Il avvoltoio dalla coda bianca torna in un santuario cambogiano dopo dieci anni.

Per la prima volta in dieci anni, un avvoltoio dal ventre bianco, una specie gravemente in pericolo di estinzione, è stato avvistato nel Santuario Faunistico di Lomphat, in Cambogia. Questo importante traguardo nella conservazione della fauna selvatica si verifica in un contesto di crescenti minacce derivanti da operazioni minerarie e progetti di dighe idroelettriche.

Avvistamenti significativi nel Santuario Faunistico di Lomphat

Durante un censimento condotto nel giugno 2026, gli studiosi hanno registrato la presenza dell’avvoltoio dal ventre bianco (Gyps bengalensis) presso una stazione di alimentazione supplementare, conosciuta come “ristorante per avvoltoi”, gestita dall’ONG NatureLife Cambodia. Il censimento ha inoltre confermato la presenza di cinque avvoltoi dal capo rosso (Sarcogyps calvus), tra cui due giovani esemplari, segno di una riproduzione riuscita all’interno del santuario.


“Il ritorno dell’avvoltoio dal ventre bianco dimostra che i nostri sforzi di conservazione stanno dando i loro frutti, migliorando le condizioni del suo habitat e garantendo una fonte di cibo affidabile,” ha dichiarato Bou Vorsak, CEO di NatureLife Cambodia, come riportato dai media locali.

Minacce emergenti al Santuario Faunistico

Nonostante i successi, la situazione all’interno della zona protetta Veal Kambor Community Protected Area (CPA) si fa critica. Questa area è stata concepita per equilibrare le esigenze delle comunità locali con la gestione forestale, ma attualmente è minacciata da interessi industriali. Secondo un report precedente di Mongabay, dalla fine del 2020, il governo cambogiano ha concesso almeno cinque concessioni minerarie a società operanti in aree protette, direttamente collegate al Santuario di Lomphat.

Immagini satellitari e informatori sul campo confermano che aziende come la CHHC Investment Co. stanno continuando l’estrazione di marmo in zone di conservazione, nonostante le licenze per tali attività siano scadute nel 2022. I residenti locali hanno ricevuto diritti di gestione delle risorse per 15 anni, ma hanno riferito di aver perso accesso ai terreni per la coltivazione del riso e alle foreste, senza alcun tipo di indennizzo.


Oltre alle operazioni minerarie, si profila un’altra grande minaccia: la costruzione della diga idroelettrica Lower Srepok 3, progettata per avere una capacità di 376 megawatt nel nord-est della Cambogia. Se il progetto andrà avanti, il relativo bacino allagherà una zona centrale del santuario, sommergeerà la Veal Kambor CPA e inonderà aree attualmente protette tramite un progetto di crediti di carbonio REDD+, mettendo in serio pericolo questo ecosistema fragile.

Oltre ai problemi causati dalle operazioni minerarie e dalle dighe idroelettriche, il santuario di 356.087 ettari ha storicamente affrontato minacce dovute alla sua foresta, facilmente accessibile dai disboscatori. Negli anni 2010, il governo ha concesso almeno sei concessioni di terra all’interno dell’area protetta, estendendosi su oltre 47.500 ettari, per piantagioni di gomma e olio di palma, accelerando così la degradazione dell’habitat.

Il Santuario Faunistico di Lomphat si trova in una situazione precaria, messa a rischio non solo dalla perdita di habitat e dalla diminuzione delle specie, ma anche da questione sociale ed economica per le comunità locali. La necessità di bilanciare la conservazione della natura e gli interessi economici è una sfida sempre più urgente.

Fonti ufficiali: NatureLife Cambodia, Mongabay. Ultima verifica: 2023.

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Luigi Salemi: