Inchiesta sul Ponte sullo Stretto, le reazioni e il dibattito politico

L’inchiesta della Procura di Roma su presunti episodi di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito delle attività legate al progetto del Ponte sullo Stretto continua a generare forti reazioni politiche e istituzionali. Sebbene la società Stretto di Messina risulti al momento estranea alle contestazioni, il caso ha acceso lo scontro tra favorevoli e contrari all’opera.

No Ponte: “Ciucci si dimetta”

Dai movimenti contrari all’opera arrivano richieste nette di responsabilità politica. Per l’associazione Invece del Ponte, la sola estraneità della società non sarebbe sufficiente a chiudere la vicenda.

«Se per aggirare la paralisi si tenta la corruzione, il quadro si fa fosco», si legge nella nota, in cui si sottolinea come chi guida un’azienda pubblica che non avrebbe raggiunto gli obiettivi prefissati dovrebbe «fare un’unica cosa: dimettersi».

Una posizione condivisa anche da diversi esponenti del fronte No Ponte, che da anni contestano la realizzazione dell’infrastruttura.

Accorinti: “Opera inutile, servono alternative per lo Stretto”


Tra le voci più critiche torna quella dell’ex sindaco di Messina Renato Accorinti, storico attivista del movimento No Ponte. Pur invitando alla prudenza in attesa degli accertamenti giudiziari, Accorinti parla di un quadro che confermerebbe “dubbi storici” sull’opera.

Secondo l’ex primo cittadino, il progetto rappresenterebbe un intervento “sovradimensionato e inutile”, mentre le priorità per la mobilità nello Stretto sarebbero altre: potenziamento degli aliscafi e delle navi di ultima generazione per ridurre i tempi di attraversamento.

Accorinti auspica inoltre la chiusura della società Stretto di Messina e un cambio di approccio nelle politiche infrastrutturali per Sicilia e Calabria.

Sturniolo: “Sistema che rischia di sprecare risorse pubbliche”

Sulla stessa linea anche Gino Sturniolo, esponente dell’assemblea No Ponte, che pur senza commentare direttamente l’inchiesta giudiziaria sottolinea le criticità strutturali del progetto.

Secondo Sturniolo, il Ponte sullo Stretto si inserirebbe in un sistema che rischia di trasformarsi in uno “strumento di spreco di risorse pubbliche”, indipendentemente dalla sua effettiva realizzazione.

L’attivista richiama anche le osservazioni della Corte dei Conti, che avrebbe evidenziato incongruenze legate al riutilizzo di vecchi contratti e progetti considerati non più attuali rispetto al contesto economico e tecnico.

Le difese: “Nessun coinvolgimento e accuse infondate”


Sul fronte opposto arrivano le prese di posizione di chi respinge ogni ipotesi di coinvolgimento. L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ribadisce l’estraneità della società rispetto all’indagine, chiedendo di non trarre conclusioni affrettate.

Anche l’avvocato Giacomo Saccomanno, coinvolto nelle attività investigative attraverso perquisizioni e sequestri di materiale informatico, respinge ogni accusa. «Non ho fatto assolutamente nulla», ha dichiarato, definendo la ricostruzione “completamente erronea” e annunciando la volontà di chiarire la propria posizione davanti agli inquirenti.

Basile: “Serve chiarezza, ma no a processi mediatici”

Interviene anche il sindaco di Messina Federico Basile, che invita alla prudenza e al rispetto del lavoro della magistratura. Il primo cittadino sottolinea la necessità di evitare “conclusioni affrettate” e ribadisce che le indagini devono essere verificate nelle sedi competenti.

Allo stesso tempo, Basile evidenzia l’importanza del progetto per il territorio, definendo il Ponte sullo Stretto un’opera strategica per Messina, la Sicilia e il Mezzogiorno, ma solo se accompagnata da trasparenza e legalità. In attesa degli sviluppi giudiziari, il caso continua a polarizzare il dibattito pubblico. Tra richieste di dimissioni, difese istituzionali e inviti alla cautela, il Ponte sullo Stretto si conferma non solo un progetto infrastrutturale, ma anche un tema politico e simbolico al centro di un confronto sempre più acceso.

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