Mappa globale delle reti fungine micorriziche: un aiuto per la loro protezione.

La rete dei funghi: un ecosistema nascosto

Sotto i nostri piedi, un immenso mondo di funghi vive e si sviluppa. Si stima che ci siano circa 110 quadrilioni di chilometri di filamenti fungini che permeano i suoli del pianeta. Se messi in fila, questi filamenti potrebbero coprire una distanza quasi un miliardo di volte quella che separa la Terra dal Sole. Recenti studi scientifici hanno iniziato a mappare queste reti, la loro densità e i fattori che le minacciano.

Nel corso dell’anno scorso, i ricercatori hanno pubblicato un’analisi globale sulla rivista Nature, esaminando i modelli di diversità delle comunità fungine micorriziche sotterranee, insieme all’Atlas Sotterraneo, che aiuta i decisori a visualizzare dove è prioritario intervenire per la conservazione.


Un nuovo studio sulla densità dei funghi micorrizici

Recentemente, è stato pubblicato uno studio sulla rivista Science, condotto da ricercatori della Society for the Protection of Underground Networks (SPUN) e collaboratori, che ha prodotto le prime mappe globali sulla densità e sulla biomassa delle reti fungine micorriziche arbuscolari (AM).

Secondo Justin Stewart, autore principale dello studio, “è possibile trovare fino a 10 metri di rete micorrizica in un solo cucchiaino di terreno.” Quasi tutte le piante terrestri vivono in simbiosi con i funghi micorrizici arbuscolari, scambiando acqua e nutrienti con carbonio prodotto dalla luce solare. Queste reti sotterranee fungono da sistema circolatorio vivente per il nostro pianeta e si stima che spostino annualmente circa 4 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente nei suoli, un valore che rappresenta circa l’11% delle emissioni legate all’attività umana in tutto il mondo.


Per costruire le mappe della densità, il team ha utilizzato dati provenienti da oltre 16.000 campioni di suolo raccolti in nove biomi, riferendosi a 322 studi pubblicati. Sono stati sviluppati modelli di apprendimento automatico per prevedere la densità delle reti in regioni non campionate, calibrando tali previsioni con l’ausilio di immagini robotizzate di oltre 300.000 ife (le cellule tubolari che compongono le reti fungine) coltivate in laboratorio presso l’istituto di ricerca AMOLF di Amsterdam.

I risultati sono stati visualizzati in un nuovo strumento interattivo chiamato Mappa dell’Infrastruttura Micorrizica, con stime calcolate per ogni chilometro quadrato di terra emersa. Le mappe rivelano una sorprendente variazione geografica delle reti fungine.


Gli ecosistemi di prateria ospitano circa il 40% di tutta la biomassa fungina AM sulla Terra, con reti particolarmente dense nelle praterie allagate del Sud Sudan, nei Everglades della Florida e nel Plateau tibetano in Asia. Al contrario, le aree agricole presentano circa la metà della densità di rete fungina rispetto agli ecosistemi selvatici. I ricercatori affermano che sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire un legame specifico tra pratiche agricole e salute fungina, poiché reti meno dense potrebbero ridurre la capacità dei suoli di immagazzinare carbonio e cicli nutrizionali.

Studi precedenti hanno rivelato che il 90% dei punti caldi di biodiversità dei funghi AM si trova al di fuori delle aree protette. I nuovi dati suggeriscono che anche l’infrastruttura fisica di quelle reti è esposta a minacce.


“I funghi sono stati trascurati nel dibattito sul clima e sulla conservazione per troppo tempo,” ha affermato Toby Kiers, co-autore dello studio e direttore esecutivo di SPUN. “È giunto il momento di cambiare questa traiettoria.”

La scoperta dell’importanza delle reti fungine come alleate nella lotta ai cambiamenti climatici offre una nuova prospettiva sulla conservazione degli ecosistemi. La comprensione e la protezione di queste reti potrebbero rivelarsi cruciali per il nostro futuro, considerando anche il loro impatto significativo sul ciclo del carbonio.

Per approfondire questo tema, è possibile consultare articoli su piattaforme scientifiche ufficiali come Nature e Science, dove sono disponibili informazioni dettagliate sulle ricerche condotte e sui risultati ottenuti.

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Luigi Salemi: