La vicenda dei bradipi in Florida
Le autorità della Florida hanno chiuso un’inchiesta su una startup controversa che ha destato molte preoccupazioni per la salute degli animali. Decine di bradipi, catturati in natura e importati dal Sud America per scopi turistici, sono morti dopo l’apertura della struttura Sloth World.
L’ufficio dello sceriffo della contea di Orange (OCSO) ha avviato un’investigazione a seguito della chiusura del parco, avvenuta lo scorso aprile. Il 19 agosto scorso, l’OCSO ha pubblicato i risultati delle indagini, con l’ispettore Aaron Bennet che ha affermato che le 57 morti “sembrano correlate a un incidente di salute animale multifattoriale, piuttosto che a un comportamento criminale o a una cura inadeguata.”
Le indagini e le testimonianze
Nell’ambito dell’inchiesta, Bennet ha intervistato 20 testimoni, tra cui amministratori della Sloth World, ex lavoratori e veterinari dello Zoo e Giardino Botanico della Florida Centrale, dove ora vivono i bradipi sopravvissuti. Ben Agresta, proprietario di Sloth World, aveva dichiarato a un-media locale che “abbiamo perso bradipi che avevano un virus con pochi sintomi, praticamente non rilevabile anche dopo l’autopsia.”
Tuttavia, il rapporto dell’OCSO ha messo in luce che molti veterinari hanno riscontrato condizioni di salute estremamente precarie nei bradipi: disidratati, malnutriti e scheletrici. Il dottor Adam Stern, patologo veterinario forense, ha osservato che “i risultati patologici rivelano un modello costante di malattie che colpiscono più sistemi organici.”
Le autopsie hanno rivelato la presenza di diversi virus, una scoperta non sorprendente, dato che il 70-80% dei bradipi in natura porta vari virus. Tuttavia, sono state riscontrate lesioni nei sistemi respiratorio, gastrointestinale, immunitario e neurologico. Tra i problemi più comuni c’erano polmonite, esaurimento del midollo osseo e degenerazione del cervello e del midollo spinale.
Stern ha aggiunto che lo stress cronico ha probabilmente contribuito al veloce declino della salute degli animali. Questi bradipi a due e tre dita sono stati catturati in natura e spediti dalla Guyana e dal Perù, esponendoli a rumori diversi, variazioni di luce, cibo e ambienti sovraffollati — tutti fattori di stress “che possono sopprimere la funzione immunitaria e aumentare la suscettibilità alle malattie infettive”, ha sottolineato il rapporto dell’OCSO.
Peter Bandre, incaricato della cura e dell’importazione degli animali, ha riferito che due bradipi erano già morti al momento dell’arrivo in Florida. Inoltre, il patologo John Roberts ha spiegato che “i bradipi hanno una dieta specializzata e se escono da quella dieta, rischiano carenze di minerali,” in particolare di rame. Ha aggiunto che gli animali “erano già ammalati” e che “il cibo che gli veniva dato li stava uccidendo.”
Una ex custode di Sloth World, Rebecca Lynn Restrepo, ha sollevato preoccupazioni riguardo alle cure e all’alimentazione fornite ai bradipi, sostenendo che i proprietari della struttura “non avevano le conoscenze e l’esperienza necessarie per gestire un numero così elevato di animali,” ma ha anche affermato che non avevano “trascurato o abusato intenzionalmente dei bradipi.”
Rebecca Cliffe, fondatrice e direttrice della Sloth Conservation Foundation in Costa Rica, ha dichiarato a Mongabay che se questa non fosse stata un’azione criminale, significa che le leggi a tutela degli animali non sono abbastanza rigorose, “perché non dovrebbe essere possibile una mortalità così elevata di bradipi.”
Ha inoltre evidenziato che Sloth World ha pagato per rimuovere i bradipi dalla natura, il che ha portato alla morte di almeno 57 esemplari. La situazione ha sollevato accese discussioni sulla gestione e protezione della fauna selvatica, ponendo interrogativi sul trattamento riservato agli animali in strutture che operano per attrarre i turisti.
In conclusione, questo caso ha riacceso il dibattito sull’etica legata al turismo negli zoo e sulle pratiche di cura degli animali selvatici. La necessità di normative più severe per garantire la protezione della fauna selvatica è ora più che mai evidente.
Fonte: Mongabay.
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