L’arte rupestre svela il legame ancestrale tra l’umanità e la biodiversità.

Rappresentazioni della Biodiversità nell’Arte Rupestre Antica

La conservazione moderna considera la biodiversità un concetto scientifico, utile ma spesso astratto. In realtà, per gran parte della storia umana, la biodiversità era una realtà immediata, sacra e integrata nella vita quotidiana. L’arte rupestre antica dimostra chiaramente questo legame, poiché i petrogli e i pannelli raffigurano frequentemente animali in relazione agli esseri umani. Si tratta di un fenomeno globale, non limitato a un’espressione artistica europea.

Chiediamoci: se tante società umane nel corso della storia hanno ritenuto il mondo naturale meritevole di rappresentazione e rispetto, cosa significa per la nostra epoca osservare la rapida distruzione di queste ricchezze? Un’analisi recente ci invita a riflettere su questo interrogativo.


Attraverso continenti e culture, una delle caratteristiche più sorprendenti dell’arte rupestre antica è il modo in cui posiziona frequentemente il mondo naturale al centro della scena. Che si tratti di incisioni su scogliere di arenaria nel Sahara, dipinti in ripari nascosti nell’Africa meridionale o disegni su facce di pietra nell’Amazzonia profonda, il soggetto ricorrente non è l’architettura, la guerra o il potere politico astratto.

Al contrario, sono gli animali, le foreste, i fiumi e gli spiriti della natura, insieme all’intimo legame tra le persone e il mondo vivente che le circonda. Ho avuto l’opportunità di osservare l’arte rupestre in regioni remote dell’Amazzonia, lasciata dalle antiche comunità San in Angola, lungo il Plateau Ennedi in Ciad e nelle Montagne Nuba in Sudan. Queste esperienze mi hanno portato a credere che queste opere rivelino qualcosa di profondo: molto prima che esistesse il linguaggio della “biodiversità”, molte culture umane comprendevano che la loro sopravvivenza, identità e spiritualità erano inseparabili dagli ecosistemi che le sostenevano.


Riflessioni sull’Arte Rupestre e la Natura

Il discorso moderno sulla conservazione spesso tratta la biodiversità come un concetto scientifico — un indice misurabile di ricchezza di specie, resilienza ecologica e variazione genetica. Questo approccio è utile, ma può anche nascondere una verità più antica e profonda. Per gran parte della storia umana, la biodiversità non era un’astrazione: era immediata, sacra e integrata nella vita quotidiana. La straordinaria prevalenza di immagini di animali e di ecologia nell’arte rupestre in tutto il mondo suggerisce che le prime società umane riconoscevano, almeno intuitivamente, l’importanza centrale del mondo naturale sia per la sopravvivenza materiale che per il significato culturale.

In Amazzonia, i pannelli di arte rupestre spesso rappresentano animali, forme serpentine, scene di caccia e rappresentazioni simboliche delle relazioni ecologiche. Queste immagini non sono decorazioni casuali; richiedevano strumenti, pianificazione, creazione di colori e una profonda riflessione. Inoltre, sembrano esprimere cosmologie in cui la foresta non era vista come semplice sfondo, ma come una forza viva e attiva, un mondo animato abitato da spiriti, antenati e esseri non umani degni di reverenza.


Tra i popoli San dell’Africa meridionale, le tradizioni di arte rupestre continuano a essere tra le più simbolicamente ricche del mondo. Gli animali, come gli antelopi e gli eland, sono rappresentati con straordinaria cura e dinamismo. Gli studiosi sostengono da tempo che molte di queste immagini riflettono non solo le preoccupazioni legate alla sussistenza, ma anche credenze spirituali e metafisiche, prevalentemente relative a trance, guarigione e permeabilità tra regni umano e animale. Gli animali raffigurati non erano semplicemente prede; erano esseri di potere, significato e mistero. Dipingerli ripetutamente e con tanta attenzione suggerisce una relazione di dipendenza intrecciata con il rispetto.

L’arte rupestre del Plateau Ennedi in Ciad offre un’altra prospettiva. Qui, bovini, fauna selvatica e figure umane popolano vaste gallerie di arenaria in un paesaggio ora arido ma un tempo ecologicamente rigoglioso. I dipinti testimoniano non solo un ambiente scomparso, ma anche un evidente rispetto pastorale per gli animali che sostenevano la vita. I dettagli e la cura con cui i bovini venivano resi su pietra dimostrano che erano più di semplici asset economici; erano centrali per l’identità sociale, lo status e la cosmologia.


Allo stesso modo, nelle Montagne Nuba del Sudan, le tradizioni di arte rupestre spesso raffigurano animali, scene rituali e simboli legati al paesaggio e al sostentamento. Sebbene le specificità culturali differiscano, il modello di fondo è familiare: una testimonianza visiva ripetuta che il mondo non umano occupava un posto di profonda importanza nella coscienza umana. La recente scoperta dell’arte rupestre nella caverna di Lubang Jeriji Saleh, in Indonesia, ha cambiato radicalmente la nostra comprensione della preistoria, dimostrando che alcune delle più antiche arti figurative conosciute dell’umanità siano emerse nel Sud-est asiatico, sfidando le convinzioni consolidate che la nascita dell’espressione artistica fosse centrata in Europa.

La preservazione della biodiversità è una questione complessa che passa attraverso l’arte e la cultura. Risalendo alle nostre origini, le antiche rappresentazioni rupestri ci aiutano a comprendere il legame intrinseco con la natura e l’urgenza di preservare questo patrimonio. Sforzandoci di recuperare questa comprensione, possiamo affrontare le sfide ecologiche contemporanee con una maggiore consapevolezza di quanto i nostri antenati abbiano valorizzato e rispettato il mondo vivente.

Fonti: Mongabay, Nature, Science Direct.

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Luigi Salemi: