Cosa succede agli animali quando scompare una specie dal loro ambiente

In natura nessuna specie vive davvero isolata dalle altre. Ogni animale occupa un posto all’interno di una rete fatta di prede e predatori, competizione per il cibo, riproduzione, dispersione dei semi e rapporti con piante, insetti e microrganismi. Per questo, quando una specie scompare, le conseguenze possono andare ben oltre la perdita di quell’animale e coinvolgere, a cascata, numerosi altri organismi.

È il cosiddetto effetto domino ecologico: eliminare un elemento dalla rete può modificare gli equilibri che si sono formati nel corso di migliaia o milioni di anni. Non sempre le conseguenze sono immediate e non sempre sono facili da osservare, ma nel tempo possono trasformare profondamente un ambiente.

La scomparsa di un predatore, per esempio, può provocare un aumento delle sue prede. Se queste diventano troppo numerose, possono consumare una quantità maggiore di vegetazione, modificando a loro volta le risorse disponibili per altri animali. Al contrario, la diminuzione di una specie che rappresenta una fonte alimentare può mettere in difficoltà i predatori che dipendono da essa.

Quando manca un predatore o una preda


Uno degli esempi più conosciuti riguarda i grandi predatori. La loro presenza contribuisce spesso a mantenere sotto controllo le popolazioni delle specie di cui si nutrono e può influenzarne anche il comportamento. Quando vengono eliminati da un territorio, le loro prede possono aumentare oppure modificare il modo in cui utilizzano lo spazio.

È quello che gli ecologi chiamano cascata trofica, un processo nel quale un cambiamento che parte da un livello della catena alimentare finisce per produrre effetti anche a livelli completamente diversi.

Ma il fenomeno può funzionare anche nella direzione opposta. Se scompare una preda importante, un predatore può essere costretto a cambiare alimentazione, spostarsi in altre zone oppure diminuire numericamente. A sua volta, la riduzione di quel predatore può favorire altre specie.

Un ruolo fondamentale è svolto anche dagli animali che sembrano meno importanti. Gli insetti impollinatori, per esempio, permettono a moltissime piante di riprodursi. La loro diminuzione può quindi avere conseguenze sulla vegetazione e, indirettamente, su tutti gli animali che utilizzano quelle piante per nutrirsi o trovare rifugio.

Anche una specie “piccola” può avere un ruolo enorme


Alcuni animali svolgono poi una funzione definita dagli scienziati specie chiave. La loro presenza può avere un’influenza sull’ecosistema molto maggiore rispetto alla loro abbondanza numerica.

Un esempio è rappresentato da alcune specie di grandi erbivori, predatori o animali che modificano fisicamente l’ambiente. Attraverso il pascolo, lo scavo, la costruzione di tane o la dispersione dei semi, possono creare condizioni favorevoli anche per altre specie.

Anche gli animali morti continuano, inoltre, a far parte del ciclo naturale. Le carcasse rappresentano una risorsa per avvoltoi, insetti, mammiferi necrofagi e numerosi microrganismi. La scomparsa di una specie può quindi interrompere anche questo tipo di collegamento.

Il problema diventa particolarmente serio quando le perdite si accumulano. La scomparsa di più specie può rendere l’ecosistema progressivamente più fragile, riducendone la capacità di reagire a siccità, incendi, malattie, cambiamenti climatici o altre perturbazioni.

Per questo la biodiversità non significa semplicemente avere “tanti animali diversi”. Significa mantenere una rete di relazioni nella quale ogni organismo contribuisce, in misura maggiore o minore, al funzionamento dell’ambiente.

Quando una specie scompare, dunque, non si spegne soltanto una singola presenza. Può venire meno anche una funzione, un collegamento, una fonte di cibo o un equilibrio costruito dalla natura nel corso di tempi lunghissimi. Ed è proprio questo che rende ogni estinzione molto più importante di quanto possa apparire a prima vista.

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