Crescita Esponenziale del Settore Minerario in Nicaragua
Secondo una ricerca condotta dal gruppo indigeno Wangki, le concessioni minerarie stanno progressivamente invadendo aree protette e territori di comunità indigene e afrodiscendenti in Nicaragua. Questo fenomeno è il risultato di un boom minerario iniziato nel 2022. Dalla fine degli anni ’90, il Nicaragua ha emesso 213 concessioni minerarie che coprono oltre 2,4 milioni di ettari, corrispondenti a circa il 20% dell’intera superficie della nazione. Di queste, 113 sono state rilasciate solo negli ultimi tre anni. Il governo nicaraguense ha firmato accordi commerciali e modificato regolamenti ambientali per favorire l’espansione del settore, in particolare da parte di aziende cinesi.
Le conseguenze di questa corsa all’oro includono l’inquinamento e la deforestazione, che minacciano le tradizioni ancestrali e rendono difficile la pratica dell’agricoltura di sussistenza, oltre a complicare l’accesso all’acqua potabile pulita. La crescita del settore minerario coincide con l’isolamento economico e politico del Nicaragua, che ha visto un incremento delle sanzioni da parte di Stati Uniti e Canada contro funzionari e istituzioni.
Concessioni e Impatti Ambientali
Critici della situazione affermano che l’espansione delle concessioni minerarie ha gravi ripercussioni sull’ambiente e sulle comunità indigene. Le concessioni hanno iniziato a invadere aree protette e terreni ancestrali, con impatti diretti come inquinamento, deforestazione e spostamento delle popolazioni locali. Carmen Corea-Sánchez, autrice principale del rapporto di Wangki, ha sottolineato che dall’inizio del 2022 si è verificato un boom senza precedenti nel numero di concessioni rilasciate.
Nel corso degli ultimi vent’anni, il settore minerario in Nicaragua si è sviluppato costantemente, con l’oro che è diventato uno dei principali esportatori e un pilastro dell’economia nazionale. Nel 2022, il governo ha nuovamente intensificato gli investimenti dopo la riassunzione al potere di Daniel Ortega nel 2007, attirando investimenti, in gran parte da aziende cinesi, e facilitando la creazione di un numero elevato di concessioni.
Tuttavia, la crescente dipendenza dal settore minerario ha creato un ambiente di incertezza. Il Ministero dell’Energia e delle Miniere ha riservato quasi 640.000 ettari per future concessioni minerarie, ma ha già superato questa cifra con oltre 685.000 ettari concessi, generando preoccupazioni tra le comunità locali riguardo alla posizione delle future concessioni.
Nel report si evidenzia come almeno 84 delle 213 concessioni siano controllate da aziende cinesi, coprendo più di 1,2 milioni di ettari. L’analisi mette in luce che anche aziende canadesi e britanniche detengono quote significative nel settore. Nonostante le sanzioni americane, gli Stati Uniti rimangono il principale mercato di esportazione per l’oro nicaraguense, seguiti da Canada, Svizzera e altre nazioni.
Nuove Legislazioni e Diritto alla Consultazione
Nel 2023, il governo nicaraguense ha introdotto nuove leggi e accordi commerciali per accelerare l’espansione del settore minerario. Tra queste misure, il National Assembly ha approvato provvedimenti che offrono sgravi fiscali a lungo termine per le aziende minerarie, semplificando anche i permessi ambientali. Recentemente, sono state leggermente modificate le normative sulla conservazione ambientale, permettendo l’estrazione mineraria anche nelle aree protette.
La ricerca ha rivelato che, dal 2023 in poi, 10 blocchi di concessione sono stati rilasciati all’interno delle aree protette, compromettendo la funzione di conservazione di questi spazi. Alcune aree, come la Riserva della Biosfera di Bosawás, hanno visto concessioni rilasciate su terreni che una volta erano protetti.
Anche i diritti delle comunità indigene stanno subendo gravi violazioni. È stato riscontrato che 32 delle concessioni minerarie non hanno registrato alcuna consultazione con le comunità locali, violando il principio di consenso libero, preventivo e informato (FPIC).
“I popoli indigeni vivono in condizioni precarie, e le loro terre sono state sottratte e contaminate”, afferma Yakal Siksa, un membro della comunità indigena Yulu. “Sono diventati completamente vulnerabili.”
Compendiando i numeri, il report di Wangki sottolinea un’emergente crisi di governance ambientale, dove l’interesse commerciale prevale su quello della conservazione e dei diritti umani.
Fonti
- Wangki Indigenous Group Research Report
- Central Bank of Nicaragua Statistics
- Mongabay Analysis
Per approfondire, visita il sito ufficiale di Mongabay per ulteriori articoli di conservazione e attualità ambientali.
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