Le origini dell’etnobotanica indigena: come gli anziani hanno documentato le conoscenze medicinali.

Etno-botanica dal basso: la storia di Hemerson Dantas e la sua comunità

Nel mondo della medicina tradizionale, un nuovo capitolo si è aperto grazie al lavoro di Hemerson Dantas dos Santos Pataxó HãHãHãi, il primo etnobotanico indigena pubblicato al mondo. In un approccio di etnobotanica partecipativa senza precedenti, Hemerson ha collaborato con la sua comunità per documentare le pratiche medicinali tradizionali, registrando ben 175 piante medicinali, molte delle quali hanno trovato conferma nella letteratura scientifica. Mongabay ha avuto il privilegio di incontrare Hemerson e diversi anziani indigeni soprannvissuti a conflitti territoriali violenti, scoprendo così i loro saperi medicinali e gli sforzi per preservarli all’interno del Territorio Indigeno Caramuru/Paraguassu, occupato illegalmente da allevatori per decenni nel Bahia, Brasile. Campioni di piante raccolte da Hemerson sono custoditi in un erbario registrato a livello internazionale, con l’obiettivo di tramandare le conoscenze ancestrali alle generazioni future.

Un confronto con la storia

Marta Xavier de Oliveira, nota come Dona Marta, è una delle custodi di queste tradizioni. Ad 87 anni e come anziana del popolo Kariri-Sapuyá, ricorda con nostalgia quando le montagne attorno alla sua casa erano ricoperte di foreste. “Quando ci ammalavamo, là trovavamo la nostra medicina,” ha raccontato a Mongabay, mentre mostrava il suo giardino di piante medicinali. È accanto a un albero di embaúba (Cecropia pachystachya), usato per trattare il diabete e problemi alla prostata. Purtroppo, molte piante medicinali, come il puaia, utilizzato per curare morsi di serpente, sono scomparse a causa della deforestazione.

La perdita di queste risorse non ha cancellato il passato. La sapienza di Dona Marta è viva attraverso uno studio pubblicato nel Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, che cita il suo lavoro. La pubblicazione è stata redatta da Hemerson insieme a Eliana Rodrigues, una professoressa della Università Federale di São Paulo.


Il potere della memoria collettiva

Secondo Hemerson, il loro lavoro è cruciale per rendere “immortale” il sapere degli anziani, definiti “biblioteche viventi” e “Guardiani dei Ricordi”. Dona Marta non ha solo tratto beneficio dall’esistenza delle piante nel suo giardino; essa ha applicato le conoscenze apprese dai suoi antenati nel suo lavoro di ostetrica, un ruolo fondamentale in una comunità spesso priva di assistenza medica. “Gli indigeni veneravano la natura, il sole e la luna,” spiega un’altra anziana, Dona Maura, 74 anni. La saggezza e la spiritualità di queste pratiche sono essenziali per la salute della comunità.

In questo scenario, Hemerson ha voluto riunire la sua gente per raccogliere informazioni sulle piante medicinali. La loro ricerca si è concentrata su quelle utilizzate per affrontare le malattie più comuni nel territorio, come diabete e ipertensione. Il suo lavoro ha confermato che il 79% delle piante catalogate è supportato dalla letteratura scientifica.

La perdita della biodiversità ha avuto conseguenze devastanti sulla cultura e conoscenza tradizionale. Gli anziani hanno espresso che le pratiche tradizionali sono spesso l’unico metodo efficace per la guarigione nelle loro comunità. È emerso che molte delle loro conoscenze sono state trasmesse tramite sogni e preghiere, unendo spiritualità e pratiche mediche. “La spiritualità è una parte fondamentale delle nostre tradizioni,” afferma Dona Creuza, 70 anni.

Sperimentazione e innovazione per il futuro

Il terreno fertile per queste pratiche sta venendo reintegrato con l’istituzione di giardini medicinali, come quello creato da Aniraldo Xavier Kariri-Sapuyá, che coltiva oltre 150 specie di piante. Nasce qui il “Horta Medicinal,” un giardino di riferimento istituito nel 2023 dal governo federale per rispondere alle richieste della comunità. Questo giardino non è solo uno spazio per la coltivazione, ma un luogo di apprendimento, dove vengono condivise conoscenze medicinali con le nuove generazioni.

Il sogno di Hemerson è quello di vedere le pratiche mediche indigene incorporate nel sistema sanitario federale del Brasile. Attualmente, nonostante oltre il 70% dei farmaci disponibili in farmacia derivi da piante, solo un numero limitato di specie è stato approvato dalle autorità sanitarie.

Inoltre, Hemerson sta finalizzando un libro che sintetizzerà la sua ricerca, arricchito da fotografie e ricette, per rendere le informazioni accessibili alla sua comunità e alle generazioni future. Le immagini delle piante e le conoscenze tradizionali saranno un ponte per conservare e tramandare queste preziose risorse culturali.


Collaborazione e futuro promettente

Il viaggio di Hemerson ha avuto successo non solo nel fornire un riconoscimento alla cultura indigena, ma anche nell’ispirare altri a registrare le proprie conoscenze. La sua difesa della tesi di dottorato è stata un momento cruciale che ha messo in luce l’importanza della documentazione etica delle conoscenze indigene. “Questo approccio partecipativo ha dato voce alla mia gente, rendendoli protagonisti delle loro storie,” ha affermato Hemerson.

Questa storia è un potente esempio di come cultura, medicina e identità siano interconnessi e come il sapere tradizionale possa contribuire a un futuro in cui le pratiche indigene non solo vengano riconosciute, ma anche celebrate e integrate nella società moderna.

Fonti:

  • Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine
  • Università Federale di São Paulo (Unifesp)
  • Mongabay

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Luigi Salemi: