Mangrovie e argini: una soluzione efficace per la protezione delle coste.

Restauro delle Mangrovie: Una Difesa Costiera Innovativa

Un recente studio ha modellato come il restauro delle mangrovie davanti a infrastrutture per il controllo delle acque, come i dighe, possa creare un sistema di difesa costiera ibrido per affrontare l’innalzamento del livello del mare globale. Questo modello ha evidenziato che questa combinazione, attuata oggi, potrebbe ridurre i danni annuali causati da tempeste e inondazioni di circa 800 milioni di dollari, proteggendo 140.000 persone in meno da eventi disastrosi ogni anno. Con il passare del tempo, le proiezioni mostrano che questi numeri aumenterebbero a causa degli impatti dei cambiamenti climatici. I ricercatori hanno anche valutato dove questi progetti sarebbero più economici, trovando che i benefici si concentrano in gran parte nelle aree a basso reddito, in particolare nel Sud-est asiatico, nel Sud Asiatico e nell’Africa occidentale.


Grazie alle loro fitte radici sommerse, le foreste di mangrovie danno stabilità alle coste in tutto il mondo, fungendo da un vero e proprio “coltellino svizzero” costiero. Esse sono una nursery per pesci giovani e offrono rifugio a specie importanti sia in acqua che sulla terraferma. Inoltre, fungono da sistema di filtraggio per l’inquinamento, agiscono contro l’erosione e riducono l’impatto delle onde in arrivo. Ma anche il miglior strumento può avere bisogno di supporto. Uno studio pubblicato nei “Proceedings of the National Academy of Sciences” analizza come la combinazione del restauro delle mangrovie con i dighi possa moltiplicare le capacità protettive di questi ecosistemi, specialmente in un contesto di cambiamento climatico che intensifica le tempeste e aumenta il livello del mare.

L’autore principale, Timothy Tiggeloven, idrologo e ricercatore ambientale presso la Vrije Universiteit di Amsterdam, è particolarmente interessato a come gestire le acque in modo efficace, unendo difese naturali (infrastrutture “verdi”) e opere artificiali (infrastrutture “grigie”) come i dighi. Sebbene le mangrovie riducano naturalmente l’altezza e la potenza delle onde, non riescono a fermare completamente l’acqua di una tempesta o di un’inondazione.

Sinergia tra Mangrovie e Dighe

Tiggeloven spiega: “Ecco che si presenta questa sinergia della combinazione. Se hai un digho dietro a una mangrovia, questo impedisce all’acqua di straripare sulla terra. Se hai solo i dighi, essi saranno colpiti dalle onde e si verificherà un superamento. Avere entrambe le soluzioni insieme è in realtà un’idea molto intelligente.”

Per testare questo concetto, Tiggeloven e il suo team hanno sviluppato un modello informatico per valutare dove questa combinazione potrebbe risultare più efficace e come le difese ibride potrebbero comportarsi sotto vari scenari di cambiamento climatico. Il modello ha considerato solo quelle foreste di mangrovie a livello globale attualmente degradate ma ripristinabili. I risultati hanno suggerito che, alle condizioni attuali, questa combinazione potrebbe ridurre i danni da inondazioni e tempeste di circa 800 milioni di dollari ogni anno, proteggendo 140.000 persone in meno.


Con l’aumento della frequenza e della forza delle tempeste causato dal cambiamento climatico, l’impatto si amplifica ulteriormente. Se si adottano buone pratiche di riduzione dei gas serra e si raggiunge un innalzamento delle temperature di 2-3°C, si prevede che i danni annuali possano scendere a circa 25 miliardi di dollari. In uno scenario pessimistico, con poca riduzione dei gas serra e un aumento di oltre 4°C, mangrovie e dighi potrebbero prevenire danni superiori a 65 miliardi di dollari all’anno. In entrambi gli scenari, il modello prevede circa 400.000 persone in meno colpite ogni anno.

Analizzando aree specifiche, il potenziale raddoppia. Sia in condizioni attuali che in un futuro più caldo, il Sud Asia, il Sud-est asiatico e l’Africa occidentale mostrano la maggiore potenzialità di riduzione sia dei danni sia del numero di persone interessate. I ricercatori hanno dimostrato che il finanziamento di progetti di restauro in queste regioni costerebbe meno rispetto ai danni causati dalle tempeste. Tali iniziative avvantaggerebbero in gran parte le persone a basso reddito, già più esposte all’inondazione costiera.

Negli ultimi anni, circa 147.000 km² di foreste di mangrovie sono andate perdute a livello globale, pari a una riduzione del 30-50% rispetto alla loro estensione storica. Un rapporto dell’IUCN prevede che oltre la metà di queste foreste rimaste sia a rischio di collasso entro il 2050. Le principali cause di questo declino includono l’inquinamento, la deforestazione e lo sviluppo urbano, che rendono questi ecosistemi meno resilienti.

Per saperne di più, puoi consultare i seguenti studi:

  • Tiggeloven, T., et al. (2026). “Mangrove restoration and coastal flood adaptation: A global perspective on the potential for hybrid coastal defenses” in Proceedings of the National Academies of Science.
  • Winterwerp, J. C., et al. (2025). “Mangrove recovery by habitat restoration using nature-based solutions” in Ecological Engineering.

La ricerca di questo tipo è fondamentale per sviluppare strategie che uniscano gli approcci naturali e artificiali per affrontare una delle sfide più gravi del nostro tempo: il cambiamento climatico.

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Luigi Salemi: