Mulè (Fi), centrodestra in difficoltà in Sicilia tra imputati e indagati

Mulè (Fi), centrodestra in difficoltà in Sicilia tra imputati e indagati

Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè lancia un segnale chiaro sullo stato di salute del centrodestra in Sicilia, evidenziando criticità che, a suo dire, non possono più essere ignorate. Intervenendo a Palermo, a margine della presentazione del libro “Palermo di chitarra e coltello” di Giuseppe Sottile, Mulè ha parlato apertamente di una situazione “non rassicurante” che riguarda la tenuta politica, la governabilità e la credibilità della coalizione.

Secondo l’esponente di Forza Italia, le difficoltà emerse sia all’Assemblea regionale siciliana (Ars) sia nella giunta guidata da Renato Schifani rappresentano un motivo di “sofferenza”, ma anche un punto di partenza per una riflessione profonda. Mulè sottolinea la necessità di affrontare i problemi “di petto”, senza nasconderli, nel rispetto delle persone ma con la consapevolezza che ignorarli significherebbe aggravare la situazione.

Sul piano interno al partito, Mulè non si sbilancia rispetto alle voci che lo vorrebbero commissario di Forza Italia in Sicilia. “Non faccio gare o candidature”, chiarisce, ribadendo tuttavia la propria disponibilità a discutere un eventuale incarico con il leader del partito, Antonio Tajani. L’obiettivo, sottolinea, dovrebbe essere quello di costruire una struttura unitaria, capace di valorizzare il confronto tra rappresentanti istituzionali e amministratori locali, rilanciando il dialogo interno.

Mulè sposta poi l’attenzione su un tema più ampio: il consenso elettorale. Il recente esito referendario, osserva, ha evidenziato l’incapacità del centrodestra di aggregare consensi in modo efficace. Da qui la necessità di interrogarsi sulle cause e di avviare un percorso di rinnovamento in vista delle prossime elezioni politiche.

Netta anche la posizione sulle ipotesi di rimpasto nella giunta regionale. Mulè si dice poco interessato a scenari come uno “Schifani bis” e critica apertamente il ricorso ai rimpasti, definiti un “teatrino della politica” che rischia di allontanare i cittadini. Il continuo parlare di cambiamenti nella squadra di governo, secondo lui, trasmette un’immagine negativa, fatta di lotte per le poltrone più che di impegno concreto.

Infine, il vicepresidente della Camera richiama un esempio nazionale: la rapidità con cui il governo guidato da Giorgia Meloni ha gestito la sostituzione di ministri e sottosegretari. Un contrasto che, implicitamente, rafforza la sua critica verso le lungaggini e le tensioni che caratterizzano il contesto politico siciliano.

L’intervento di Mulè si inserisce così in un momento delicato per il centrodestra nell’Isola, segnato da tensioni interne e dalla necessità, sempre più urgente, di ritrovare compattezza e credibilità agli occhi degli elettori.

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