Attivisti dei diritti indigeni contro il progetto di piantagione di riso in Papua
Attivisti dei diritti indigeni nella regione di Papua, Indonesia, hanno espresso la loro forte opposizione all’approvazione rapida da parte del governo di un enorme progetto per una piantagione di riso su 328.000 ettari. Questi attivisti affermano che il governo ha accelerato l’emissione di un permesso chiave per la terra senza adeguata consultazione o consenso da parte dei proprietari terrieri indigeni. Sottolineano che questo processo ha ignorato il principio del consenso libero, preventivo e informato (FPIC) delle comunità indigene, riflettendo un modello più ampio sottostante al programma di “food estate” che tende a marginalizzare i diritti indigeni e le misure di protezione ambientale a favore della sicurezza alimentare nazionale.
Gli attivisti avvertono che il progetto potrebbe portare a una deforestazione su larga scala, all’espropriazione della terra e a conflitti sociali, ripercorrendo fallimenti passati di schemi simili in altre regioni dell’Indonesia. Il governo, da parte sua, sostiene che tutte le procedure necessarie sono state seguite, ma i rappresentanti indigeni e le organizzazioni della società civile denunciano una consultazione minima e la mancanza di reazione ai protesti. Secondo loro, il progetto equivale a un’appropriazione forzata della terra.
Il permesso di coltivazione e il contesto normativo
Il permesso rilasciato, noto come Hak Guna Usaha (HGU), è l’ultima tappa cruciale necessaria prima che possano iniziare operazioni agricole su grande scala. Gli attivisti sostengono che la sua emissione dimostra un modello di modifiche normative accelerate nell’ambito del programma di “food estate”, che marginalizza i diritti alla terra delle comunità indigene e le misure di protezione ambientale in nome della sicurezza alimentare nazionale. Indicazioni evidenti di un tempestivo sviluppo del progetto sono arrivati dopo che il governo ha annunciato piani per stabilire vaste risaie nella parte meridionale di Papua all’inizio del 2024. Organizzazioni della società civile hanno riportato l’utilizzo di macchinari pesanti e forze di sicurezza per supportare il disboscamento e lo sviluppo infrastrutturale nelle aree designate per il progetto.
In un periodo di tempo insolitamente breve, il governo ha proceduto alla modifica legislativa, riqualificando 486.939 ettari di foresta in terreni non forestali, rendendoli legalmente disponibili per lo sviluppo agricolo. Due mesi dopo, il governo provinciale del Sud Papua ha adottato un nuovo piano spaziale che formalmente permette l’uso agricolo intensivo del territorio destinato alla coltivazione di riso. Al gennaio 2026, il direttore dell’Agenzia Nazionale della Terra ha annunciato l’emissione di 328.000 ettari di HGU a una compagnia di piantagione statale.
Questa rapida tempistica esemplifica quanto sia stata accelerata la procedura rispetto ai tempi normali, che di solito richiedono diversi anni, soprattutto in aree dove le rivendicazioni di terra tradizionale si sovrappongono. Esperti di diritto forestale avvertono che, in contesti come questo, ottenere permessi di utilizzo della terra richiede un processo lungo e complesso, che non può essere gestito in pochi mesi.
La mancanza di rispetto del FPIC è stata evidenziata dai rappresentanti indigeni, che affermano che un autentico processo di consultazione richiede tempo e l’inclusione di intere comunità, specialmente per progetti con impatti ambientali significativi. La coordinatrice della campagna per il Forum indonesiano per l’ambiente ha sottolineato che è impossibile organizzare il tutto in un lasso di tempo così breve. Le proteste da parte delle comunità indigene continuano a crescere, dimostrando la loro opposizione e la richiesta di rispetto per i loro diritti.
Critiche alla pianificazione rapida del governo
Rappresentanti dell’Assemblea del Popolo Papuano hanno denunciato la mancanza di consultazioni adeguate nel processo di redazione del piano spaziale regionale. Hanno riferito che si è tenuta solo una consultazione pubblica prima della finalizzazione del piano, ma che non ha coinvolto adeguatamente tutte le parti interessate. Secondo loro, dovrebbero esserci state almeno altre tre consultazioni pubbliche data l’importanza della questione dei terreni tradizionali.
Il governo, dal canto suo, ha affermato che il piano è stato redatto secondo le procedure stabilite e che ha incorporato considerazioni socio-culturali. Tuttavia, gli attivisti contestano tali affermazioni, evidenziando come le affermazioni del governo suggeriscano un’interpretazione coloniale della terra papuana, definendola come “terra vuota” priva di proprietari. Questo approccio ignora l’esistenza e i diritti delle comunità indigene e rischia di ripetere disastri ecologici simili a quelli già sperimentati in altre aree dell’Indonesia.
Le conseguenze di tali azioni sono già visibili: fino a ottobre 2025, il progetto della food estate ha portato alla deforestazione di 5.934 ettari, mentre un altro progetto di piantagione lì ha già disboscato 15.643 ettari. Le comunità indigene chiedono che il governo fermi i progetti che compromettono i diritti delle persone e dell’ambiente, insistere sull’importanza di una pianificazione inclusiva e giusta.
In sintesi, questa situazione a Papua è un chiaro esempio della tensione tra sviluppo agricolo e diritti delle popolazioni indigene. È essenziale che le voci delle comunità locali siano ascoltate e rispettate nel processo decisionale, per garantire uno sviluppo sostenibile e giusto per tutti.
Fonti ufficiali:
– Pusaka
– WALHI (Forum indonesiano per l’ambiente)
– Assemblea del Popolo Papuano (MRP)
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