“La mafia e il potere”: le riflessioni di Borsellino per uno Stato che ispiri fiducia
Un insieme di riflessioni sugli strumenti di contrasto a Cosa nostra e sul ruolo fondamentale dello Stato nel guadagnarsi la fiducia dei cittadini è raccolto nel volume La mafia e il potere, edito dall’Istituto siciliano di studi politici ed economici (Isspe). Il libro riprende un celebre discorso tenuto da Paolo Borsellino il 14 gennaio 1989 presso lo stesso Istituto, in cui il magistrato ipotizzava, guardando al futuro, un’Europa senza mafia. Il testo è stato presentato a Palermo alla Fondazione società siciliana per la storia patria, con la partecipazione del procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, del presidente dell’Isspe Francesco Paolo Ciulla, dell’avvocato della famiglia Borsellino Fabio Trizzino, del componente della commissione parlamentare Antimafia Raoul Russo e della deputata Carolina Varchi.
Borsellino: la mafia non si combatte solo con la repressione
Nel discorso, che oggi assume anche un valore commemorativo in occasione dell’86° compleanno del magistrato, Borsellino non considera il fenomeno mafioso esclusivamente sotto la lente della repressione giudiziaria. Alla radice del potere di Cosa nostra, secondo il magistrato, ci sono l’assenza di un sistema efficace di amministrazione della giustizia e la mancanza di fiducia economica dei cittadini. In questo contesto, chi cerca sostegno al di fuori dello Stato rischia di diventare complice dell’organizzazione criminale. Per Borsellino è necessario che siano le istituzioni stesse a fornire strumenti alternativi ai cittadini, mentre alla società civile e alle nuove generazioni spetta il compito di sostenere quotidianamente la cultura della legalità, soprattutto dopo la strage di via D’Amelio.
Il procuratore De Lucia sottolinea come il magistrato guardasse al futuro: “Per capire cos’è oggi la mafia bisogna ragionare sulle sue complessità e sui potenziali strumenti di contrasto, che non possono essere solo quelli dell’azione giudiziaria. Se lo Stato non fa il suo dovere, la fiducia dei cittadini non si attiva”. Ciò significa mantenere attenzione sul traffico di stupefacenti e sull’accumulo di capitali da parte delle organizzazioni criminali.
La mafia come anti-Stato: il potere sul territorio e nelle economie
Secondo Ciulla, il testo di Borsellino fornisce una disamina precisa delle dinamiche mafiose: “La mafia è un potere criminale sul territorio, che si propone come alternativa allo Stato, offrendo servizi e controllando le attività economiche. Ancora oggi, molti imprenditori si rivolgono ai referenti mafiosi per ottenere permessi e autorizzazioni”. Trizzino evidenzia che il fenomeno mafioso si è esteso oltre la Sicilia, infiltrandosi negli enti locali e negli appalti pubblici, rendendo necessario mantenere alta l’attenzione sulle istituzioni e sulla società civile.
Russo sottolinea l’attualità delle riflessioni: la mafia esercita il suo potere attraverso affari, appalti e infiltrazioni, e per contrastarla serve un tessuto politico e amministrativo efficiente, capace di conquistare la fiducia dei cittadini. Varchi aggiunge: “Solo uno Stato trasparente, con giustizia efficiente e investimenti mirati, può creare fiducia e impedire che i cittadini si rivolgano alla mafia”.
Il volume, quindi, non è solo un omaggio alla memoria di Borsellino, ma rappresenta un invito a riflettere su istruzione, legalità e impegno delle istituzioni come strumenti fondamentali per sconfiggere la mafia e rafforzare il legame tra cittadini e Stato.
