Palermo, Notte Bianca dei Tesori: otto luoghi aperti il 7 e 8 novembre

PALERMO. Riannodare il filo dell’arte che a Palermo corre anche sotterraneo, invisibile: dietro la facciata di palazzo diruto, in un oratorio che racconta una storia, in un teatro dove le voci si sono spente. Si entra e si scoprono affreschi straordinari, vetrate art déco, una Crocifissione di van Dyck o le tracce di un antico poeta: tutto rinato nel segno dell’arte, medicina di ogni male.

In concomitanza con il festival – in corso a Palermo ancora per due weekend – la Fondazione Le Vie dei Tesori ha deciso di organizzare un progetto parallelo, portando il pubblico di sera attraverso un itinerario di otto luoghi straordinari e inattesi.

La Notte Bianca dei Tesori – sabato 7 e domenica 8 novembre, dalle 19 alle 22 – è stata inserita nel Calendario delle manifestazioni di massimo interesse per il 2026 dell’assessorato al Turismo del Comune di Palermo.

“La Notte Bianca dei Tesori sarà uno degli appuntamenti più suggestivi della città, un’offerta culturale nuova capace di attrarre turisti anche in periodi di bassa stagione, contribuendo in modo concreto alla destagionalizzazione dei flussi – spiega Alessandro Anello, assessore al Turismo del Comune di Palermo – La Fondazione con questo nuovo progetto organizzato in concomitanza con il Festival, che compie venti anni, dimostra la sua maturità organizzativa. Grazie alla sinergia tra istituzioni, operatori del settore e realtà culturali, Palermo dimostra ancora una volta di essere una capitale d’arte accogliente, viva e in continua crescita”.

Dalle sontuose sale di palazzo Alliata di Villafranca che accoglie una commovente Crocifissione di Van Dyck alla palazzina neogotica dei Quattro Pizzi che affascinò la zarina Aleksandra; dal cuore slabbrato di Palermo, quel quarto canto che è Palazzo Costantino con il soffitto affrescato del Velasco, a Palazzo Oneto rinato nel segno dell’arte contemporanea; e la stessa sorte ha fortunatamente ottenuto l’Oratorio di Nostra Signora (dalle 18 alle 21), nell’antica Mesquita, che un artista ha riconsegnato alla comunità, o palazzo del Poeta (aperto solo sabato, tre turni alle 19, 20 e 21) altro intervento di rinascita, questa volta sul filo dei versi di un antico poeta che probabilmente vagherà ancora in queste sale. E ancora l’Oratorio di san Lorenzo con la sua ferita mai rimarginata, il furto del Caravaggio, per chiudere con il Teatro Finocchiaro che invece sta attendendo che qualcuno lo riscopra: e un attore possa far risuonare la sua voce su quel palco inutilizzato da mezzo secolo.

Per l’ingresso varranno i coupon delle Vie dei Tesori: un coupon da 18 euro è valido per 10 visite, da 10 euro per 4 visite e da 3 euro è valido per un singolo ingresso; non sono personali e possono essere utilizzati – anche contemporaneamente e in posti diversi – da più visitatori. Molto consigliata la prenotazione on line su www.leviedeitesori.com. A chi prenoterà verrà inviata per mail una pagina con un codice QR con giorno/orario di prenotazione da mostrare all’ingresso dei luoghi sul proprio smartphone o stampata. In alternativa, ci si può presentare all’ingresso mostrando la pagina con il codice QR, ma si entrerà soltanto se ci sono posti disponibili. Nei luoghi solo coupon da 3 euro. I coupon tracciabili sono donazioni scaricabili dalla dichiarazione dei redditi a organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

I SITI NEL DETTAGLIO

PALAZZO ALLIATA DI VILLAFRANCA

Tra principi e principesse. E una celebre Crocifissione

Senza i raggi del sole che entrano dalle finestre, Palazzo Alliata di Villafranca pare fare un salto indietro nella storia, quando le dorature degli antichi saloni brillavano alla luce delle candele.  Sarà una visita particolare perché condurrà di fronte alla Crocifissione di Antoon van Dyck, di incredibile commozione; come le due grandi opere di Matthias Stom e quelle di Pietro D’Asaro. Ma è tutto il palazzo a essere un sogno: è una delle residenze più belle del Settecento palermitano tra stucchi, maioliche, mobili, arredi, assolutamente inattesi se lo si osserva da piazza Bologni. Palazzo Alliata fu costruito sui resti di due palazzetti di proprietà di don Aloisio Beccadelli di Bologna, e assunse la sua attuale configurazione quando – a metà del XVII secolo – fu edificato da Francesco Alliata e Lanza, settimo barone, terzo principe di Villafranca e duca di Sala di Paruta. Che chiamò l’architetto Giovanni Battista Vaccarini, gli stuccatori di scuola serpottiana e il pittore Gaspare Serenario.

