In India, nei Western Ghats, le selve sacre, piccole aree forestali protette dalle comunità e dedicate a divinità locali, dimostrano una straordinaria capacità di rigenerare specie arboree autoctone rispetto ai terreni circostanti, secondo un recente studio, riportato da Liz Kimbrough su Mongabay.
Un’indagine sulle selve sacre
Per questo studio, un team di ricercatori della Applied Environmental Research Foundation (AERF) ha mappato e misurato 82 imponenti alberi secolari appartenenti a 20 specie nel villaggio di Vanzole, situato nel settore settentrionale dei Western Ghats, la catena montuosa che costeggia la costa occidentale dell’India. Gli scienziati hanno definito “giganti” quegli alberi che superano il metro di altezza.
I risultati hanno rivelato che le selve sacre ospitano quasi il doppio delle specie di alberi giganti rispetto alle aree circostanti delle villaggi, con 12 delle specie misurate che crescono esclusivamente all’interno di queste aree protette. Ad esempio, mentre alberi da frutto come mango (Mangifera indica) e giuggiole (Artocarpus heterophyllus) predominano nei villaggi, specie come baheda (Terminalia bellirica), una pianta medicinale, sono comuni nelle selve.
Il ruolo cruciale degli alberi giganti
Secondo Kevin Matteson, co-autore dello studio e direttore associato del Progetto Dragonfly presso l’Università di Miami, “I villaggi sono giardini curati, mentre le selve sacre sono capsule ecologiche del tempo”. Questi alberi giganti fungono da “guanti da ricezione ecologici,” fornendo i grandi rami e le cavità necessarie a uccelli frugivori di grandi dimensioni, come i bucchero. Questi uccelli, nutriti dai frutti, disperdono grandi semi nel paesaggio circostante.
Il terreno poco disturbato delle selve sacre offre una maggiore probabilità di crescita per i semi caduti rispetto a quelli lasciati nei terreni dei villaggi. Ad esempio, i giovani alberi di strychnine (Strychnos nux-vomica), i cui semi sono ampiamente disperso dai buccheri, crescono sotto il 77% degli alberi nelle selve, rispetto al solo 5% negli alberi dei villaggi.
Le selve studiate hanno una dimensione media di soli 6.587 metri quadrati (70.902 piedi quadrati) eppure funzionano come “foreste di riferimento” critiche, che mostrano quale fosse la biodiversità originale di questa specifica regione prima delle modifiche umane, secondo Omkar Pai, primo autore dello studio e membro di AERF.
Oltre a ciò, le selve fungono anche da punti di collegamento ecologici attraverso paesaggi frammentati. L’AERF ha registrato la presenza della tigre reale del Bengala (Panthera tigris tigris) e di una pantera nera (Panthera pardus) in una foresta privata protetta dalla fondazione, situata vicino a una riserva di tigri.
Anche se i risultati sono promettenti, le selve stanno subendo cambiamenti, con alcuni santuari che vengono abbattuti per far posto a templi in cemento. “Da un punto di vista ecologico, versare cemento sulle zone radicali e rimuovere la vegetazione sottostante elimina fisicamente l’habitat per la crescita,” ha detto Pai.
Archana Godbole, direttrice dell’AERF, ha dichiarato che la conservazione di queste foreste richiede la salvaguardia delle culture tradizionali che le proteggono. Ditro Wibisono Wardi Parikesit, un ecologo che studia foreste in Borneo indonesiano protette da credenze spirituali e non coinvolto nello studio indiano, ha affermato: “La paura è spesso vista negativamente, ma in questo contesto può funzionare come una forza protettiva.”
Le selve sacre nei Western Ghats costituiscono un esempio eccezionale di come la tradizione e la natura possano coesistere e contribuire alla biodiversità locale. Questi habitat non solo supportano la flora autoctona, ma giocano anche un ruolo vitale nell’equilibrio dell’ecosistema, sottolineando l’importanza della protezione di tali aree in tutto il mondo.
Per ulteriori informazioni, puoi consultare le fonti ufficiali come il database dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN) e i report della Applied Environmental Research Foundation (AERF).
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