Il Potere delle Narrazioni Indigene nell’Era Moderna
Un nuovo libro dello studioso indigeno australiano Tyson Yunkaporta esplora come le narrazioni umane influenzino il modo in cui la società moderna si autogoverna, e, cosa fondamentale, come essa sfrutti o protegga il mondo naturale. Yunkaporta, membro del clan Apalech (Wik) e ricercatore senior presso l’Università di Deakin, sottolinea la gravità della disinformazione e della distorsione della verità. Come afferma, “è una cosa terribile … misrepresentare le cose, fare affermazioni false, testimoniare falsamente in maniera tale da plasmare una narrazione, quella che tutti seguono”.
Nel suo libro, intitolato *Right Story, Wrong Story: Adventures in Indigenous Thinking*, Yunkaporta sostiene che individuare e correggere i “falsi racconti” sia cruciale per fermare lo sfruttamento ambientale. Definire un “falso racconto” è fondamentale: si tratta di una narrazione ingannevole che funge da “maledizione”, presentando illusioni come se fossero reali, giustificando in tal modo lo sfruttamento della natura e il benessere della comunità attraverso storie prive di connessione con la terra.
Per illustrare il concetto di “falso racconto” utilizzato dagli sfruttatori delle risorse moderne, Yunkaporta racconta il mito aborigeno di Tidalik, una rana gigante che accumulava tutta l’acqua del mondo per sé. Tidalik è paragonato a istituzioni finanziarie di Wall Street e ai miliardari che scommettono su futuri legati all’acqua, “parcheggiando il loro denaro” nel settore immobiliare, aggravando così la crisi della casa e bloccando il flusso naturale delle risorse.
Riflessioni sull’Antidoto e la Mindfulness Sacra
Nella leggenda, il regno animale non “mangia” Tidalik; è invece un’anguilla che lo fa ridere legandosi in nodi, costringendo la rana a “rigettare tutta l’acqua nella terra”. Yunkaporta osserva: “Molte persone dicono, ‘Mangiate i ricchi’. Io dico, ‘Intrattenete i ricchi'”. Questa ironica ma profonda riflessione mette in evidenza l’importanza della prospettiva indigeno-culturale nelle questioni attuali.
Secondo Yunkaporta, l’antidoto a questi schemi distruttivi risiede nel “Primo Legge”, un’interpretazione indigena del modo in cui le persone si relazionano tra loro e con la natura. Egli scrive: “La prima relazione è quella tra terra e persone, e la seconda è tra persone e persone. La seconda è condizionata dalla prima.” Questa visione suggerisce che la salute delle comunità e dell’ambiente è interconnessa e che sarebbe fondamentale ripristinare queste relazioni.
Adottando ciò che Yunkaporta definisce la “mente sacra”, gli individui possono comprendersi non come attori isolati, ma come una “collezione di relazioni, connessioni e obblighi” verso il mondo naturale. Offrendo una prospettiva indigena, questa riflessione rappresenta un’opportunità per costruire una società più sostenibile, spostando il focus dalla semplice acquisizione al senso di appartenenza.
Inoltre, il prossimo libro di Yunkaporta, *Snake Talk*, approfondirà le narrazioni fondamentali condivise tra molte culture umane, che egli ritiene possano fungere da “punti di leva” per sanare il pianeta, superando le divisioni globali. La condivisione di storie ricche e significative è vista come un modo per unire le diversità e promuovere un cambiamento positivo.
Per ascoltare l’intera conversazione con Tyson Yunkaporta e scoprire di più sul suo approccio innovativo alle narrazioni indigene, visita il sito di Mongabay. La ricerca sulle tradizioni indigene offre una nuova luce sulla relazione tra umanità e natura, evitando la distruzione che troppo spesso ha caratterizzato le interazioni moderne con l’ambiente.
Immagine di otto modi australiani indigeni di apprendimento, basata sulla tesi di ricerca di Tyson Yunkaporta del 2009. Immagine via Wikimedia Commons (CC0 1.0).
Fonti ufficiali:
– Mongabay;
– Università di Deakin;
– Pubblicazioni di Tyson Yunkaporta.
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