La siccità aggrava la crisi sanitaria tra i Matsés in Perù.

La Crisi Sanitaria degli Indigeni Matsés in Perù

Dal 1969, anno in cui i Matsés hanno avviato il contatto con il mondo esterno, sono stati esposti a numerose epidemie. Durante una recente visita alla riserva Matsés, Mongabay ha riscontrato una popolazione ancora colpita da focolai di malaria mortale e virus dell’epatite B, problemi aggravati dall’abbandono statale e da minacce ambientali come la siccità. Leader Matsés, antropologi e esperti sanitari avvertono che l’esposizione potrebbe essere fatale per i gruppi isolati nelle vicinanze delle terre Matsés, così come per le comunità nelle riserve limitrofe nel Corridoio Territoriale Yavarí-Tapiche. La siccità e un El Niño sempre più intenso potrebbero aumentare ulteriormente queste pressioni sanitarie sconvolgendo i modelli di pioggia, creando condizioni che permettono la proliferazione di zanzare trasmettitrici di malaria e influenzando il trasporto fluviale per le cure mediche.


La Storia dei Matsés e il loro Mondo

Fino a un secolo fa, pochi Matsés avevano avuto contatti con i bianchi. Gli indigeni vivevano in una zona remota della foresta pluviale amazzonica, lungo il confine tra Perù e Brasile, in insediamenti seminomadi tra i fiumi Javari, Yaquerana e Gálvez, dove la carne selvatica era abbondante e potevano nascondersi da estranei e gruppi rivali. Roberto Necca Tumi Unan, uno degli ultimi anziani della comunità, ha raccontato di come, durante rare occasioni di caccia, sentivano suoni alieni degli estranei e scomparivano nella vegetazione per non farsi trovare.

“La paura era grande, poiché i conflitti tra mestizos e i Matsés prima del contatto erano pericolosi”, ha ricordato Necca, che ha scelto di stabilire contatti con i missionari del Summer Institute of Linguistics (SIL) nel 1969 per mettere fine ai conflitti e alla pressione militare.


Questa scelta, sebbene portò una certa pace, segnò l’inizio di una lotta decennale contro malattie mortali. Tra il 1981 e il 2021, la popolazione di Matsés, stabilitasi nel distretto di Yaquerana, ha subito epidemie severe di influenza e polmonite, segnando un triste capitolo nella loro storia. Antropologi e esperti sanitari sottolineano che, sebbene le malattie mortali siano state introdotte da estranei, i cambiamenti ambientali come la siccità e l’abbandono da parte dello stato stanno aggravando la situazione.

Data del Ministero della Salute peruviano indicano una chiara recrudescenza della malaria, con centinaia di Matsés colpiti. Recenti siccità e l’attuale sviluppo di El Niño, intensificato dai cambiamenti climatici, peggiorano ulteriormente la situazione creando condizioni favorevoli per la proliferazione di zanzare portatrici della malaria. Per quanto riguarda l’epatite B, sono le stesse comunità a lanciare l’allerta per la crescente crisi sanitaria, poiché la siccità ha reso difficile il trasporto fluviale, isolando le popolazioni dalle cure mediche necessarie.


Secondo Tabea Casique Coronado, segretaria nazionale di AIDESEP, le cifre ufficiali sui decessi per epatite B sono completamente inaccurate. “Per dieci anni ho partecipato a campagne per garantire a Matsés una valutazione sanitaria completa e vaccinazioni, ma non sono state condotte interviste sistematiche per raccogliere informazioni sull’epatite B”, ha affermato. Molti membri della comunità non hanno accesso a cure e i gruppi di salute comunitaria dispongono solo di kit di pronto soccorso. Come ha sottolineato Henry Reyna Rodriguez del villaggio di San Mateo, “Che utilità ha un lavoratore sanitario addestrato se i farmaci non sono disponibili?”.

Durante un’assemblea della comunità Matsés, il capo Leo Chuma Teca Beso ha espresso profonde preoccupazioni riguardo ai numerosi decessi causati da malaria e epatite B, affermando: “È un disastro”. Gli anziani come Necca ricordano un tempo in cui il contatto con il mondo esterno non portava malattie; ora, la situazione è drammaticamente cambiata e la salute della comunità è in pericolo.


L’area ancestrale dei Matsés, situata nel Corridoio Territoriale Yavarí-Tapiche, è anche sotto pressione da attività estrattive e industriali. Queste attività minacciano la vita di popolazioni indigene vulnerabili che vivono ancora in isolamento volontario. L’antropologa Beatriz Huertas avverte che gli individui PIACI non hanno sviluppato difese immunitarie adeguate contro malattie come malaria ed epatite B, il che li espone a epidemie potenzialmente catastrofiche.

Insegnamenti vitali derivano dall’analisi degli effetti di fenomeni climatici come El Niño, che possono aggravare la situazione di salute; ad esempio, recenti studi hanno dimostrato che ogni 1.000 ettari di foresta distrutta aumentano di circa 69 i casi di malaria. Ciò dimostra l’importanza di proteggere gli ecosistemi per salvaguardare la salute delle popolazioni indigene.


Il Ministero della Salute peruviano, nel tentativo di affrontare la crisi, ha messo in atto protocolli sanitari specifici per le popolazioni PIACI. Nonostante gli sforzi, emergono lacune significative nell’implementazione e nella ricerca, rendendo difficile il calcolo delle malattie e dei decessi. “La sorveglianza epidemiologica può rivelarsi complicata nelle aree geograficamente disperse”, ha riferito un portavoce del Ministero.

Nel frattempo, l’assenza di dati ufficiali non segnala l’assenza di una crisi sanitaria. Medici come Juan Carlos Celis Salinas sostengono che molti indigenti giungono dalle comunità native in condizioni critiche a causa dei danni provocati dall’epatite B. “Non possiamo ignorare la gravità della situazione”, ha affermato.

Fonti Ufficiali:

  • Ministero della Salute del Perù
  • AIDESEP (Associazione Interetnica per lo Sviluppo della Selva Peruviana)
  • Rainforest Foundation Norway

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Luigi Salemi: