Le mangrovie: risorsa sottovalutata nella lotta contro l’inquinamento da azoto, secondo uno studio

Mangrovie e il Ruolo Cruciale nella Riduzione dell’Inquinamento da Azoto

Le foreste di mangrovie potrebbero contribuire a sequestrare oltre cinque milioni di tonnellate metriche di inquinamento da azoto negli ecosistemi costieri di tutto il pianeta, secondo uno studio recente. Questo dato mette in evidenza l’importanza della protezione e del ripristino di queste foreste, che sono fondamentali per la salute ambientale globale.

L’inquinamento da azoto proviene principalmente da fertilizzanti sintetici utilizzati in agricoltura e dai rifiuti umani che contaminano le fonti d’acqua. Sebbene l’azoto sia un nutriente essenziale per la vita, il suo eccesso favorisce la proliferazione di alghe, rendendo le acque torbide e maleodoranti. In situazioni estreme, la morte delle alghe può esaurire l’ossigeno, lasciando grandi zone morte che compromettono la vita acquatica e causano la morte di pesci e altri organismi marini.


Una Risorsa Naturale Preziosa e Sottovalutata

I ricercatori che hanno condotto questo studio hanno analizzato dati globali sul sequestro dell’azoto da parte delle mangrovie, stimando che attualmente sequestrano circa 870.000 tonnellate metriche di azoto ogni anno. Si è scoperto che, se le mangrovie vengono protette e ripristinate, questo numero potrebbe aumentare a oltre 5 milioni di tonnellate all’anno. Il valore di questo servizio ecosistemico fornito dalle mangrovie è stato stimato oltre 8 miliardi di dollari annuali.

Secondo Ziyan Wang e Benoit Thibodeau, coautori dello studio, “le foreste di mangrovie rappresentano una potente e sottovalutata soluzione naturale di mitigazione per l’inquinamento da azoto.” I due ricercatori hanno suggerito che la rimozione dell’azoto dovrebbe essere trattata in modo analogo alla cattura del carbonio e hanno proposto di creare un mercato per i crediti di azoto blu per finanziare questa soluzione climatica. Hanno stimato che i crediti di azoto potrebbero essere valutati intorno ai 10.000 dollari per tonnellata, basandosi su progetti precedenti. Secondo lo studio, il valore complessivo di un mercato di rimozione dell’azoto supererebbe quello della cattura di carbonio negli ecosistemi delle mangrovie.


Nei laghi e nei fiumi dove l’azoto è introdotto in eccesso, le conseguenti fioriture algali e la loro morte creano un ambiente anossico che può portare a morie di massa dei pesci. Questo fenomeno, noto come eutrofizzazione, può dare origine a “zone morte” sottomarine, in cui la vita marina fatica a sopravvivere e gli ecosistemi collassano. Affinché le mangrovie possano agire come una soluzione per la cattura dell’azoto, i livelli di azoto nell’acqua non devono superare la capacità di rimozione delle foreste paludose.

Con l’aggravarsi dell’eutrofizzazione costiera, il vitale servizio di purificazione fornito dalle mangrovie potrebbe fallire proprio dove è più necessario. Attualmente, zone morte si trovano nel Golfo del Messico, alimentato dal fiume Mississippi negli Stati Uniti meridionali, così come nel Mar Baltico e nel Mar Adriatico in Europa, nel Mar Giallo cinese e nel Golfo della Thailandia nel Sud-est asiatico.


È essenziale quindi, non solo proteggere ma anche ripristinare le mangrovie, affinché possano continuare a fungere da buffer naturale contro l’inquinamento da azoto. Questa iniziativa non deve essere vista solamente come un intervento ambientale, ma anche come un’opportunità economica, considerando il valore intrinseco che le mangrovie offrono ai nostri ecosistemi costieri. A tal fine, è fondamentale mobilitare risorse e creare politiche che incoraggino la conservazione di questi habitat così preziosi, per garantire un futuro sostenibile per le generazioni a venire.

Per ulteriori informazioni sulle mangrovie e il loro ruolo nell’ecologia e nella sostenibilità, si possono consultare fonti ufficiali come l’UNESCO e la FAO, che forniscono risorse e studi approfonditi sulla gestione degli ecosistemi costieri.

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Luigi Salemi: