L’impegno di Luis Arranz nella conservazione in Africa centrale
Luis Arranz è arrivato in Africa nel 1980 con un semplice obiettivo: dedicarsi alla conservazione della biodiversità. Con una laurea in biologia e una volontà decisa, ha intrapreso un viaggio avventuroso dalla Spagna all’Africa, attraversando il Sahara a bordo di una Citroën 2CV. Questo viaggio, durato settimane, lo ha portato a scoprire la realtà delle aree protette in Africa centrale, dove ha trascorso oltre quattro decenni a gestire parchi come il Monte Alén, Zakouma, Garamba, Dzanga-Sangha e Salonga.
Nella sua lunga carriera, Arranz ha lavorato in vari paesi, tra cui Guinea Equatoriale, Angola e Sud America. La sua esperienza si basa su un approccio pragmatico alla conservazione: preferisce focalizzarsi sull’esecuzione piuttosto che sulla progettazione, sottolineando l’importanza di ciò che è sostenibile nel tempo.
Un approccio pratico alla conservazione
Durante le conversazioni che ha avuto nel marzo 2026 tra foreste e villaggi nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo, Arranz ha messo in luce le sfide pratiche della conservazione. Critica l’accento eccessivo posto sui processi di pianificazione, affermando che la vera sfida risiede nell’implementazione. “Sappiamo cosa dobbiamo fare”, commenta, referendosi alla distanza tra piani scritti e la realtà di quanto può essere attuato. La logistica, la comunicazione e la gestione dei team operativi in terreni difficili costituiscono le basi delle sue attività quotidiane.
Le aree protette in vasti paesaggi come Salonga pongono dei limiti chiari. I pattugliamenti possono coprire aree prioritarie, ma ci sono sempre spazi significativi da monitorare. L’obiettivo pratico è mantenere una copertura nelle aree chiave per dissuadere le attività illegali e intervenire quando si verificano incidenti.
In questo contesto, Arranz sottolinea l’importanza delle relazioni con le comunità locali. La conservazione non può prescindere dai mezzi di sussistenza delle persone che abitano queste zone. Quando le aree protette forniscono benefici tangibili, come impiego o servizi, ottengono il supporto della comunità. Ad esempio, nel parco di Dzanga-Sangha è stato implementato un sistema di co-gestione che prevede la condivisione delle entrate tra il parco, il governo e le comunità locali, evidenziando come il turismo possa rappresentare un legame diretto tra conservazione e valore economico locale.
Nonostante il potenziale, la dipendenza dal finanziamento internazionale rimane significativa, con molti fondi provenienti da donatori esteri, in particolare dall’Europa. Questa situazione crea incertezze, poiché le decisioni di finanziamento vengono prese lontano da queste realtà locali. Arranz solleva l’importante questione di quanto supporto arrivi realmente sul campo e quanto possa essere utile per le operazioni quotidiane.
Avere ranger ben equipaggiati e motivati è essenziale per la conservazione. Arranz riconosce il loro ruolo cruciale mentre affrontano condizioni spesso instabili e rischiose, a volte entrando in contatto con gruppi armati o reti di bracconaggio. Queste esperienze difficili modellano le sue prospettive, che vanno oltre la semplice protezione della fauna selvatica, considerando anche il contesto di sicurezza e politico in cui operano.
Negli ultimi 46 anni, Arranz ha accumulato preziosa esperienza e ora si sta preparando a una transizione, formando nuovi leader per il futuro della conservazione nelle aree in cui ha lavorato. Il suo approccio rimane concentrato sull’efficacia e la continuità: “L’obiettivo è lasciare ogni luogo in condizioni migliori rispetto a quando sono arrivato”, afferma, sottolineando la sua passione per il lavoro sul campo.
Attraverso i suoi sforzi, Arranz continua a dimostrare che la conservazione in Africa centrale richiede una visione chiara, una comprensione della realtà locale e un impegno duraturo. “Senza il supporto delle comunità locali, la conservazione non funzionerà”, conclude, evidenziando l’importanza dei legami reciproci tra gli esseri umani e la natura.
Fonti: WWF, Mongabay, UNESCO.
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