Il Trattato sulle Altee Maree: Opportunità per l’Africa
Con l’entrata in vigore del Trattato delle Altee Maree, le proposte africane per designare aree marine protette nelle acque internazionali stanno guadagnando slancio. Un esperto di sicurezza marittima, David Willima, discute il motivo per cui la proposta dell’area marina protetta dell’Africa occidentale è avanzata e perché altre necessitano di una coordinazione più attenta. Secondo Willima, è fondamentale che i paesi africani siano attivamente coinvolti nella governance marina globale per far sentire la loro voce nelle decisioni internazionali.
Nel 2023, l’Accordo sulla Biodiversità oltre le Giurisdizioni Nazionali, più noto come Trattato delle Altee Maree, ha aperto la strada alla protezione della vita marina nelle acque internazionali. Paesi in America Latina e in Africa occidentale stanno lavorando per finalizzare le loro prime aree marine protette (AMP) nelle alte maree. Tuttavia, molte questioni restano irrisolte riguardo all’attuazione pratica del trattato BBNJ: come saranno tutelate le aree marine protette? Chi sarà responsabile della loro attuazione? Come interagiranno con le strutture di governance marina esistenti?
David Willima, ricercatore marittimo presso l’Istituto per gli Studi di Sicurezza (ISS) a Pretoria, Sudafrica, affronta quotidianamente queste problematiche. Parte del progetto ISS sui rischi climatici e la sicurezza umana, si concentra sulla sicurezza marittima, sulla governance degli oceani e sull’economia blu, collaborando con governi, Unione Africana (UA) e altri attori per migliorare le loro capacità nell’affrontare questioni marittime. Da quando ha iniziato a occuparsi di questioni relative al BBNJ nel 2022, Willima è attivamente coinvolto nel sensibilizzare sulle opportunità offerte dal Trattato delle Altee Maree.
Progressi nelle Aree Marine Protette in Africa
Mongabay ha intervistato Willima per discutere dei progressi in corso in Africa riguardo alla ratifica del trattato, le sfide e l’importanza ecologica delle zone marine come Saya de Malha. L’Africa occidentale sta avanzando con una proposta di AMP nella Zona di Convergenza delle Correnti Canarie e Guineane, mentre altre AMP sono in fase di pianificazione in Africa orientale e sud-occidentale.
Willima evidenzia che i paesi dell’Africa occidentale e dell’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) sono molto avanti nella creazione di un’area designata. Il coordinamento tra le nazioni è efficiente e gli attori coinvolti mostrano un impegno significativo. Al contrario, le questioni in Africa orientale sono più complesse a causa della “geometria” della regione, dove gli interessi economici, le rivendicazioni sulla piattaforma continentale e le aree di pesca sovrapposte creano una situazione intricata.
Nazionali come Namibia e Sudafrica hanno presentato domande di estensione della piattaforma continentale, che influenzano i confini delle AMP, alimentando preoccupazioni legittime su ciò che significherebbe la designazione di un’AMP per i loro interessi. L’accordo BBNJ affronta queste problematiche, ma le risposte agli interrogativi persistono.
Le Sfide Affrontate dalle Aree Marine Protette
Le difficoltà maggiori che i governi devono affrontare riguardano principalmente i propri interessi economici, in particolare la pesca e il mining in acque profonde. La geografia complessa delle alte maree in regione rende difficile la protezione delle aree marine, poiché le flotte da pesca distant-water, come quelle di Taiwan, possono facilmente muoversi tra acque internazionali e costiere. La mancanza di capacità di pattugliamento da parte degli stati africani accentua il problema, rendendo la regione vulnerabile alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU).
Secondo Willima, l’impatto dell’IUU su Africa è grave, con perdite stimate superiori a 10 miliardi di dollari all’anno. Questa situazione pone interrogativi su come la creazione di AMP nelle alte maree potrebbe influenzare le attività di pesca nelle acque costiere e se i piani per le AMP saranno accompagnati da investimenti nelle capacità di sorveglianza e enforcement.
Per cambiare il corso degli eventi, sarà necessario un coordinamento efficace tra trattati commerciali e accordi sulla pesca. La sincronizzazione dell’entrata in vigore di questi accordi con il Trattato delle Altee Maree offre un’opportunità reale per gli stati africani.
Importanza di Saya de Malha e il Futuro delle Alte Maree
Saya de Malha rappresenta un’area di grande importanza ecologica ed economica, caratterizzata da letti di fanerogame e habitat per mega-fauna marina. Le navi da pesca operano in queste acque, approfittando dell’assenza di protezioni adatte. La collaborazione tra Mauritius e Seychelles per la giurisdizione delle risorse sottomarine lascia un vuoto normativo sull’uso delle acque sovrastanti a beneficio di flotte lontane.
Nel 2027, si terrà la prima Conferenza delle Parti (COP) del BBNJ presso le Nazioni Unite. Attualmente, l’Africa ha raggiunto 19 ratifiche del trattato, con ulteriori processi in corso. Sarà fondamentale analizzare come l’Africa si presenterà alla COP, quali conoscenze scientifiche e tradizionali porterà in questo importante forum internazionale.
L’industria della pesca e il mining in acque profonde sono interconnessi e rappresentano sfide significative. I minerali per il mining in acque profonde sono spesso gli stessi di cui hanno bisogno le economie africane terrestri. La questione delle royalties e dei rischi associati al mining deve essere trattata con urgenza.
Un Futuro Sostenibile per l’Africa
Willima sottolinea che ci sono segni di positività. Malawi ha chiesto una pausa precauzionale sul mining in acque profonde, mostrando leadership inaspettata da un paese senza accesso al mare. Inoltre, Paesi come Kenya e Madagascar stanno seguendo l’esempio. Sforzi concreti si stanno intraprendendo anche nella sicurezza marittima, con iniziative per combattere l’IUU.
Il futuro per l’Africa nell’ambito delle alte maree e delle aree marine protette appare promettente. Con l’impegno e la cooperazione tra i vari paesi, è possibile migliorare la governance marina e affrontare le sfide esistenti, garantendo così una protezione durevole delle risorse marine.
Fonti autorizzate per ulteriori approfondimenti:
- Istituto per gli Studi di Sicurezza (ISS)
- Unione Africana (UA)
- Greenpeace
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