Le specie “aliene” che stanno conquistando la Sicilia

Pesci tropicali, crostacei, rettili, uccelli e insetti che fino a qualche decennio fa sembravano appartenere a ecosistemi lontanissimi possono oggi essere incontrati anche in Sicilia. Non si tratta di animali “alieni” nel senso letterale del termine, ma di specie esotiche, cioè originarie di altre aree geografiche, arrivate al di fuori del loro habitat naturale. Alcune sono state introdotte volontariamente, altre sono arrivate accidentalmente attraverso il commercio, il trasporto marittimo, l’acquacoltura o il rilascio di animali detenuti dall’uomo.

Il fenomeno riguarda in particolare il Mediterraneo, dove l’apertura del Canale di Suez ha favorito l’arrivo di numerose specie provenienti dal Mar Rosso. Anche il cambiamento climatico può facilitare l’insediamento di organismi abituati a temperature più elevate. Non tutte le specie non indigene diventano invasive, ma quelle che riescono a riprodursi rapidamente e a trovare condizioni favorevoli possono modificare gli equilibri degli ecosistemi.

Dal pesce scorpione alla formica di fuoco


Tra gli esempi più evidenti ci sono alcuni pesci tropicali. Il pesce scorpione, il pesce palla maculato e due specie di pesce coniglio sono stati segnalati per la prima volta in Sicilia nell’ambito della campagna “Attenti a quei 4” promossa da ISPRA e CNR-IRBIM. Alcuni di questi animali possono inoltre rappresentare un rischio per l’uomo: il pesce scorpione possiede spine velenose, mentre il pesce palla può essere tossico se consumato.

Un altro caso ormai noto è quello del granchio blu (Callinectes sapidus), originario delle coste atlantiche americane e arrivato nel Mediterraneo. La specie si è diffusa in diverse aree del bacino ed è stata associata a impatti sulla pesca, sull’acquacoltura e sugli ecosistemi. La sua proliferazione ha portato anche alla predisposizione di specifici interventi nazionali di contenimento.

Ma la Sicilia deve fare i conti anche con specie esotiche presenti sulla terraferma. Tra quelle considerate invasive a livello europeo rientrano, per esempio, la tartaruga palustre americana e il gambero rosso della Louisiana. La prima può entrare in competizione con le testuggini palustri autoctone, mentre il gambero può modificare gli ambienti acquatici nei quali si insedia.

Nel 2026 l’attenzione si è inoltre concentrata sulla formica di fuoco (Solenopsis invicta), una specie originaria del Sud America. La Regione Siciliana ha istituito una cabina di regia sulle specie esotiche invasive, indicando proprio il monitoraggio e il contenimento della formica di fuoco tra le situazioni da affrontare con strumenti coordinati.

Quando una nuova specie diventa un problema


L’arrivo di un animale da un’altra parte del mondo non significa automaticamente che si trasformerà in una minaccia. Il problema nasce quando la specie riesce a stabilirsi, riprodursi e diffondersi provocando effetti rilevanti sull’ambiente, sull’economia o sulla salute.

Una specie invasiva può competere con gli animali locali per il cibo e gli spazi, predare specie che non hanno sviluppato difese adeguate oppure trasmettere patogeni. In alcuni casi può anche modificare fisicamente l’habitat, alterando le condizioni necessarie alla sopravvivenza di altre specie. ISPRA considera le specie aliene invasive una delle principali minacce alla biodiversità.

Per questo motivo il monitoraggio è fondamentale. Fotografare un animale insolito e segnalarne la presenza può aiutare i ricercatori a capire se una specie sta semplicemente facendo una comparsa occasionale oppure se sta iniziando a stabilirsi. La cosiddetta “citizen science”, cioè la collaborazione dei cittadini alla raccolta di osservazioni, viene infatti considerata uno strumento importante per seguire la diffusione delle specie non indigene.

La Sicilia, per la sua posizione al centro del Mediterraneo e per la varietà dei suoi ambienti, rappresenta un territorio particolarmente interessante per osservare questo fenomeno. Il cambiamento del clima, l’intensificazione dei traffici e la crescente mobilità delle persone e delle merci rendono sempre più importante conoscere queste nuove presenze: non per demonizzare gli animali, che non hanno alcuna responsabilità nel loro spostamento, ma per comprendere come proteggere gli ecosistemi che li accolgono.

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