Il gambero mantide vede un mondo che noi non possiamo percepire
Gli occhi degli stomatopodi possono contenere numerosi tipi di recettori sensibili a diverse lunghezze d’onda. Alcune specie sono in grado di rilevare anche la luce polarizzata, cioè luce le cui onde oscillano secondo un orientamento particolare.
La polarizzazione può fornire informazioni utili nell’ambiente acquatico, per esempio aiutando a distinguere segnali e superfici che riflettono la luce in modi differenti. Per gli esseri umani è un fenomeno difficile da percepire senza strumenti specifici, anche se può essere sfruttato da alcuni dispositivi ottici.
È però fuorviante dire semplicemente che il gambero mantide vede tutto meglio di noi o che possiede necessariamente una visione più dettagliata dei colori. Il suo apparato visivo è specializzato in modi differenti: avere più tipi di recettori non significa automaticamente distinguere ogni tonalità con maggiore precisione.
Le diverse specie, inoltre, non hanno tutte identiche capacità. Le caratteristiche della visione dipendono dalla struttura degli occhi e dall’ecologia di ciascun animale.
Occhi mobili e caccia rapidissima
Gli occhi del gambero mantide sono montati su strutture mobili e possono muoversi in modo indipendente. Questo consente all’animale di esplorare l’ambiente e di raccogliere informazioni visive mentre si trova vicino al fondale o al riparo della barriera corallina.
Alcune specie utilizzano appendici specializzate per rompere gusci o colpire prede; altre afferrano gli organismi con movimenti rapidi. Il sistema di caccia varia, ma in ogni caso la combinazione di percezione sensoriale e velocità è essenziale.
La ricerca su questi crostacei interessa anche la tecnologia: comprendere come rilevano la polarizzazione e come elaborano segnali visivi potrebbe ispirare sensori utilizzati in applicazioni scientifiche e industriali. Si tratta di un campo di studio, non della prova che un dispositivo artificiale possa riprodurre facilmente l’intero sistema biologico.
Il gambero mantide dimostra che non esiste un solo modo di vedere il mondo. La nostra esperienza visiva è soltanto una delle tante soluzioni sviluppate dall’evoluzione. Sotto la superficie del mare, un piccolo crostaceo esplora la luce attraverso un sistema sensoriale che gli esseri umani stanno ancora cercando di comprendere fino in fondo.
