La sfida del conservazionismo in un mondo che ignora la natura.

Il viaggio di Jessie Panazzolo nel mondo della conservazione

Jessie Panazzolo ha sempre avuto una passione per la natura, iniziata quando a soli tre anni ricevette un gorilla di peluche. Desiderosa di diventare una conservazionista, si è trovata a fare i conti con una realtà complessa nel settore della conservazione, dove le prospettive di carriera sono in diminuzione, e dove le condizioni lavorative sono spesso dure. Durante la sua recente intervista con Mongabay, Jessie ha condiviso le sue esperienze e le sfide affrontate da chi lavora in questo campo.

“Il mondo della conservazione non offre molte opportunità di lavoro salvaguardanti”, spiega Jessie. “Ho visto tanti dei miei colleghi affrontare difficoltà mentali e fisiche, alcune delle quali derivano dalla pressione costante di proteggere il nostro pianeta.” Jessie, fondatrice di The Lonely Conservationists e Earth Carer Care, sta portando avanti un’iniziativa per supportare i professionisti della conservazione, offrendo workshop e risorse utili.


Le difficoltà del settore

Oltre alle sfide quotidiane, Jessie ha vissuto esperienze estreme nel suo lavoro, come essere inseguita da tigri e persino essere stata colpita da alberi lanciati da orangotani. “Questi eventi non sono considerati rischi normali e quindi non possono essere inclusi nelle valutazioni di rischio”, dice. La sua frustrazione è palese: non solo per le condizioni lavorative, ma anche per la precarietà che molti, tra cui lei stessa, devono affrontare. “Ho dovuto lavorare come volontaria per oltre dieci anni prima di trovare un’emozionante opportunità retribuita; spesso, le posizioni disponibili sono contratti brevi, che non offrono alcuna sicurezza.”

Jessie ha fondato The Lonely Conservationists per creare una rete di supporto tra i professionisti alle prese con situazioni simili. Attraverso i suoi workshop, cerca di sensibilizzare le organizzazioni non governative sull’importanza di migliorare le condizioni lavorative e prendersi cura dei propri dipendenti. “Desidero che si parli di queste difficoltà e che si inizi ad affrontarle con serietà”, afferma Jessie, sottolineando la necessità di un cambiamento culturale all’interno del settore.


In un mondo attualmente segnato da guerre, autoritarismi crescenti, e dalla degradazione della biodiversità, Jessie afferma che molti conservazionisti sono stati costretti a rivedere le loro aspirazioni. “Non ci illudiamo più di poter ripristinare un’utopia di biodiversità. Ora, il nostro obiettivo è semplicemente rendere il mondo un posto vivibile”, dice. Questo cambiamento di prospettiva ha portato molti a provare un senso di “eco-grief”, un dolore profondo per ciò che si sta perdendo.

La sua visione di connessione con il mondo naturale ha preso una nuova forma durante le pause pranzo nel suo parco locale, dove ha iniziato ad apprezzare la bellezza che ancora esiste. “Mi sento meno sola nella mia ricerca di cura per il mondo. Vedere altre persone che condividono la mia passione mi ha dato nuova speranza”, spiega.


Un messaggio di speranza

Jessie invita tutti coloro che lavorano in professioni legate alla cura della Terra a rallentare e a riflettere. “Ogni piccolo gesto conta. Se ognuno di noi si impegna in azioni più significative, il mondo potrebbe diventare un posto incredibile”, afferma. Nonostante le sfide strutturali, crede fortemente in un futuro in cui la comunità di conservazionisti possa collaborare per un fine comune, arrivando così a migliorare le condizioni lavorative per tutti.

Nonostante alcune organizzazioni mostrino una resistenza ai cambiamenti che Jessie propone, lei non si lascia scoraggiare. “Il cambiamento è un processo lento. Le persone all’interno delle ONG devono rendersi conto che il benessere dei loro dipendenti è cruciale per il successo a lungo termine delle loro missioni”. La sua visione va oltre le semplici valutazioni di rischio e si concentra sul necessario equilibrio tra cura per la natura e cura per le persone.


Per i professionisti dell’ambiente, Jessie offre un messaggio chiaro: “Non siete soli. Esistono reti di supporto e risorse disponibili che possono aiutarvi a trovare il vostro posto in questo mondo”. Con la sua iniziativa, spera di creare un ambiente più inclusivo e comprensivo per tutti coloro che sono appassionati di conservazione e cura della Terra.

In un’epoca in cui il mondo affronta sfide senza precedenti, le parole di Jessie ricordano a tutti che esistiamo in un ecosistema interconnesso. “Ricollegarci alla natura e tra di noi è fondamentale per il nostro benessere collettivo”, conclude. È tempo di adottare un approccio che metta al centro la collaborazione e l’accettazione delle proprie vulnerabilità.

Fonte: Mongabay, Jessie Panazzolo

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Luigi Salemi: