di Mazara, lo stesso centro del Trapanese dove Matteo Messina Denaro ha trascorso l’ultima fase della sua lunga latitanza.
L’inchiesta internazionale sul patrimonio nascosto
Nell’ambito della stessa indagine sono finiti in carcere anche l’ex moglie e il figlio di Tamburello, residenti in Spagna. Per entrambi è in corso la procedura di estradizione verso l’Italia.
Secondo la ricostruzione investigativa, Tamburello, ex commerciante di abbigliamento, avrebbe costruito a partire dagli anni Ottanta una delle più importanti organizzazioni dedite al narcotraffico internazionale. Nonostante i numerosi arresti e i periodi trascorsi nelle carceri italiane e spagnole, non avrebbe mai interrotto i propri affari nel settore degli stupefacenti, accumulando nel tempo un’enorme fortuna.
L’indagine che ha portato al sequestro del patrimonio è partita dalla segnalazione di una banca di Andorra, insospettita dai consistenti movimenti finanziari presenti sui conti dell’ex moglie dell’indagato. Da quel momento la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha avviato una complessa attività investigativa che ha coinvolto istituti di credito di diversi Paesi europei e paradisi fiscali, consentendo di ricostruire il sistema economico riconducibile alla famiglia Tamburello.
Nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari viene evidenziato come le attività illecite attribuite a Tamburello siano state caratterizzate da un «consapevole rapporto di contiguità funzionale con Cosa nostra», in particolare con la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara e con il mandamento di Castelvetrano.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito i rapporti con esponenti di primo piano della mafia trapanese, tra cui Nunzio Spezia, Antonio Messina e Leonardo Bonafede, quest’ultimo appartenente a una famiglia storicamente vicina a quella di Francesco Messina Denaro, padre del boss Matteo. Elementi che, secondo l’accusa, confermerebbero il radicamento dell’organizzazione criminale nel contesto mafioso del Trapanese e i legami consolidati con i vertici di Cosa nostra.