Piazza Bologni, 20

Sabato e domenica dalle 19 alle 22

CASA FLORIO – QUATTRO PIZZI

La palazzina neogotica con le guglie che affascinò la zarina

Quattro torrette sul mare e una storia che profuma di Belle Époque. Ai Quattro Pizzi rivive la dimensione più privata dei Florio. Il complesso della tonnara, nel borgo marinaro dell’Arenella, fu acquistato nel 1830 dal cadetto di Casa Florio, Vincenzo, il creatore della famosa Targa, che commissionò all’amico architetto Carlo Giachery la trasformazione in residenza. Nacquero così i “Quattro Pizzi”, palazzina in stile neogotico inglese, con le quattro guglie. Ma sono gli interni ad essere splendidi: dai mobili d’epoca con intagli che sembrano ricami in legno, ai pavimenti, agli infiniti oggetti appartenuti alla famiglia conservati con cura da Chico e Ana Paula Paladino. Con la sala che piacque talmente tanto ad Aleksandra, moglie dello Zar di Russia – che fu accolto in visita dai Florio nel 1845 – che la volle ricreare identica nella residenza imperiale di San Pietroburgo, chiamandola addirittura “Rinella”.

Arenella – Discesa Tonnara 4/b

Sabato e domenica dalle 19 alle 22

PALAZZO ONETO DI SPERLINGA

La nobile residenza rinata nel segno dell’arte

Anche in questo caso la visita in notturna riporta virtualmente indietro ai primi dell’Ottocento, quando Palazzo Oneto di Sperlinga ospitava le feste napoletane in maschera dell’esclusivo circolo nobiliare delle Conversazioni del Fiore dei duchi Burgio di Villafiorita. Oggi la residenza, che era stata ridotta a magazzino di tessuti, è stata salvata e recuperata dai nuovi proprietari, Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, che hanno condotto un ambizioso restauro per renderla un polo di arte contemporanea. Il palazzo nato con i Siracusa Valdaura, passò ai Corbera e, nel 1726, ad Antonio Oneto e Valguarnera, duca di Sperlinga, poi ai Burgio, poi divenne sede del Convitto Lancasteriano, e cadde in malora. I soffitti del piano nobile sono stati affrescati da Gaspare Serenario e dai Fumagalli, oggi sono ritornati alla luce tra dorature, fregi, lunette dei sopraporta.

Via Bandiera, 24

Sabato e domenica dalle 19 alle 22

PALAZZO COSTANTINO

Il ventre dei Quattro Canti e l’affresco del Velasco

Nulla lascerebbe immaginare la bellezza slabbrata degli interni e, soprattutto, la straordinaria “Battaglia di Costantino” di Giuseppe Velasco che occupa ancora l’intero soffitto e che sembra guardarti dall’alto, sussiegosa, praticamente intatta. Il portone si nota appena, ma appena lo si varca, si comprende che il tempo si è fermato. Dentro il settecentesco Palazzo Costantino, il “Canto” nord-ovest di piazza Vigliena, tutto è stato rubato, spogliato, abbandonato, e la stessa fine ha fatto l’adiacente Palazzo di Napoli, nulla resta se non l’idea lontana di quanto queste residenze dovessero essere sontuose.  C’era stato un tentativo – poi fallito – di creare un albergo-museo, ma per il momento attende un futuro. Palazzo Costantino fu costruito nella seconda metà del XVIII secolo; acquistato dal marchese Costantino e Leone, fu ristrutturato nel 1785 su progetto di Venanzio Marvuglia, i soffitti furono affrescati da Gioacchino Martorana. Delle specchiere dorate, delle porte dipinte con sovrapporte, dei lampadari in vetro di Murano, delle consolle e degli arredi non vi è più traccia.

