Lo studio della Cgia di Mestre stima un aumento complessivo delle bollette per le famiglie italiane di oltre 9 miliardi di euro. Palermo tra le città più colpite.
A quindici giorni dall’inizio del conflitto in Iran, i mercati delle principali materie prime mostrano ancora una tenuta complessivamente solida anche in Sicilia, senza impennate generalizzate dei prezzi. Tuttavia l’impatto sul costo dell’energia e dei carburanti comincia a farsi sentire e potrebbe incidere in modo significativo sui bilanci delle famiglie.
Secondo uno studio dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, il rincaro complessivo delle bollette di luce e gas per le famiglie italiane potrebbe arrivare a circa 9,3 miliardi di euro. Su base media, questo significherebbe un aumento di circa 350 euro l’anno per nucleo familiare.
L’impatto in Sicilia: Palermo tra le città più colpite
La ricerca ha stimato anche l’impatto potenziale nelle principali città siciliane, tenendo conto del numero di famiglie residenti e dell’aumento previsto dei costi energetici.
A Palermo, dove le famiglie sono 511.311, l’aggravio complessivo stimato raggiunge i 179 milioni di euro. A Catania, con 460.940 famiglie, l’aumento stimato è di 161,3 milioni di euro.
A Messina, su 280.409 famiglie, la stima parla di 98,1 milioni di euro di rincari complessivi.
Seguono poi Trapani con 65,2 milioni di euro su 86.144 famiglie, Agrigento con 61,6 milioni su 176.108 famiglie, Siracusa con 59,5 milioni su 169.943 famiglie, Ragusa con 47,8 milioni su 136.640 famiglie, Caltanissetta con 37,2 milioni su 106.188 famiglie e infine Enna con 24,1 milioni di euro su 68.935 famiglie.
Nel confronto nazionale Palermo si colloca al settimo posto tra le città con i rincari più elevati. In cima alla classifica c’è Roma, dove su oltre due milioni di famiglie l’aggravio stimato è di 705,8 milioni di euro. Seguono Milano con 554,5 milioni su 1.584.315 famiglie e Napoli con 406,2 milioni su 1.160.514 nuclei familiari.
Carburanti in aumento: diesel oltre i due euro
L’effetto delle tensioni internazionali si riflette soprattutto sui carburanti. I prezzi medi alla pompa in modalità self service hanno registrato un aumento significativo nel giro di due settimane.
Per la benzina il prezzo medio è passato da 1,67 euro al litro del 27 febbraio a 1,816 euro al 13 marzo, con un incremento dell’8,7%. Ancora più marcato l’aumento del diesel, salito da 1,72 euro a 2,033 euro al litro, con un balzo del 18,2%.
Petrolio e gas tra le materie prime più colpite
Secondo l’analisi dell’ufficio studi della Cgia, tra le materie prime monitorate soltanto i combustibili fossili stanno registrando forti tensioni. Il prezzo del petrolio è aumentato del 45,8%, mentre il gas ha fatto segnare una crescita del 62%.
La volatilità dei prezzi è legata soprattutto alle tensioni geopolitiche nell’area del Golfo Persico e al timore di possibili ripercussioni sulle rotte energetiche internazionali, con effetti immediati sui mercati europei e sulle quotazioni delle forniture di gas e petrolio.
Secondo le stime della stessa associazione, se la crisi dovesse prolungarsi nel tempo l’impatto non riguarderebbe soltanto le famiglie ma anche il sistema produttivo italiano, con un possibile aumento dei costi energetici per le imprese di quasi 10 miliardi di euro nel 2026 tra elettricità e gas.
Per il momento i mercati mostrano ancora una certa stabilità, ma gli analisti avvertono che l’evoluzione del conflitto potrebbe determinare nuovi scossoni sui prezzi dell’energia e dei carburanti nelle prossime settimane.