Madre delfino e cucciolo usano conchiglie per pescare in Australia. Scoperta sorprendente!

I delfini e l’uso degli strumenti

Una popolazione di delfini che vive nella baia di Shark, in Australia occidentale, ha dimostrato un comportamento affascinante: utilizza grandi conchiglie di lumaca vuote come strumenti per catturare il pesce. Recentemente, scienziati hanno osservato un comportamento simile in un’altra popolazione di delfini sulla costa orientale dell’Australia, cosa mai documentata prima.

I ricercatori hanno registrato addirittura un delfino cucciolo mentre imparava a usare la conchiglia per catturare pesci, suggerendo che potesse aver appreso questa abilità dalla madre, come riportato in uno studio recente. Alexis Levengood, autrice principale dello studio e docente di ecologia animale presso l’Università della Sunshine Coast, ha condiviso la sua emozione: “Appena ho visto il comportamento sulla costa orientale, ho pensato: oh mio Dio, questo è enorme.”


Il comportamento del “shelling”

Il comportamento conosciuto come “shelling” implica che i delfini bottlenose (Tursiops truncatus) inseguiscano i pesci all’interno di grandi conchiglie di lumaca vuote, infilino il loro rostro per intrappolare il pesce e poi sollevino la conchiglia in superficie, permettendo al pesce di scivolare direttamente nella bocca del delfino. Levengood spiega che questa tecnica dà ai delfini un vantaggio competitivo rispetto agli altri delfini che non utilizzano strumenti, rendendo più facile catturare pesci difficili da prendere.

Il comportamento è stato descritto per la prima volta nel 2011, quando gli scienziati hanno osservato che circa il 2% dei delfini nella baia di Shark mostrava questa abilità. Si credeva fosse un comportamento localizzato fino a quando Levengood ha confermato nel 2025 che tre delfini nel Great Sandy Marine Park, in Queensland, utilizzavano la stessa tecnica. I ricercatori notano che nel 2013 e nel 2019, fotografi a bordo di una barca turistica hanno catturato immagini di delfini che si dedicavano al “shelling” nella stessa area.


Le due popolazioni di delfini, che si trovano ai lati opposti dell’Australia, non migrano, quindi i delfini del Queensland non avrebbero potuto apprendere direttamente questa abilità dalla popolazione della baia di Shark, dice Levengood. Inoltre, potrebbe essere che il comportamento sia comune ma non ancora osservato dai biologi, e la loro principale teoria è che si sia evoluto in modo indipendente in entrambe le popolazioni.

Entrambi i gruppi di delfini sono abitanti di baie con acque poco profonde e grandi conchiglie di gasteropodi: ambienti ideali per innovare il “shelling”. Gli scienziati di Shark Bay ritengono che i delfini abbiano appreso il comportamento dagli altri delfini, mentre nel Great Sandy Marine Park, il team di Levengood ha osservato un cucciolo ripetere immediatamente il comportamento dopo la madre.


Levengood considera questo un risultato entusiasmante perché offre una nuova prospettiva su come gli animali apprendono comportamenti sociali complessi. Oltre al “shelling”, i delfini sono noti per un’altra abilità: utilizzare spugne di mare sul loro rostro per proteggere la pelle delicata mentre cercano cibo sul fondo roccioso del mare. Questo comportamento, definito “sponging”, è estremamente difficile e gli scienziati sostengono che i delfini possano impararlo solo dalle madri quando sono cuccioli. Il “shelling”, al contrario, è più facile da apprendere e si può acquisire anche da coetanei in un secondo momento.

Levengood afferma che una tale flessibilità comportamentale dimostra l’intelligenza straordinaria dei delfini. L’innovazione di utilizzare strumenti come le conchiglie non solo mette in evidenza l’adattamento degli animali ai loro ambienti marini, ma apre anche nuove strade per la ricerca sulla cultura animale e l’apprendimento sociale.

Aggiungere questa dimensione al nostro comprensione della vita marina potrebbe portare a migliori misure di conservazione e protezione per queste creature straordinarie.

Le fonti ufficiali di questo studio sono disponibili su piattaforme scientifiche riconosciute, e il lavoro di ricerca segue le linee guida stabilite da enti come il Nature Journal e l’Elsevier.

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Luigi Salemi: