Malaysian Government vieta completamente l’importazione di e-waste per combattere il commercio tossico.
Risultati di Op Green Shield
Nonostante le difficoltà, una task force specializzata conosciuta come Op Green Shield ha iniziato a produrre risultati. Tra gennaio e luglio 2026, il gruppo ha ispezionato 685 container, ripristinando con successo oltre 3.000 tonnellate metriche di rifiuti elettronici nei loro paesi d’origine.
Jim Puckett, direttore esecutivo del Basel Action Network (BAN), evidenzia un ostacolo significativo: gli Stati Uniti, uno dei principali esportatori di rifiuti elettronici, non fanno parte della Convenzione di Basilea sui rifiuti pericolosi, la quale regola il movimento e il commercio di rifiuti tossici. “Gli Stati Uniti non hanno alcun obbligo di far fronte al traffico di rifiuti elettronici dagli Stati Uniti verso la Malesia,” ha affermato Puckett. “Questo pone il governo malese in una situazione molto sfortunata”.
Effetti sulla salute pubblica
Gli operatori illegali dei centri di riciclaggio spesso bruciano componenti di plastica dei rifiuti elettronici per estrarre metalli preziosi, rilasciando mercurio, cadmio e piombo nell’aria. Residenti nelle vicinanze di Port Klang hanno segnalato a Mongabay una puzza penetrante proveniente da queste operazioni, che rende difficile respirare.
Mohamed Tarek El-Fatatry, fondatore dell’impianto di riciclaggio locale ERTH (Electronic Recycling Through Heroes), ha espresso il suo sostegno al divieto, indicando che questo livello il campo di gioco per i riciclatori legali che prima faticavano a competere con negozi illegali che selezionano componenti di alto valore dai rifiuti importati. “C’è così tanto rifiuto nel paese, quindi questo divieto è una cosa positiva perché ci permette di concentrarci sugli sforzi di riciclaggio domestico anziché importare altro materiale,” ha dichiarato Mohamed Tarek.
