Il drago blu degli oceani: il piccolo mollusco che ruba il veleno alle sue prede
La particolarità più incredibile riguarda il modo in cui utilizza le cellule urticanti delle prede.
Alcuni organismi marini possiedono cellule specializzate, chiamate nematocisti, capaci di liberare strutture pungenti e sostanze tossiche. Il drago blu riesce a ingerire queste cellule senza essere danneggiato e a conservarle in apposite strutture del proprio corpo, chiamate cnidosacchi.
In questo modo può riutilizzarle come sistema di difesa contro eventuali aggressori.
Non produce quindi autonomamente tutte le sostanze urticanti di cui dispone, ma sfrutta quelle sottratte agli organismi di cui si alimenta. Una strategia conosciuta come cleptocnidia.
La ricerca scientifica sta ancora approfondendo il funzionamento di questo sistema e il ruolo delle diverse strutture anatomiche coinvolte.
Il drago blu è un esempio straordinario di adattamento evolutivo. La sua bellezza, però, non deve ingannare: può provocare punture dolorose anche nell’uomo. Per questo motivo non va mai toccato, nemmeno quando viene trasportato dalle correnti fino alle spiagge.