Quattro Canti – via Maqueda 217

Sabato e domenica dalle 19 alle 22

PALAZZO DEL POETA

La residenza seicentesca dove si componevano versi

Le tracce sono importanti, soprattutto se raccontano ancor prima dei muri: e Palazzo del Poeta deve il suo nome proprio alla leggenda che tra queste mura sia vissuto un artista, e alcune testimonianze sono state ritrovate durante la ristrutturazione dei locali della suite principale: da una botola, tra libri e oggetti antichi racchiusi in uno spazio angusto, venne infatti fuori una stanza, dove – si racconta – sia vissuto un poeta che sembra scrivesse e recitasse versi e racconti dalla finestra della sua stanza che dava sul vicolo. Oggi il palazzo è un raffinato boutique hotel – sarà la stessa proprietaria, Rosa Di Stefano, ad accogliere i visitatori – che ha contribuito alla rinascita di un intricato sistema di vicoli dell’antica Kalsa. E il restauro (che non si è ancora fermato) sta portando alla luce nuovi ambienti e nuovi tesori.

Via Seminario Italo Albanese, 13

Sabato alle 19, 20 e 21

ORATORIO DI SAN LORENZO

Il capolavoro di Serpotta e il clone del Caravaggio

La ferita a questo candido oratorio fu fatta proprio di notte: nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 ignoti rubarono la “Natività coi santi Francesco e Lorenzo”, capolavoro del Caravaggio dipinto nel 1609. Non se ne seppe più nulla, si parlò di ricatti, di rituali mafiosi, di un furto su commissione, ma la verità è che stanno ancora cercando questa tela che è al primo posto tra i beni trafugati a livello mondiale.

La nicchia, rimasta a lungo vuota, da qualche anno ospita un clone eseguito con le più avanzate tecnologie. L’Oratorio di San Lorenzo resta un luogo di rara bellezza, realizzato alla fine del 1500, come sede della Compagnia di San Francesco, sui resti di una chiesetta dedicata a san Lorenzo.

Misteri e furti a parte, l’oratorio è uno scrigno d’arte, con i preziosi bassorilievi prospettici di Giacomo Serpotta, i sedili perimetrali intarsiati in avorio e madreperla e il pavimento con marmi policromi. Visitarlo di notte sarà un omaggio alla bellezza e alla memoria.

Via Immacolatella, 5

Sabato dalle 19 alle 22 – domenica dalle 20 alle 22

TEATRO FINOCCHIARO

La sala Jugendstil dove recitarono Totò e Aldo Fabrizi

Qui si esibirono Giovanni Grasso, Angelo Musco, Macario, Totò e Aldo Fabrizi. Durante la guerra, sembra che un aereo kamikaze si sia infilato nel lucernario senza creare danni. Divenne cinema, poi teatro, poi di nuovo cinema, ospitò western, film di arti marziali, pellicole a luci rosse e persino lezioni di Architettura. Il Finocchiaro fu inaugurato il 24 febbraio 1923 con Don Pietro Caruso di Roberto Bracco. La costruzione era iniziata l’anno prima, su spinta dell’industriale del cemento Emanuele Finocchiaro, e progetto di Paolo Bonci. È un insolito ibrido tra teatro all’italiana e teatro wagneriano, a pianta trapezoidale. Possiede un prospetto elegante su via Firenze e un sistema di finestre rampanti con tarsie di fantasia klimtiana, con decorazioni Jugendstil. In sala, tre ordini di palchi, un loggione laterale al terz’ordine e un secondo loggione al quarto: mille posti in tutto, divisi per scala sociale. Era dotato di un tetto apribile, oggi è agibile solo per la platea; il palcoscenico non è utilizzato dal 1956.

Via Schioppettieri

Sabato e domenica dalle 19 alle 22

EX ORATORIO – ATELIER NOSTRA SIGNORA

La sede dell’antica congregazione, resuscitata da un artista

Superi un portone sbeccato ed entri in un altro mondo: un ex oratorio, uno dei tanti abbandonati nel centro storico, inimmaginabile dalla strada. Durante il giorno ci si accorge che le vetrate che riflettono la luce come occhi azzurri, devono pur portare a qualcosa; ma la visita di notte lo restituirà ad un non-tempo colmo di memoria. Simone Mannino è un artista di ritorno: dopo aver lavorato fuori, ha deciso di tornare nella sua città, in questo ex oratorio, là dove sorgeva la Mezquita ebraica. In origine sede della Congregazione di Santa Maria della Misericordia La Savona, della folta comunità di liguri attorno alla Kalsa, nel 1920 l’oratorio diventa magazzino. La congregazione se ne va e il luogo viene dimenticato. Mannino lo acquista e ne avvia il restauro: nasce Nostra Signora, laboratorio dedicato alla pratica artistica e alla ricerca contemporanea. Durante la visita si potranno scoprire le opere degli artisti che qui hanno trovato casa.

Vicolo Sant’Orsola

Sabato e domenica dalle 18 alle 21

 

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