Dopo mesi segnati dalla siccità, il lago di Pergusa, unico bacino naturale della Sicilia, torna a mostrare un volto più rassicurante. Le piogge incessanti portate dal ciclone Harry nei giorni scorsi hanno permesso al livello dell’acqua di risalire sensibilmente, restituendo al lago una condizione di quasi piena. Un evento importante per l’ecosistema della riserva ennese, duramente provato negli ultimi anni dai cambiamenti climatici.
Il maltempo che ha interessato l’area, accompagnato da venti superiori ai 90 chilometri orari, ha avuto caratteristiche particolari: piogge costanti ma non violente, capaci di favorire l’assorbimento dell’acqua nel terreno senza provocare danni o smottamenti. Proprio questa continuità ha consentito alle falde sotterranee di ricaricarsi gradualmente.
Un bacino che vive solo di pioggia
Il lago di Pergusa è un ecosistema fragile e particolare. A differenza di molti altri bacini, non possiede né immissari né emissari: si alimenta esclusivamente grazie alle precipitazioni. A spiegare il fenomeno è Antonio Aveni, responsabile del servizio di gestione della riserva naturale.
«La pioggia che è caduta incessantemente ha avvantaggiato le falde del lago – spiega – perché l’acqua ha avuto tutto il tempo di infiltrarsi nel terreno e di ingrossare le riserve sotterranee. È questo che ha reso il lago di nuovo prospero». A favorire il recupero ha contribuito anche la recente pulizia dei canali di adduzione da parte della Provincia, che ha migliorato il deflusso delle acque piovane verso il bacino.
Grazie a questi fattori, il livello idrico è aumentato in modo significativo, offrendo un segnale positivo dopo anni di preoccupazioni legate alla progressiva riduzione delle riserve.
Il ritorno degli uccelli migratori
Con l’aumento dell’acqua, a partire dalla vigilia di Capodanno, il lago ha registrato anche il ritorno di alcune specie migratorie. Un piccolo gruppo di anatre e qualche fenicottero ha ricominciato a frequentare l’area, attirato dalle nuove condizioni ambientali.
Si tratta però, secondo gli esperti, di una presenza ancora limitata rispetto al passato. Negli inverni precedenti, infatti, il bacino ospitava una fauna molto più ricca e variegata. La ripresa, seppur incoraggiante, resta quindi parziale.
Un ecosistema ancora fragile
Nonostante il recupero del livello dell’acqua, la situazione ecologica del lago rimane delicata. Gli specialisti segnalano che, a causa della lunga siccità, molte comunità biologiche non si sono ancora riprese. In particolare, anfibi e uccelli limicoli risultano ancora poco presenti.
Preoccupa anche lo stato della vegetazione acquatica e delle popolazioni algali, ormai fortemente ridotte. Un caso emblematico è quello della Chara canescens, una delle piante acquatiche più importanti della regione, della quale oggi si conosce poco lo stato di salute.
Biologi ed ecologi continuano a monitorare costantemente la biodiversità del lago per valutare se le recenti piogge potranno favorire una vera rigenerazione degli habitat naturali.
Le speranze per le riserve idriche regionali
Il recupero di Pergusa rappresenta anche un segnale positivo per l’intero sistema idrico siciliano. I tecnici dell’Autorità di bacino auspicano che le nuove precipitazioni possano contribuire ad aumentare le scorte degli invasi regionali, soprattutto nelle province centrali e meridionali.
Da questi bacini dipende gran parte dell’agricoltura siciliana e l’approvvigionamento idrico di numerose comunità. Un rafforzamento delle riserve è dunque fondamentale per affrontare i prossimi mesi, ancora segnati dall’incertezza climatica.
Lo spettacolo dei fenicotteri rosa
Già nei mesi scorsi, il lago aveva attirato l’attenzione per la presenza di un nuovo stormo di fenicotteri rosa. A dicembre 2025 se ne contavano circa quaranta, immortalati dal fotografo Vincenzo Pipitone. Le immagini, diffuse sui social e su YouTube, avevano fatto il giro della Sicilia.
Secondo Aveni, i primi esemplari erano arrivati nel 2023, ma negli anni il fenomeno è cresciuto progressivamente. «Non escludiamo che in futuro Pergusa possa diventare un loro habitat stabile», ha spiegato.
Un lago sempre più simile a una laguna
Il cambiamento climatico ha modificato profondamente le caratteristiche del bacino. In passato, il punto di massima profondità raggiungeva i due metri e mezzo, mentre oggi si aggira intorno al metro e venti. Questo abbassamento ha trasformato il lago in un ambiente sempre più simile a una laguna.
«Quando l’acqua si ritira – sottolinea Aveni – aumenta la salinità e cambiano le condizioni microbiologiche. Sono fattori che favoriscono specie come i fenicotteri, che prediligono acque basse e salmastre». Per questo motivo, Pergusa è diventato un luogo sempre più attrattivo per questi eleganti uccelli.
Tra rinascita e futuro incerto
Il ritorno dell’acqua al lago di Pergusa rappresenta una boccata d’ossigeno per uno degli ecosistemi più preziosi della Sicilia. Tuttavia, la ripresa non può ancora dirsi completa. Gli effetti della siccità e del riscaldamento globale continuano a farsi sentire, mettendo a rischio l’equilibrio naturale del bacino.
Le recenti piogge hanno dimostrato che una rinascita è possibile, ma solo attraverso una gestione attenta, monitoraggi costanti e politiche ambientali mirate sarà possibile garantire un futuro stabile al lago. Pergusa resta così un simbolo della fragilità, ma anche della resilienza, del patrimonio naturale siciliano.