Contaminazione da Arsenico nel Fiume Mekong
Le autorità thailandesi hanno rilevato livelli pericolosi di contaminazione da arsenico nei sedimenti del fiume Mekong e di tre suoi affluenti, nelle province settentrionali di Chiang Mai e Chiang Rai. La contaminazione è stata ampiamente associata a un incremento estrattivo di attività minerarie non regolamentate, inclusa quella per i minerali rari, localizzata a monte, nello stato Shan del Myanmar. Gli esperti avvertono che i metalli pesanti tossici potrebbero minacciare gli ecosistemi acquatici, la pesca e i mezzi di sussistenza di milioni di persone che dipendono dal bacino del Mekong.
Il Dipartimento di Controllo dell’Inquinamento della Thailandia ha eseguito test nei sedimenti del Mekong a marzo, rivelando per la prima volta la presenza di arsenico nella corrente principale del fiume, considerato vitale per la biodiversità e la vita umana della regione.
I risultati pubblicati a metà aprile indicano che i sedimenti prelevati da tre stazioni di monitoraggio lungo il Mekong contenevano concentrazioni di arsenico comprese tra 73 e 296 milligrammi per chilo. Secondo il Dipartimento, concentrazioni inferiori a 10 mg/kg sono considerate generalmente sicure per la vita acquatica, mentre livelli superiori a 33 mg/kg sono giudicati pericolosi. Le analisi effettuate sui sedimenti raccolti in affluenti come i fiumi Kok, Sai e Ruak mostrano concentrazioni che vanno da sotto il limite di sicurezza di 33 mg/kg fino a 57 mg/kg, indicando una diffusione della contaminazione.
Il problema della contaminazione da metalli pesanti nel bacino del Mekong è stato collegato a attività minerarie non controllate nel Myanmar. Le ricerche condotte dal think tank Stimson Center identificano 833 miniere non regolamentate nel bacino, con 86 sospettate di estrarre minerali rari. Importante notare che oltre la metà di queste miniere è stata aperta tra il 2024 e il 2026.
Impatto sulla Vita e sull’Ecosistema del Mekong
Oltre 50 milioni di persone nel bacino del Mekong dipendono dal fiume per acqua, pesce e mezzi di sussistenza. La regione è anche un hotspot di biodiversità, ospitando circa 20.000 specie vegetali e varie forme di vita acquatica, tra cui il pesce gatto gigante del Mekong (Pangasianodon gigas) e il delfino Irrawaddy (Orcaella brevirostris), entrambi in pericolo di estinzione. Recentemente, il fiume è stato sotto pressione a causa della proliferazione di dighe idroelettriche, pesca insostenibile e contaminazione chimica dall’agricoltura.
Il boom dell’estrazione di minerali rari e critici rischia di compromettere ulteriormente la salute del fiume e delle comunità che lo popolano. Elementi come il litio e il cobalto, fondamentali per le industrie tecnologiche globali, sono estratti in maniera ecologicamente distruttiva, aumentando i livelli di tossicità nei corsi d’acqua.
Le autorità thailandesi hanno emesso avvisi alle comunità fluviali, esortando a consumare meno pesce proveniente dai fiumi. Alcune comunità sono state invitate a evitare completamente il contatto con l’acqua. Regan Kwan, ricercatore del Stimson Center, ha sottolineato che le recenti rilevazioni di arsenico nel Mekong potrebbero essere correlate ai cambiamenti stagionali, poiché le forti piogge aumentano la possibilità che le lagune di estrazione trabocchino, portando la contaminazione a valle.
La mancanza di coordinamento a livello regionale riguarda anche ciò che accade con le attività minerarie nei vari paesi. La Commissione del Fiume Mekong ha cercato di facilitare la cooperazione tra gli stati membri, ma non ha capacità di testare in modo indipendente. Attualmente non ci sono evidenze concluse che colleghino specificamente l’estrazione mineraria a contaminazioni in ogni area, ma i risultati di monitoraggio indicano la necessità di approfondimenti.
I dati attuali sono ancora insufficienti per comprendere appieno l’impatto della contaminazione da metalli pesanti, sia sulla flora che sulla fauna locali. Malgrado il monitoraggio continui, le risposte governative sembrano tardare, suscitando preoccupazioni fra gli esperti. Brian Eyler, direttore del programma del Stimson Center, ha esposto la gravità della situazione, evidenziando che i metalli persistono e accumulano danni anche molto tempo dopo la cessazione delle attività minerarie.
Una soluzione duratura richiede un’iniziativa coordinata per testare l’acqua del fiume e comprendere meglio gli effetti della contaminazione. L’intervento immediato è fondamentale per proteggere le comunità locali e garantire la sostenibilità del bacino del Mekong.
Fonti ufficiali:
- Stimson Center: www.stimson.org
- Dipartimento di Controllo dell’Inquinamento, Thailandia
- Commissione del Fiume Mekong
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