José Albino Cañas Ramírez, 44 anni, difensore instancabile dei territori indigeni.

## La Tragica Fine di José Albino Cañas Ramírez

José Albino Cañas Ramírez, un noto leader indigeno e membro del consiglio direttivo del Resguardo Cañamomo Lomaprieta, è stato assassinato nella sua casa a Caldas, Colombia. Questo tragico avvenimento evidenzia la “doppia vittimizzazione” subita dal popolo Emberá Chamí, costretto a fronteggiare sia la pressione di gruppi armati illegali che quella di progetti di sfruttamento delle risorse. Cañas Ramírez ha dedicato la sua vita a rafforzare le istituzioni locali e a gestire servizi essenziali in una regione spesso abbandonata dal supporto statale. La sua uccisione si inserisce in un contesto di violenza sistematica contro i difensori dei territori in Colombia, con almeno 21 leader sociali assassinati già solo nel 2023.

### Le Circostanze del Delitto

Cañas Ramírez non è morto in una zona di guerra, sebbene il conflitto avesse plasmato il contesto in cui viveva. È stato colpito mentre si trovava nella sua abitazione a Portachuelo, nella provincia di Caldas, la sera del 16 febbraio. Due uomini sono entrati nel negozio da lui gestito e hanno aperto il fuoco prima di fuggire lungo i sentieri che attraversano la riserva indigena. Aveva 44 anni.

La sua morte è stata vista non solo come una tragedia personale, ma come un problema di governance pubblica. Cañas Ramírez era un “cabildante”, un membro del consiglio governativo del Resguardo di Origine Coloniale Cañamomo Lomaprieta, un territorio Emberá Chamí che ospita oltre 23.000 persone distribuite su decine di comunità. La sua scomparsa ha colpito direttamente la struttura dell’autogoverno indigeno.


### Le Sfide del Popolo Emberá Chamí

Il popolo Emberá Chamí, il cui nome significa “popolo delle montagne”, abita le Ande centrali e occidentali. Le loro terre sono biodiverse, difficile da percorrere e contese. Da decenni, vivono all’incrocio tra conflitto armato e ambizioni estrattive. Gruppi guerriglieri, paramilitari, reti criminali, minatori e interessi statali hanno cercato di controllare territori che gli Emberá considerano ancestrali. Questo ha dato vita a quella che gli attivisti definiscono una forma di “doppia vittimizzazione”: pressione da un lato da parte di attori armati illegali e, dall’altro, progetti di sviluppo e sfruttamento delle risorse.

In questo contesto complesso, i leader locali affrontano rischi notevoli. Il Resguardo Cañamomo Lomaprieta ha affrontato minacce legate all’estrazione illegale d’oro e alla presenza armata per anni. Nel 2002, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani concesse misure cautelari riconoscendo il grave pericolo per le autorità e le comunità della riserva. Queste protezioni restano in vigore, evidenziando una minaccia mai svanita.

### Un Leader Impegnato nella Comunità

Cañas Ramírez assunse il suo ruolo di leader in giovane età. Secondo quanto dichiarato dal Resguardo, ha dedicato la sua gioventù all’organizzazione dei diritti territoriali e alla sopravvivenza culturale. Il suo lavoro comprendeva la risoluzione dei conflitti, il rafforzamento delle istituzioni comunali e la promozione dell’identità all’interno della riserva. È stato ripetutamente eletto in posizioni di responsabilità, dimostrando una reputazione di affidabilità piuttosto che di ostentazione.

Ha anche rivestito ruoli pratici che lo legavano alla vita quotidiana, dirigendo comitati locali per l’acquedotto e associazioni comunitarie, coordinando progetti e aiutando nella gestione di servizi che le popolazioni rurali non possono aspettarsi dal governo. Questi compiti non erano né glamour né semplici; richiedevano pazienza, capacità di negoziazione e la capacità di affrontare riunioni dove l’esito era incerto e il clima a volte teso.

### Le Minacce ai Difensori del Territorio

La violenza contro i leader nella Cañamomo Lomaprieta esisteva già prima della morte di Cañas Ramírez. Nel 2015, un altro leader, Fernando Salazar Calvo, è stato assassinato mentre monitorava il rispetto delle normative sull’estrazione mineraria artigianale; gli autori intellettuali di quel crimine non sono mai stati identificati.

Le minacce di morte contro i leader attuali rimangono comuni, e molti di essi vivono sotto schemi di protezione formali che non possono garantire sicurezza in territori remoti. Per i suoi colleghi, l’ultimo omicidio non è stato un atto casuale, ma parte di un modello storico di attacchi contro coloro che difendono il territorio, l’autonomia e la sopravvivenza culturale—una violenza che, secondo loro, persiste perché lo Stato colombiano ha fallito nel garantire una protezione efficace, nonostante gli obblighi internazionali.

### La Risposta della Comunità

Il Resguardo ha risposto alla morte di Cañas Ramírez con un linguaggio formale di petizioni. Ha chiesto che fossi avviate indagini, garanzie di sicurezza per i leader rimasti, il rafforzamento delle strutture della Guardia Indigena, e un rinnovato controllo da parte degli organismi internazionali. Il tono era legalistico, quasi burocratico, come se il dolore fosse stato forzato nel linguaggio della procedura.

Cañas Ramírez era solo uno tra tanti. Almeno 21 leader sociali sono stati uccisi in Colombia nelle prime settimane del 2026; una statistica che rischia di normalizzare queste morti, mentre le comunità insistono sul fatto che ogni perdita rappresenta un attacco alla vita collettiva.

Fonti ufficiali citate includono Global Witness, che segnala la Colombia come uno dei paesi più pericolosi al mondo per i difensori ambientali. Nel 2024, almeno 48 persone sono state uccise o scomparse mentre difendevano terre, acqua e foreste nel paese.

Dopo la sua morte, le autorità di Cañamomo Lomaprieta hanno dichiarato che non avrebbero permesso che la paura fermasse la difesa del loro territorio. Non si trattava di una promessa di vittoria, ma piuttosto di una dichiarazione di necessità.

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Luigi Salemi: