Il pesce damigella delle Galápagos è estinto? Scopri la verità sulla sua situazione.

La Scomparsa del Pesce Damselfish delle Galápagos

Un tempo comune nei fondali marini delle Galápagos, il pesce damselfish (Azurina eupalama) non è più stato avvistato dal 1983, alimentando il dubbio sulla sua esistenza. Uno studio recente condotto da Jack Stein Grove e colleghi avanza l’ipotesi che possa essere già estinto, basandosi su decenni di ricerche infruttuose e raccolte di dati storici. La sua scomparsa è collegata al forte El Niño del 1982-83, che ha compromesso i cicli nutrizionali e le reti alimentari delle isole. Questo caso mette in luce come anche gli ecosistemi marini noti possano perdere specie silenziosamente, con il declino che diventa evidente solo in retrospettiva.

Un piccolo pesce blu-grigio che un tempo si radunava in banchi lungo le coste rocciose delle Galápagos ora è al centro di una domanda cruciale: è già scomparso?


Un Eco-Sistema Sottile

Il pesce damselfish delle Galápagos non è stato registrato dal 1983. Prima di questo, era stato regolarmente avvistato. Esemplari erano stati raccolti da molte delle principali spedizioni scientifiche nell’arco del XX secolo, e i subacquei potevano attenderne la presenza in diversi siti. La sua scomparsa ha dunque attirato l’attenzione non solo per la sua drammaticità, ma anche per la rapidità con cui si è verificata.

Un articolo recente di Grove e Benjamin Victor riesamina le prove e conclude che la specie è probabilmente estinta. Pubblicato nel Journal of the Ocean Science Foundation, il documento riunisce registrazioni storiche, contesto ecologico e decenni di ricerche infruttuose, sostenendo che l’assenza del pesce non può più essere giustificata come una semplice svista.


Il tempismo indica un evento specifico. L’ultima osservazione confermata risale al periodo successivo all’El Niño del 1982-83, uno dei più intensi di sempre. Durante tali eventi, il rinvigorimento di acque fredde e nutrienti che sostiene l’ecosistema marino delle Galápagos si indebolisce o si ferma. Acque più calde e meno produttive si diffondono attraverso l’arcipelago, riducendo la disponibilità di plancton e interrompendo le catene alimentari.

Per una specie come il pesce damselfish delle Galápagos, questo avrebbe avuto conseguenze devastanti. Era un planktivoro obbligato, dipendente da un costante rifornimento di organismi microscopici che prosperano in condizioni di normale suzione. Inoltre, occupava un raggio ecologico ristretto, confinato a coste poco profonde e scoperte, assente dagli habitat continentali. Queste caratteristiche, secondo gli autori, lo hanno reso mal equipaggiato per resistere a cambiamenti ambientali prolungati.

L’evento del 1982-83 non ha colpito tutte le specie allo stesso modo. Alcuni pesci tropicali si sono espansi verso le isole durante le condizioni più calde, mentre altri hanno subito un declino per poi recuperare. Le strutture dei coralli, tuttavia, sono state gravemente danneggiate, con mortalità dei coralli e perdita di habitat a lungo termine documentate in tutto l’arcipelago. Il damselfish sembra essersi trovato in una categoria ristretta: una specie sia geograficamente limitata che adattata a acque più fresche, incapace di spostarsi o ri-colonizzare una volta che le condizioni sono peggiorate.


Quello che ne è seguito non è stata trascuratezza, ma attenzione continua. Le Galápagos sono tra gli ambienti marini più intensamente studiati al mondo. Richiamano scienziati professionisti, fotografi subacquei e guide naturalistiche esperte, molti dei quali documentano regolarmente specie rare o transitorie. Inoltre, spedizioni mirate hanno cercato pesci poco conosciuti o assenti, inclusi recenti sondaggi che hanno prodotto migliaia di immagini subacquee. Nessuna di queste ha confermato la presenza del damselfish.

Questa assenza pesa. La specie non era né criptica né confinata a profondità inaccessibili. Si trovava in acque chiare e poco profonde, spesso in gruppi. La sua visibilità precedente rende la sua attuale invisibilità difficile da attribuire al caso.


Nonostante ciò, la definizione di estinzione rimane cauta. I pesci marini raramente vengono dichiarati estinti con certezza, in parte a causa delle loro strategie di dispersione. La maggior parte delle specie ha una fase larvale pelagica che consente la ri-colonizzazione su grandi distanze, riducendo la probabilità di una perdita permanente. Il damselfish delle Galápagos era più limitato. La sua distribuzione era confinata all’arcipelago, con una possibile ma non confermata registrazione dall’Isola Cocos, e la sua nicchia ecologica sembra essere stata ristretta.

Il caso è quindi insolito, sebbene non senza precedenti. L’articolo lo colloca accanto a un piccolo numero di altre estinzioni sospettate di pesci marini, molte delle quali rimangono irrisolte o contestate. Ciò che distingue questo caso è la combinazione di abbondanza storica, documentazione estesa e assenza prolungata in un ambiente ben studiato.


Esiste ancora la possibilità residua che la specie persista non rilevata. Gli autori citano tecniche emergenti, in particolare il campionamento del DNA ambientale, che può identificare specie a partire da materiale genetico traccia presente nell’acqua di mare. Sondaggi pianificati mirati verso siti storici potrebbero ancora fornire evidenza in un verso o nell’altro.

Fino ad allora, il pesce damselfish delle Galápagos occupa una posizione ambigua: presente nei registri, assente nella realtà. La sua probabile scomparsa non altera la struttura più ampia dell’ecosistema marino delle isole, che rimane diversificato e relativamente intatto. Tuttavia, la sua sparizione riduce la diversità di un ambiente che è difficile percepire senza attenzione.

La questione dell’estinzione negli oceani è spesso discussa in termini aggregati, come una questione di biomassa in calo o spostamento di aree. La perdita di una singola specie localizzata ha un significato differente. È specifica, contenuta e facilmente trascurata. In questo caso, è anche ben documentata. E questo, forse, è ciò che rende difficile ignorarla.

Fonti:
– Journal of the Ocean Science Foundation
– NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)

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Luigi Salemi: