La Commissione Europea collega la pelle alla deforestazione, ma ignora il problema.

L’Impatto Ambientale della Pelle e la Normativa Europea sulla Deforestazione

Secondo una ricerca condotta dalla Commissione Europea, la pelle potrebbe rappresentare fino al 17% dell’impronta di deforestazione legata alle importazioni coperte dalla Regolamentazione sulla Deforestazione dell’Unione Europea (EUDR). Ciò equivale a circa 390 chilometri quadrati di foresta persi ogni anno, un’area doppia rispetto a quella della città di Pisa. Nonostante tali evidenze, all’inizio di questo mese Bruxelles ha deciso di escludere le pelli bovine dall’ambito di applicazione della EUDR, sostenendo di aver considerato “considerazioni qualitative” nella sua decisione.

Questa scelta è avvenuta dopo un intenso lavoro di lobby da parte dell’industria della pelle. I principali gruppi che rappresentano il settore hanno tenuto almeno 22 incontri con i legislatori europei dal 2021, di cui più di un terzo nell’ultimo anno, mentre la normativa si avvicinava all’attuazione. Gli ambientalisti avvertono che la rimozione della pelle creerebbe una scappatoia: mentre il manzo rimarrebbe sotto i controlli, la pelle — un prodotto di alto valore nella stessa filiera — potrebbe entrare nei mercati dell’UE senza le stesse obbligazioni di tracciabilità.


La Tempistica Critica a Bruxelles

Il tempo stringe per Bruxelles. Entro il 1° giugno, la Commissione Europea, l’organo esecutivo del blocco, deve ricevere feedback sulla sua proposta di escludere pelle, pelli e pellicce dalla normativa sulla deforestazione dell’UE (EUDR). Tuttavia, i funzionari stanno cercando di spingere questa modifica nonostante le evidenze confermino che anche le pelli bovine contribuiscono alla perdita di foreste.

Secondo il Documento di Lavoro del personale della commissione, la pelle è associata fino a 390 chilometri quadrati (149 miglia quadrate) di deforestazione all’anno, un’area più che doppia rispetto a quella di Pisa, centro nevralgico della produzione e del commercio della pelle in Italia. Questo implica che le pelli bovine potrebbero rappresentare fino al 17% del rischio totale di deforestazione di 2.280 km² (880 mi²) collegato a tutte le merci coperte dalla nuova regolamentazione.

La Commissione ha deciso di ignorare queste evidenze, cercando di bilanciare “considerazioni quantitative e qualitative”. Inoltre, nel suo Documento di lavoro, la Commissione sostiene che la pelle dovrebbe essere esclusa a causa del suo “valore economico inferiore” e della difficoltà di tracciabilità nella complessa filiera di approvvigionamento.

Le Pressioni dell’Industria della Pelle

L’industria della pelle ha esercitato forti pressioni per questa esclusione. Associazioni commerciali, tra cui l’unione delle concerie italiane UNIC e la Confederazione delle Associazioni Nazionali di Conciatori (COTANCE), hanno avuto almeno 22 incontri con funzionari e legislatori dell’UE dal 2021, con una concentrazione significativa negli ultimi dodici mesi.

I critici avvertono che l’esclusione della pelle dai controlli EUDR crea una lacuna nella normativa, permettendo a un prodotto di alto valore della filiera bovina di entrare nel mercato europeo senza le stesse verifiche imposte al manzo. Sostenitori dell’esclusione sostengono che la pelle è semplicemente un “sottoprodotto” dell’industria bovina e quindi non causa deforestazione.

Dichiarazioni e Prospettive Future

In questo scenario vi è una crescente inquietudine tra i gruppi ambientalisti e i legislatori europei. Charlotte Izard, assistente parlamentare di Marie Toussaint, Membro del Parlamento Europeo (MEP), ha dichiarato che la questione della pelle non era mai stata sollevata come punto cruciale durante le negoziazioni trilaterali. “Ci siamo arrabbiati”, ha affermato Izard, “La Commissione deve spiegarsi”.

L’industria, pur riconoscendo l’impatto ambientale della pelle, ha operato per minimizzare le sue responsabilità, sostenendo che le aziende non sarebbero economicamente incentivate a rispettare le nuove normative.

L’Importanza della Scienza nella Decisione

In un contesto di richieste di evidenze scientifiche, alcuni studi recenti dimostrano un quadro nettamente diverso riguardo al ruolo del bestiame e della pelle nella deforestazione. Secondo una ricerca pubblicata su Nature Food, la produzione di carne e pelle di bovino è stato il principale fattore scatenante della deforestazione legata alle commodities a livello globale tra il 2001 e il 2022.

Studi inclusi nel Documento di Lavoro della Commissione sono considerati robusti dagli esperti nelle decisioni politiche e nelle accademiche e sono stati pubblicati in riviste peer-reviewed di rilievo. Si stima che la richiesta dell’industria della pelle sia responsabile di una significativa perdita di foreste annuale in Europa.

Le strategie di lobby dell’industria richiamano alla mente tecniche simili utilizzate in altri settori, come quello del petrolio, per compromettere l’implementazione di normative ambientali necessarie. Questa narrativa porta a ritenere che le decisioni politiche in materia di ambiente debbano essere trasparenti e basate su dati verificati e non solo su considerazioni economiche.

Fonti Ufficiali:

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Luigi Salemi: