Nuove Aree Marine Protette in Aotearoa Nuova Zelanda
In luglio 2023, Aotearoa Nuova Zelanda ha attivato cinque nuove aree marine protette (AMP) dopo oltre un decennio di impegno da parte di comunità locali e istituzioni governative. Questo progetto prevede il divieto totale di attività estrattive, co-gestito dalla tribù Māori locale Kāi Tahu e dal Dipartimento della Conservazione. Le AMP rappresentano una novità nel paese, poiché sono le prime a essere gestite in modo congiunto tra popoli indigeni e governo, rendendo possibile la condivisione delle decisioni e la creazione di un team congiunto di ranger marini.
Le cinque nuove AMP fanno parte di una rete pianificata chiamata Te Au Roa o Te Rakihouia, che non solo includerà queste riserve, ma anche altre aree protette con misure di protezione meno rigide.
L’Impatto delle AMP e il Ruolo dei Māori
Nel 2015, l’allora primo ministro della Nuova Zelanda, John Key, annunciò un piano ambizioso durante un incontro dell’ONU: creare una vasta AMP nell’Oceano Kermadec, maggiore dell’intera superficie terrestre del paese. Tuttavia, questo progetto ha incontrato forti opposizioni da parte delle comunità Māori, che hanno sottolineato i diritti di pesca storici violati. La mancanza di consultazione adeguata ha portato al fallimento di questo piano.
Nel frattempo, un approccio più participativo stava prendendo forma nel sud-est del paese, dove leader Māori hanno favorito la creazione di piccole AMP. Queste nuove riserve, che entrano in vigore il 1° luglio 2026, mirano a proteggere habitat marini vitali. Il progetto di co-gestione rappresenta una pietra miliare nella storia della conservazione in Nuova Zelanda, dove i popoli indigeni hanno un ruolo attivo nel governo delle risorse marine.
Le nuove AMP sono riserve marine di “no-take”, che si applicano anche alla pesca tradizionale dei Kāi Tahu, sebbene siano consentite attività educative come i workshop di pesca tradizionale. Il piano prevede anche altre aree a uso misto e aree protette per le alghe, portando il totale a dodici AMP. Le autorità neozelandesi hanno allocato circa 7 milioni di dollari neozelandesi (circa 4 milioni di dollari americani) per supportare queste iniziative ecologiche dal 2023 al 2027.
Un forum di 15 membri, costituito da esperti di conservazione, pesca e turismo, ha lavorato per quasi quattro anni per sviluppare proposte per il governo. Nei primi incontri, per favorire un’atmosfera di dialogo e comprensione, si sono tenuti nei marae, luoghi di incontro Māori.
Il network Te Au Roa o Te Rakihouia è stato appoggiato da vari interventi della comunità, con la creazione di un team di ranger marini per monitorare gli ecosistemi e garantire il rispetto delle regole di pesca. Brendan Flack, un custode delle risorse per una delle sottotribù Kāi Tahu, guida questa squadra. I ranger sono impiegati attraverso il consiglio tribale dei Kāi Tahu, lavorando a stretto contatto con il Dipartimento della Conservazione.
La creazione di tali riserve porta con sé una significativa responsabilità per la comunità Māori. I membri della tribù hanno espresso l’importanza di questa iniziativa, non solo per la gestione delle risorse, ma anche per il mantenimento delle tradizioni culturali e della memoria associata a quei luoghi.
Le Aree Marine Protette (AMP) sono una risposta diretta alla crisi di biodiversità che colpisce i mari di tutto il mondo. Nonostante le critiche sull’efficacia delle AMP nel contribuire a una conservazione significativa, la co-gestione con i Māori rappresenta un passo avanti nella costruzione di un modello di governance che rispetta i diritti delle comunità locali.
Fonti ufficiali, come il sito del Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda, sottolineano l’importanza di questo approccio innovativo per il futuro della conservazione. La Nuova Zelanda possiede uno dei più grandi giurisdizioni marine al mondo, e il governo si sta impegnando a rispettare gli standard internazionali previsti dalla cornice “30×30”, che mira a proteggere il 30% delle terre e mari entro il 2030.
Con la speranza che questo modello di co-gestione possa essere un esempio per altre comunità, ci si aspetta che le AMP possano contribuire a migliorare la salute degli ecosistemi marini, fornendo una piattaforma per la partecipazione attiva delle comunità locali nella governance e nella stewardship delle risorse marine.
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