Monica Montefalcone, esperta di praterie marine, muore in incidente subacqueo alle Maldive a 51 anni.



## La Tragica Scomparsa di Monica Montefalcone

Monica Montefalcone, rinomata ecologa marina dell’Università di Genova e esperta di praterie di Posidonia oceanica nel Mediterraneo, è tragicamente deceduta in un incidente di immersione alle Maldive all’età di 51 anni. Con lei ha perso la vita anche la figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, insieme ad altri tre italiani, di cui quattro collegati all’Università di Genova. La sua ricerca ha unito scienza sul campo, pratiche di conservazione e comprensione pubblica, focalizzandosi sulla mappatura, monitoraggio e restauro delle praterie di fanerogame marittime e altri habitat marini costieri.

La comunità accademica e gli studenti la ricordano come una scienziata rigorosa, un’insegnante generosa e un’ottima comunicatrice. Ha avuto un profondo impatto sulla formazione delle giovani generazioni di ricercatori in biologia marina.

## La Visione di Monica Montefalcone per il Mare

Per Monica, il mare non era solo uno sfondo, ma un ecosistema da esplorare: le sue piante, barriere coralline, habitat nascosti e i cambiamenti stagionali. Una prateria di Posidonia oceanica non era semplicemente un appezzamento di verde sotto l’acqua; rappresentava un vivaio, offriva riparo, immagazzinava carbonio e garantiva protezione costiera. Mentre per molti nuotatori appariva solo come alghe marine, per Monica era un sistema vivente che richiede tempo per recuperare quando danneggiato.

Questo aspetto della lentezza nella crescita della Posidonia era cruciale. Infatti, la specie cresce a un ritmo che non si adatta ai tempi umani. Negli ultimi cento anni, più della metà delle praterie mediterranee è andata persa, con perdite particolarmente gravi in Liguria. Monica sosteneva che le leggi e le direttive europee potessero contribuire a proteggere ciò che rimaneva, ma senza interventi attivi, i danni riscontrati avrebbero portato a una responsabilità futura non sostenibile. La rimozione attiva e il ripristino, come il reimpianto manuale di fanerogame, erano misure pragmatiche necessarie ad affrontare reali problematiche ecologiche.

## L’Eredità Professionale di Monica

Monica Montefalcone, deceduta il 14 maggio in un incidente subacqueo, era un’asserita sostenitrice della scienza marina applicata e della sua importanza nella vita quotidiana. Il suo lavoro includeva ecologia marina costiera, habitat bentonici, assemblaggi coralligeni e le conseguenze dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini. Era conosciuta per le sue metodologie di mappatura, monitoraggio e ripristino delle praterie di Posidonia. WWF l’ha descritta come una delle massime esperte degli ecosistemi di Posidonia nel Mediterraneo, ricordando il suo impegno in progetti di conservazione da Liguria a Puglia.

La sua carriera accademica è stata contrassegnata dalla passione per l’insegnamento e per la formazione delle nuove generazioni di scienziati. Alla Università di Genova, ha coordinato il Laboratorio di Ecologia del Paesaggio Marino, un traguardo di cui andava particolarmente fiera. Era consapevole delle sfide che i giovani ricercatori affrontano in un sistema educativo che spesso non offre stabilità. Ha sempre incoraggiato gli studenti a non perdere di vista le loro passioni e i loro sogni, sottolineando, però, che il cammino sarebbe stato irto di ostacoli.

## Un Lasciato Prezioso nel Campo della Biologia Marina

I colleghi e amici ricordano Monica come una scienziata in grado di comunicare concetti complessi in modo chiaro. Le sue spiegazioni sui fenomeni di sbiancamento dei coralli, sull’acidificazione degli oceani, sulla perdita di praterie di fanerogame e sul ripristino degli habitat sono state accessibili a tutti. A Mandriola, in Sardegna, dove ha trascorso estati convivendo con la sua famiglia, molti la descrivono mentre nuotava, correva e osservava i tramonti, con Posidonia sempre presente nei suoi discorsi.

La scomparsa di Monica può apparire come una perdita dura e ingiusta. Tuttavia, il suo operato rimane un testamento alla bellezza e alla complessità del mare. Ha dedicato la sua vita a misurare ciò che stava perdersi, a insegnare agli altri come vederlo e ad aiutare a riparare ciò che era ancora recuperabile. Ciò che resta è concreto: studenti formati, habitat mappati e praterie ripiantate, oltre a una comprensione più chiara di un fondo marino mediterraneo troppo spesso ignorato.

Fonti:
– Università di Genova
– WWF Italia
– Sky TG24

Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it

Luigi Salemi: